Intervista a Mark Strand

Mark Strand
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Abbiamo inseguito a lungo Mark Strand, uno dei maggiori poeti del nostro tempo. Più e più volte la possibilità di intervistarlo in esclusiva è sembrata materializzarsi (magari per un suo giro di conferenze qui in Italia) per poi svanire, in un'altalena frustrante di speranze e delusioni. Alla fine ce l'abbiamo fatta, Mark ci ha fatti contenti con una graditissima mail da New York. Ironia e disillusione - componenti essenziali della sua poesia - trovano spazio anche nel tono pacato e riflessivo delle sue risposte.
Il titolo del tuo Il monumento avrebbe potuto essere Il testamento, perché sembra un messaggio perduto, inconoscibile per l'uomo contemporaneo. Quale messaggio, esattamente?
Ho scritto quel libro così tanto tempo fa che non lo ricordo, il messaggio. Ma ricordo che volevo rendere omaggio alla poesia di Whitman "Canto di me stesso", scrivendo in 52 sezioni come aveva fatto lui nel suo sublime poema. Le mie sezioni però erano in prosa, e molto brevi. Sono non autosufficiente dalle citazioni di altri poeti, lo ammetto.
 

 

Da dove viene l'amaro disincanto che è la cifra della tua poesia?
Dai miei geni.


Emozioni e sentimenti possono salvare un mondo che vive la sua ora più buia?
Non lo so. Fino a oggi non hanno fatto un buon lavoro. D'altra parte, sembriamo sopravvivere a una catastrofe solo per ritrovarci vittime della successiva. E sono proprio le nostre emozioni e i nostri sentimenti che hanno contribuito a renderci vittime, c'è qualcosa di molto circolare in questo.


Cosa significa per un poeta diventare un poeta di successo?
Non so se esista un poeta che possa definirsi "di successo", non credo che il successo poetico possa essere misurato. Uno scrive poesie che qualcuno trova bellissime e qualcun altro bruttissime, ma questo non ha molto a che fare con il successo. Vincere premi per molti significa avere successo: ma ogni uomo ragionevole sa che i premi spesso vengono concessi a dei perfetti idioti: guarda solo alla storia del Premio Nobel. Pensa a quanti grandi scrittori non l'hanno mai vinto. Sono dei falliti per questo?


Provi lo stesso amore per la Poesia e per le Arti visive?
Provo amore per entrambe. Mi chiedo piuttosto quale delle due ama di più me.


L'Italia ha una gloriosa tradizione poetica, eppure oggi ben pochi lettori acquistano libri di Poesia. Come spieghi questa contraddizione?
Nessuno compra libri di Poesia, non solo gli italiani. Puoi leggerti poemi on-line, se proprio ne senti il bisogno. Con 25 dollari piuttosto che comprare un libro di poesie puoi comprare un buon pasto e nutrire il tuo corpo invece di rovinarti la mente. Oddio, non è che tutta la Poesia rovini la mente. Ma non si può mai dire. La Poesia può essere una droga pericolosa.


Quali autori hanno contribuito di più alla tua formazione come scrittore e poeta?
Kafka, Borges, Landolfi, Wallace Stevens, Wordsworth.


Cosa pensi della Poesia d'avanguardia e del revival del liricismo degli ultimi anni?
Beh, ci sono così tante avanguardie diverse che non so esattamente a quale ti riferisci: comunque non provo acredine per chi cerca ostinatamente il nuovo, il diverso, la rottura con la tradizione, finché i risultati non diventano noiosi. C'è stato un revival del liricismo negli ultimi anni? Non sapevo che il liricismo fosse passato di moda, morto, dormiente, che fosse scivolato sotto il tavolo o avesse subito un fato altrettanto orribile.

I libri di Mark Strand

 

 

 
 
 
 
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