Intervista a Massimo Nicora

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Il varesino Massimo Nicora si occupa di comunicazione e relazioni con la stampa per conto di aziende internazionali e nazionali con focus su videogame, home video, animazione. Da giornalista Nicora ha collaborato con diverse testate scrivendo di videogiochi e tematiche legate all’animazione giapponese degli anni Settanta e Ottanta: è uno tra i maggiori esperti in Italia di Goldrake.



C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake , il tuo ultimo libro, parla di Giappone e della storia dell’animazione nel Paese del Sol Levante. Come nasce l’idea di scrivere un libro sui robot giapponesi?
Da sempre mi interesso di animazione giapponese con particolare riguardo verso le produzioni fantascientifiche e i robot. Avendo letto moltissimo sull’argomento e avendo collezionato parecchio materiale, ho pensato di condensare questi miei studi e letture in un libro che potesse risultare interessante a chi condivide questa mia stessa passione.

Il tuo amore per i robot giapponesi a quando risale?
Non posso sbagliare. 4 aprile 1978, giorno in cui sull’allora Secondo canale della Rai venne trasmessa la prima di puntata di Atlas Ufo Robot. Quello con Goldrake fu amore a prima vista.

Perché secondo te è importante conoscere la storia dei “robottoni giapponesi”?
Conoscere la storia dei robot giapponesi significa avere un punto di vista privilegiato per conoscere la storia stessa del Giappone, un paese davvero molto differente dal nostro. I robot sono consustanziali alla stessa cultura giapponese e ce ne raccontano l’evoluzione.

Secondo te quei cartoni degli anni Settanta hanno influenzato il nostro presente? In che modo?
Uno su tutti Goldrake, che ha cambiato in modo netto l’approccio della TV pubblica italiana e privata al mondo dell’animazione giapponese. Questa serie TV rappresenta un vero e proprio spartiacque. Dopo Goldrake è iniziato il primo “anime boom” con centinaia di serie animate giapponesi importate e trasmesse in pochi anni. Una vera e propria overdose che ha comportato anche una lunga serie di polemiche.

Tu per lavoro ti occupi anche di videogiochi. Quali sono secondo te le frontiere del futuro in questo senso?
Il mondo dei giochi è in continua evoluzione. Ora va di moda la realtà virtuale e si stanno affacciando sul mercato le versioni potenziate delle console di Sony e Microsoft. Non so dove ci condurrà questa rincorsa tecnologica, ma io continuo a pensare che un videogioco, se è davvero bello, lo è indipendentemente dalla grafica o dall’ultima tecnologia implementata. Un videogioco deve far sognare. Come un bel libro o un bel film.

A proposito, con il tuo impiego frenetico nel mondo della comunicazione quando hai trovato il tempo per scrivere?
Il tempo per le proprie passioni lo si trova sempre. Poi la notte è lunga…

Stai già lavorando a qualche nuovo scritto? Se sì di cosa si tratta?
L’anno prossimo, ad aprile, uscirà un libro enorme, interamente dedicato a Goldrake, frutto di quasi dieci anni di studio e ricerche. Posso anticipare che, dopo quasi quaranta anni, sono riuscito a risolvere tutti i misteri riguardanti la trasmissione di questa serie animata, non solo raccogliendo e analizzando una bibliografia immensa, con documenti rari e pochi conosciuti, ma anche intervistando tutti i dirigenti RAI che nel 1978 lavorarono per acquistare e trasmettere Atlas Ufo Robot sul Secondo canale della Rai.

Il tuo libro è rivolto solo alla nicchia di appassionati? Oppure a chi altri?
Sicuramente agli appassionati, ma anche a tutti coloro che volessero approfondire un tema ancora poco noto e studiato della cultura popolare giapponese.

Qual è la tua serie giapponese preferita e perché? Potessi pilotarne uno, di quei robottoni, quale sceglieresti?
Credo si sia capito, ormai: Goldrake!

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