Intervista a Maria Laura Baccarini

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I mangiatori di libri si riconoscono tra loro... hanno uno strano sguardo negli occhi, un lampo che guizza quando meno te lo aspetti. Nascosti tra la gente, fanno i mestieri più strani. Insospettabili, invisibili, uniti da una passione bruciante, pronti ad annusarsi e abbracciarsi come vecchi amici. Bazzicando la sala prove di un teatro importante per esempio possiamo scovarne una.

Non hai mai nascosto il tuo amore per i libri: da dove nasce?
Nasce dal bisogno di isolarsi, creando un rapporto diretto con due mondi creativi complementari quello dell'autore e, inevitabilmente, il mio... lontano da qualsiasi contaminazione, giudizio, condivisione... è un momento totalmente privato, dove immagini, sensazioni, sono talmente intense e profonde da non poter essere spiegate, neanche volendo. Stare soli col proprio sentire è un grande privilegio ed è un regalo che solo un libro ti può fare.
 

Nel tuo lavoro di attrice ti nutri di parole scritte, che rapporto hai con loro?
Il mio rapporto con le parole scritte è inevitabilmente fisico e mentale. La parola ha un potere segreto e incommensurabile. Il mio mestiere mi stimola sempre a scoprire il pensiero che vi si nasconde dietro o addirittura ad inventarlo. E allora la parola scritta diventa suono, ne prendi possesso, diventa musica ,battito cardiaco, respiro... inventare un personaggio essendo legati alle parole che deve dire è come fare un processo inverso rispetto a quello della natura umana. Andare a ritroso dalla parola verso l'emozione che ti ha spinto a dirla, l'avvenimento che ha generato quell'emozione, la storia che c'è alle spalle di quell'avvenimento... involontariamente un attore scrive nel vento la storia del personaggio che interpreta, ne lascia stralci nell'etere, ma nessuno la leggerà mai.
 

Che rapporto hai con l'oggetto libro?
Con l'oggetto libro ho un rapporto violento: ci sono quelli che lo venerano, lo sfiorano, lo aprono appena per non rovinarlo...un libro che ho letto ha viaggiato con me, risente dei miei cambi di umore, mi ci sono addormentata sopra,forse vi è persino qualche traccia alimentare dal caffè alla pizza. Insomma lascio tracce indelebili che tolgono qualsiasi dubbio sull'identificazione del proprietario!
 

Leggi gli autori in lingua originale?
Le ligue straniere che ho imparato non le ho "studiate"...le ho apprese per amore e per sopravvivenza e rigorosamente a orecchio. La lingua parlata è molto diversa da quella scritta: quando leggo in inglese o in francese sono un po' lenta, deve proprio valerne la pena: dovrei farlo più spesso, però...
 

Tu e Marguerite Duras: colpo di fulmine?
Con la Duras è stato effettivamente un colpo di fulmine... all'inizio non mi spiegavo perchè... forse non me lo domandavo: è vero che quando amiamo non ci facciamo troppe domande sul motivo che ci spinge ad amare, siamo talmente pieni e sazi del nostro amore che non ci importa granchè di comprenderne le ragioni. A distanza di tempo, credo di poter dire che la sua scrittura ha un ritmo che corrisponde esattamente a quello dei miei pensieri. Questo rende i suoi libri qualcosa di assolutamente e perfettamente naturale per me... non c'è sforzo di comprensione, nemmeno quell'attimo più o meno lungo che passa dall'inizio di un libro al momento in cui si entra in connessione con il suo linguaggio e tutto comincia a scorrere. Della Duras posso anche leggere le sette pagine in cui parla di una mosca che sta morendo su una parete in Scrivere senza rendermene conto. Il suo essere costantemente in due vite, il suo modo di osservare il mondo in piccoli dettagli attorno ai quali tutto l'universo sembra schiudersi, il suo tormento, la sua sensualità forte dove uomo e donna sono un unico essere... insomma è un vecchio infinito amore.
 

Qual è il compito di chi scrive oggi?
Il mondo che "vedo", che "tocco" ogni giorno mi invoglia a dimenticare... o forse più esattamente a tentare di ricordare chi siamo veramente, crecando di rimanere saldamente legata a quel ricordo. Io credo che il compito di chi scrive oggi sia soprattutto questo: aiutarci a ricordare chi siamo. Se penso a Giorgio Gaber, per esempio, e a quello che mi ha regalato, basterebbe uno solo di questi incontri per ritrovare il senso di una vita intera. Nel caso del mio incontro con l'opera di Gaber, che fonde linguaggio letterario e rappresentazione carnale e intellettuale della parola scritta, posso affermare che ha riportato in vita quella che ero, prima che le contaminazioni e i condizionamenti della società mi strizzassero il cervello... quando si ha il privilegio di andare a toccare il centro del nostro essere ed è qualcun'altro che ce l'ha ricordato, gli siamo debitori per la vita. Quindi GRAZIE Giorgio!

 
Ultimamente sei alle prese con i versi di Shakespeare, come sta andando?
Una bellissima avventura questa de La dodicesima Notte... la poesia in Shakespeare è "concreta" non è un vezzo, non è mai autocompiacimento, è diretta, sottile, raffinata ma forte di tutti i valori della realtà. Il ruolo che interpreto è Feste il "matto", il buffone... magari i nostri "buffoni" fossero lucidi come lui! Mi diverto tantissimo, anche perchè il regista Armando Pugliese ha istintivamente intuito il ragazzino irriverente che si nasconde - forse non così bene tutto sommato - dentro di me. Il teatro ci dà questo enorme privilegio: poter rappresentare lati del nostro essere che non avremmo mai la forza, la coerenza e soprattutto il coraggio di esprimere.

 

 

 

 
 
 
 
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