Intervista a Marco Santagata

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Oltre a essere uno dei massimi esperti della nostra storia letteraria – memorabili soprattutto i suoi studi su Francesco Petrarca, Giacomo Leopardi e Dante Alighieri – a insegnare Letteratura italiana all’Università di Pisa e ad aver fondato l’università online ICON (Italian Culture on the net), Marco Santagata è anche da molti anni un narratore. Romanzi ambientati nel passato prossimo o in quello remoto, ma tutti imperniati sulle emozioni, sulle profondità dell’animo umano, sui sentimenti. Non fanno eccezione le prove narrative in cui racconta aspetti inediti e nascosti di grandi poeti e scrittori del passato, per esempio proprio Dante. Lo abbiamo incontrato in occasione del Pisa Book Festival dove con grande disponibilità ci ha raccontato qualcosa di più.




Nel tuo romanzo Come donna innamorata torni a parlare di Dante. Da cosa nasce l’idea?
Forse da un senso d’insofferenza per i limiti del mestiere del critico letterario. A un certo punto ti vorresti spingere dove con gli strumenti della critica non è possibile spingersi e a quel punto interviene la fantasia e con questa si possono scrivere le cose che non si possono scrivere in un saggio.

Quale sfumatura di Dante prevale nel libro?
Il libro è diviso in due parti, c’è un Dante ancora giovane che racconta la sua vicenda con Beatrice fino alla scrittura della Vita Nova e c’è un Dante più anziano, nel 1314, sconfitto, isolato, che sta scrivendo gli ultimi canti del Purgatorio. Quindi due Dante molto diversi, fotografati in due momenti lontani della vita.

Professore universitario, saggista e curatore di opere su Dante e la Divina Commedia. Quale messaggio vuoi trasmettere in questi libri?
Invitare a leggere Dante, perché potrebbe scatenare delle belle emozioni. La Divina Commedia è molto difficile, ma è un testo che prende come pochi altri.

Stiamo parlando di un autore celebrato in tutto il mondo, ma è anche davvero così conosciuto?
Conosciutissimo. È uno degli autori più tradotti di tutto il mondo, è conosciuto ovunque, in particolar modo nei Paesi anglosassoni, basti pensare che qualcuno negli Stati Uniti è arrivato a dichiarare che l’opera di Dante è un classico della letteratura americana.

Quale aspetto della Firenze medievale che racconti nei tuoi libri resta ancora oggi vivo?
Rimane molto a livello urbanistico di quella Firenze, un aspetto che solitamente i fiorentini ignorano: fanno vedere una tomba finta di Beatrice, la casa di Dante che è un falso dei primi del ‘900. Ma invece la struttura urbanistica di tutto il quartiere, dal Duomo alla piazza, è esattamente quella del tempo di Dante e sono rimaste ancora alcune torri come quella dei Donati, quella della Castagna nella quale lui abitava. Lì si vede benissimo com’era Firenze nel Medioevo.

È davvero così in crisi il mondo editoriale italiano?
Siamo il Paese in cui si legge meno in assoluto, con una curva decrescente. Quelli che leggono di più sono i bambini, man mano che si sale di età la percentuale dei lettori cala, tocca un minimo all’università e sparisce dopo. Evidentemente c’è qualcosa che non torna su come è impostata la scuola, non è capace di affezionare gli utenti ai testi. L’unico settore che funziona è quello dell’editoria infantile, gli altri sono in una crisi nera che non è affatto dovuta alle nuove tecnologie come sostengono alcuni.


I LIBRI DI MARCO SANTAGATA


 

 
 
 
 
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