Intervista a Matt Haig

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Collaboratore per “Guardian”, “Sunday Times”, “Independent” e per molte altre testate internazionali, Matt Haig è uno dei giornalisti e romanzieri più fortunati e interessanti del panorama britannico contemporaneo. Ha esordito nel 2005 e da allora ogni suo libro, dalla letteratura per l’infanzia a quella per adulti, è stato un bestseller. Combina argomenti di vita quotidiana a storie dal grande impatto creativo, infondendo a molte sue opere i temi dei grandi classici del passato. Lo abbiamo incontrato a Torino, in occasione del Salone Internazionale del Libro 2019.




Il tuo romanzo Come fermare il tempo presto sarà un film. Sei coinvolto nel progetto? Scriverai tu la sceneggiatura?
No, mi hanno chiesto se avessi voluto occuparmene ma ho risposto di no. Sono molto impegnato e, in tutta onestà, non credo che mi volessero davvero. Ho scritto delle sceneggiature in passato e non penso facciano per me. Amo scrivere, ma romanzi. Le sceneggiature sono qualcosa di collettivo e io preferisco avere il pieno controllo del mio piccolo mondo, di quello che sto creando.

Nella società contemporanea sembra che il tempo non sia mai abbastanza. Sembra che non siamo mai capaci di fare tutto ciò che vorremmo e fare. E alla fine ci sentiamo incompleti, in un certo senso. Tom, il tuo protagonista, ha tantissimo tempo, ma si ha la sensazione, leggendo il romanzo, che non riesca a trovare la sua personalissima felicità. Credi che ci sia una correlazione tra tempo e infelicità?
Sì, decisamente. Per me, personalmente, scrivere di un personaggio tanto vecchio è stato terapeutico. Il fatto è che sono un tipo ipocondriaco e immaginare un personaggio che possa vivere per sempre, come Tom, mi ha aiutato a capire che in realtà una cosa del genere sarebbe come una sorta di maledizione. Ricordo di aver visto un’intervista di Charles Bukowski di quando aveva circa ottant’anni e in cui diceva che a una certa età il difficile sta nel saper mantenere la quotidianità “nuova”, se capisci cosa intendo. E probabilmente questo è vero, probabilmente a una certa età tutto ti sembra una ripetizione di qualcosa che è già successo, specie in questo periodo giacché la vita media si è allungata tanto. C’è una correlazione, insomma.

Secondo Tom si dovrebbe vivere nel presente. Non nel passato, o si vivrebbe con i propri rimpianti, non nel futuro, o si vivrebbe avvolti nell’ansia. Credi che sia possibile?
Credo che sia molto difficile, questo sicuramente. Si va a scuola, ad esempio, e si pensa all’esame del giorno dopo, all’università, al lavoro e così via. Siamo sempre sospinti da ciò che abbiamo attorno a pensare al futuro e a non essere mai pienamente soddisfatti del nostro presente. Rilassarsi e basta, accettarci per come siamo, è molto complicato. Fortunatamente sempre più persone se ne stanno rendendo conto oggi. E credo che quest’ansia derivi sia dalla nostra natura, sia dalla società. Dalla nostra natura perché di per sé l’uomo si porta dentro molta ansia. Dalla società perché con l’avvento del capitalismo e dei social media, che ci spingono sempre a pensare che non siamo mai abbastanza e che dobbiamo lavorare per ottenere nuovi risultati, nuovi like e così via, ci sentiamo sempre sotto pressione, per certi aspetti.

In Ragioni per continuare a vivere hai scritto di depressione, ansia e della lotta contro il dolore che ognuno ha dentro. Perché pensi che sia tanto difficile empatizzare con chi soffre di questi disturbi?
Per molte ragioni. Innanzitutto perché questi disturbi sono invisibili ed è molto difficile descriverli. Tra l’altro chi ne soffre è spaventato, spaventato sia di essere stigmatizzato sia di non avere il pieno controllo della propria mente. Quando se ne parla, quando si parla della depressione e dell’ansia, spesso si tende a dire: “Ha ammesso di…”, quasi come se si trattasse di un crimine. Ecco perché molti hanno paura di parlarne apertamente. E penso anche che ancora non si sappia molto di questi disturbi, il che rende più complicato trattarli e averci a che fare.

Parlando adesso delle relazioni interpersonali, come credi che si stiano evolvendo nel tempo dei social media? Ne parli nel tuo Vita su un pianeta nervoso
Penso che una cosa che sta cambiando molto è che abbiamo nelle nostre vite molte più persone di quante se ne avessero in passato. Secondo la scienza non potrebbero essercene più di centocinquanta, in qualsiasi senso si possa intendere questo numero. Ma in passato non era assolutamente così. Adesso tramite i social si possono conoscere centocinquanta persone in pochissimo tempo.

Parliamo un po’ di politica, nello specifico dei populismi. Farage, Salvini, Le Pen, Trump, pensi che avranno un futuro?
Penso che questo sia un momento particolare, e anche in questo caso molto è da imputare ai social media e a internet. Penso in effetti che non si parli abbastanza di quanto le nuove tecnologie abbiano un effetto sulle loro politiche. Voglio dire, se credi che la terra sia piatta ti basta andare su internet per trovare una marea di prove – ovviamente tutte false – a sostegno della tua teoria. Questo vale anche per il discorso sulla vaccinazione e sull’immigrazione, ad esempio. Prima c’era un filtro, gente che aveva studiato e che sapeva di cosa stesse parlando, ma adesso non più. Ognuno può dire ciò che vuole. Fintanto che sarà così, ognuno crederà a ciò che vorrà e ognuno potrà dire ciò che vorrà, anche se si tratterà di falsità.

Qualche nuovo progetto in cantiere?
Ho appena finito di scrivere un libro per bambini e uno dei più vecchi sarà trasposto per il cinema, questi sono i progetti che mi stanno tenendo impegnato al momento. Presto comincerò a scrivere un nuovo romanzo per adulti, ma non so ancora che direzione prenderà.

I LIBRI DI MATT HAIG



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