Intervista a Marco Peano

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Se il buongiorno si vede dal mattino, allora questi primi mesi dell’anno sono stati per me un bell’inizio di giornata per quanto riguarda la lettura. Ci sono segnali che mi fanno sperare che non tutto sia perduto e che l’attenzione degli editori non ricada solo su quegli autori o autrici che si sono affannati a scrivere libri cavalcando l’onda del genere commerciale più in voga al momento. I libri sono punti di vista da prendere molto sul serio e il panorama di giovani autori impegnati a portare avanti argomenti per cui valga la pena leggere e discutere ce ne sono. Marco Peano è uno di essi e ho preso al volo l’occasione di scoprire la sua scrittura e così fargli qualche domanda sulla sua scrittura.




Con il tuo romanzo L'invenzione della madre hai affrontato un argomento molto doloroso e lo hai fatto in modo egregio, senza concedere sconti, eppure evitando di eccedere nella descrizione di una malattia come il cancro, che quando cammina sul corpo va veloce. Piuttosto che  nominare la parola cancro, si usano sinonimi ormai diventati di uso comune e questo è uno dei pensieri espressi nel libro, come se il non dire aiutasse a scongiurare la malattia o a debellarla. Qual è il tuo pensiero?
Il non dire, il negare, il tacere, sono tutti espedienti che solo in apparenza aiutano la persona malata o chi le sta accanto. Nel mio romanzo a un certo punto prendo in prestito una scena dal film La stanza del figlio: Nanni Moretti è uno psicoanalista, e un suo paziente malato di cancro gli dice che il "pensiero positivo" può aiutare a guarire. Purtroppo non è vero, o almeno non è sufficiente. Ma sapere con precisione la forma del proprio o altrui male, nominare con le parole esatte la malattia – è uno dei modi utili per affrontare il cammino con maggiore lucidità.


Mattia non ha solo un forte legame con la madre. Vi risulta saldamente incatenato. Non vuole, mentre potrebbe e dovrebbe, liberarsi del dolore, trattenuto anche dopo la morte della donna. Sembra quasi che la sua volontà di preservare il malessere lo renda felice...
Anche questo è un atteggiamento psicologico molto comune: se continuo a soffrire mi illudo di poter alimentare il rapporto fra me e chi non c'è più. Trattando il mio romanzo di un rapporto madre-figlio, la mia intenzione era quella di esplorare il confronto – in una situazione limite come quella data dalla fine di una vita – fra chi ha generato e chi è stato generato. Però il mio protagonista è come se, rimanendo ancorato all'idea della madre, neghi paradossalmente il materno: non cresce, rimane bloccato. È nell'accettazione dell'addio che risiede la maturità di Mattia.


In questo romanzo c'è una grande assente: la fede in un dio. La breve apparizione del prete è vista come un momento fastidioso. Tu credi che la religione, in questi casi, sia una sorta di ostacolo al percorso di ricostruzione di quanti restano, dopo la morte di un proprio caro?
In realtà la presenza del prete non è vista come un momento fastidioso, o perlomeno: Mattia, nei giorni precedenti al funerale – così come quelli in cui la madre era ancora viva – è infastidito in maniera uguale da chiunque. Tutte le persone che fanno visita alla madre non conoscono fino in fondo il dolore di quella famiglia, di quel lutto: ed egoisticamente questo aspetto per il mio protagonista è inaccettabile. Penso che la fede possa essere un appiglio importante, ma quando non c'è ciascuno elabora la propria religione.


Ciò che Mattia compie mi ha ricordato la costruzione di quelle piccole capsule del tempo in voga anni fa. Le persone seppellivano oggetti per avere un ricordo nel futuro. Ci ho preso?
A essere sincero non ci avevo pensato, ma mi incuriosisce molto questa chiave di lettura. Ogni perdita lascia degli oggetti, o dei ricordi, stratificati nei luoghi fisici o dentro di sé. E ogni perdita fa sì che quegli oggetti-ricordi possano essere un'arma a doppio taglio: non sempre si vuole ricordare.


Un pensiero alla figura del padre di Mattia: in ombra, in questa storia, come se fosse meno importante. Sembra quasi che il suo dolore sia stato meno forte e che l’uomo abbia subito superato la perdita. Azzardo poi un paragone con la Sacra Famiglia. Penso a Giuseppe, tenuto in disparte o di cui si parla poco, mentre in Mattia e sua madre ci vedo Gesù con la Madonna...
Il paragone è effettivamente azzardato, soprattutto considerando l'ambiente di laicità di cui parlavamo prima. Però è vero che disseminati qua e là nel corso del romanzo – seppur cambiati di significato – si ritrovino alcuni elementi cristologici: la morte della madre, con intorno tutti i comprimari, è accostata alle immagini della deposizione di Gesù. La figura del padre di Mattia incarna invece un dolore di cui il figlio non può fare esperienza: una sofferenza diversa, inconoscibile. Ed essendo il romanzo incentrato sul figlio non mi sembrava corretto fare invasione di campo spostando il fuoco narrativo.


Tu credi che la lettura del tuo romanzo possa essere utile a quanti si trovano nella medesima situazione di questa famiglia?
Mi piace pensarlo, e in questi mesi in cui sto accompagnando il libro in incontri pubblici – confrontandomi con molte persone che hanno vissuto o stanno vivendo situazioni simili – mi sembra di capire che un po' sia così.


Leggendo questo libro mi sono chiesto se ho paura di morire. La mia risposta è stata “no”, ma ho paura del dolore che la mia morte potrebbe provocare nei miei cari. Scrivere questo libro ha qualche modo cambiato la tua visione della morte?
Più che scrivendo il libro, il vero cambiamento ha avuto origine negli anni in cui – insieme a mio padre – sono stato accanto a mia madre malata. L'ho accompagnata fino all'ultimo istante della sua vita, e questo mi ha insegnato tantissimo. A conoscere meglio la morte, ma soprattutto a dare un nuovo valore alla vita.


Ti stai occupando di letteratura per una major editoriale italiana. A lavorare coi libri si finisce per diventare scrittori?
Non necessariamente, ma si diventa lettori migliori. E se leggi "meglio" puoi imparare a scrivere con maggior consapevolezza, questo sì.

I libri di Marco Peano

 

 

 

 
 
 
 
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