Intervista a Matilde Asensi

Matilde Asensi
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È l'autrice spagnola più letta al mondo, e basterebbe questo a introdurre questa intervista. Ma in più è anche una donna semplice, alla mano, disponibilissima e affettuosa. Tailleur color corallo, non un filo di trucco, sorriso aperto che sconfigge il grigiore di un pomeriggio qualsiasi: una rivelazione, davvero.

Che percorso hai seguito per mettere insieme nel tuo romanzo L'origine perduta una rara malattia come la Sindrome di Cotard, l'informatica, Umberto Eco e la cultura precolombiana?

Contrariamente alle apparenze si è trattato di un percorso abbastanza semplice e naturale. Quando mi è capitato di leggere in un libro di Eco un accenno alla lingua aymara nel quale si spiegava quanto è strano che un idioma di una tribù precolombiana sia simile ad un algoritmo matematico, ho iniziato a riflettere. Ho peensato alle proprietà della musica, ad esempio, che sembra programmare il cervello umano, sembra funzionare come un software o come un sortilegio, e poi sono arrivata alla Sindrome di Cotard, così tanto simile ad un baco che manda in tilt il cervello...a quel punto l'ultima cosa era unire il tutto con una buona dose di fiction.

 

Qual è il potere delle parole?

Per quanto riguarda il mio romanzo, le parole hanno il potere di guarire. Ma in generale il potere delle parole è enorme. Noi apprendiamo tutto attraverso 5 porte, i 5 sensi. Ma già da piccoli capiamo che le parole possono portare alla felicità o alla disperazione: e secondo me non c'è potere più grande di questo.

 

Cosa rispondi a chi ti accusa di mettere in discussione la teoria dell'evoluzione?

Io la teoria dell'evoluzione non la metto assolutamente in dubbio, ci credo. Quello che dico è che se i creazionisti hanno trovato falle nell'evoluzionismo siamo obbligati a riflettere, a capire. Penso che nella scienza sia dannoso affidarsi a dogmi e smettere di studiare, di capire, di mettersi in discussione.

 

Cosa hai portato della tua esperienza, del tuo approccio di giornalista nella tua scrittura?

Essere una giornalista mi ha aiutato moltissimo, c'è molto di giornalistico nelle mie opere. C'è soprattutto il senso della notizia, quell'intuizione che mi permette di individuare in un insieme di notizie un fatto che potrebbe piacere ai lettori, perché magari piace anche a me. E' qualcosa che ho imparato selezionando notizie delle quali occuparmi, e nella mia carriera di scrittrice si è rivelato estremamente utile per scrivere storie di successo.

 

Perché se un romanzo parla di un uomo in crisi esistenziale è automaticamente un'opera d'arte e se parla - che so - di cavalieri templari è spazzatura? La letteratura di genere sarà mai libera da pregiudizi e considerata valida esattamente quanto la cosiddetta letteratura con la L maiuscola?

Spero che questo giorno arrivi prima possibile, così finalmente questa dicotomia sarà risolta per sempre. In Spagna si è addirittura arrivati al punto che meno vendi più sei considerato bravo come scrittore: io credo che questa sia un'offesa verso i lettori. Un best-seller può anche essere un buon libro, il pregiudizio contro i libri di successo non finirà mai troppo presto!

 

I libri di Matilde Asensi
 

 
 
 
 
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