Intervista a Marieke Lucas Rijneveld

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Il quotidiano “de Volkskrant” l’ha definita il miglior talento letterario del 2016, il suo romanzo d’esordio è stato un bestseller nei Paesi Bassi ed è in corso di pubblicazione in molti altri Paesi: da noi l’ha pubblicato Nutrimenti. La sua è una scrittura sorprendentemente matura, concreta, toccante. Incontriamo la giovane autrice Marieke Lucas Rijneveld a Più Libri Più Liberi 2019, proprio sotto la Nuvola. Malgrado il poco tempo a disposizione, cogliamo al volo l’occasione per farle qualche domanda sulla sua scrittura.




Il disagio della sera è il tuo romanzo d’esordio. Come è nata la storia che racconti e quanto è durata la stesura del romanzo?
Ci ho messo sei anni a scriverlo e a pensarlo. In realtà non volevo finirlo, scappavo nella storia, mi piaceva rimanerci. La storia è nata con la mia storia, anche mio fratello è morto. Lui aveva dodici anni mentre io ne avevo tre. Nel libro è leggermente diverso, infatti io non volevo scrivere un libro tale e quale, non doveva essere tutta la storia precisa, però ho preso spunto da lì e ogni volta tornavo su questa mia storia personale. Volevo tanto scrivere un libro, ma non sapevo bene come. Dopo cinque, sei anni ho pensato: “ce l’ho!” e l’ho finito.

Sei giovanissima, ma hai già all’attivo diverse raccolte di poesie e un romanzo. Quando hai iniziato a scrivere? Cosa ti ha introdotto alla scrittura?
Ho iniziato alla scuola elementare, ad un’età che in realtà da voi coincide più o meno con le scuole medie. È lì che ho iniziato a scrivere, in particolare dopo aver letto J. K. Rowling e il suo Harry Potter, un libro che per me ha aperto un mondo nuovo, perché sono cresciuta con la Bibbia e leggevamo solo quella. Quindi questo mondo di fantasia ha aperto per me nuovi orizzonti. Già alle scuole medie avevo iniziato a scrivere storie brevi, poi a diciotto o diciannove anni ho iniziato a leggere Jan Wolkers, che è uno scrittore olandese molto importante. È stato soprattutto attraverso queste letture che ho iniziato a lavorare alla prima stesura di questo libro già a quella età. La cosa particolare è che ho ricopiato parola per parola il primo libro di Harry Potter, per dirti quanto mi piaceva! Quello mi ha sicuramente aiutata a lanciarmi.

Una delle immagini probabilmente più incisive del romanzo è il giaccone che Jas Mulder, la protagonista, non vuole più togliere dopo la morte del fratello Matthies. Cosa rappresenta il giaccone? Soprattutto, vorrei chiederti: come pensi ci si possa liberare del giaccone?
Il giaccone rappresenta la paura. Jas (che è il nome della protagonista e in olandese significa anche “giaccone”) ha molta paura di tutto. Ha paura di ammalarsi, ha paura della morte. Ha paura di lasciarsi andare o di lasciar andare le cose. Infatti lei nelle tasche del giaccone tiene di tutto. E anche se stessa, in qualche modo. Il giaccone è una protezione per lei, è come un bozzolo. Ovviamente inizia tutto con la morte del fratello. Certo, sono paure abbastanza tipiche dei bambini, però questo evento le amplifica. Jas ha molta paura anche di Dio, che per lei può governare e regolare tutto quanto. Penso che ci si potrebbe liberare dal giaccone se solo si parlasse di più in famiglia. Il vero problema nel libro è che non si parla, quindi Jas tiene le sue paure. Perché senza parlare non si può davvero capire.

Hai qualche abitudine particolare che ti aiuta a scrivere, qualche vezzo?
Mi piace scrivere in pigiama. Mi piace scrivere addirittura nel letto la mattina presto. Un po’ perché mi ricorda il bambino che non deve andare a scuola, ma soprattutto perché ancora non ho visto il mondo, è ancora tutto bianco come una pagina vuota e riesco a scrivere meglio. Mi piace scrivere la mattina e la sera, che di solito sono i momenti più silenziosi. Bevo molto tè, perché mi piace e poi ho letto che è provato che fa bene al cervello e stimola la scrittura.

I LIBRI DI MARIEKE LUCAS RIJNEVELD



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