Intervista a Michal Hvorecký

Michal Hvorecký
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Slovacco di Bratislava, appartiene a una generazione che giovanissima ha vissuto gli stravolgimenti storici che hanno portato nel 1989 al crollo del muro di Berlino e alla fine dell’Unione Sovietica, e successivamente al dissolvimento del mito occidentale. Abbiamo ascoltato per voi - grazie ad un rapido giro di e-mail - una delle voci più interessanti del panorama letterario europeo di oggi. 
Come vedi il futuro dell'Europa? Così spaventoso - e in qualche modo disperato - come lo descrivi nel tuo romanzo XXX?
No. XXX è un romanzo, è fiction, è un'utopia post-consumistica. In realtà sono un grande fan dell'integrazione europea. Il mio Paese, la Slovacchia, ha fatto grandi progressi dopo essere stato ammesso nell'UE, e la mia generazione sta sperimentando un mutamento sociale che i nostri genitori avrebbero soltanto potuto sognare. La visione che si trova nel mio romanzo è ironica, vedi per esempio i bambini battezzati con i nomi di famosi brand. Del resto preferisco lo humour come metodo di autodifesa contro il pessimismo europeo e anti-europeista.
 
Consideri Internet più una opportunità o più un pericolo? E il cybersex è veramente una droga così potente come per Irvin Mirsky, il protagonista di XXX?
Uno degli argomenti-chiave del romanzo è il cybersex, ma resta sullo sfondo, non ha un ruolo nel plot vero e proprio. Per Irvin la pornografia sul Web è più uno stato della mente, la sua fascinazione più potente, la sua dipendenza mentale. Mio padre è stato uno dei pionieri della cibernetica nell'allora Cecoslovacchia e io sono cresciuto con i primi personal computer di massa, i vari Sinclair ZX Spectrum o Commodore 64. Più tardi sono rimasto affascinato dai primi vagiti di Internet. Oggi la maggior parte della pubblicità dei miei libri è pubblicata su Internet o nei social network. A proposito, anche su Facebook c'è una community di fans per i quali pubblichiamo news, video, file audio, segnalazioni di eventi, tutto su base regolare.
 
Ti senti parte di una nuova generazione di artisti e scrittori che possono definire se stessi per la prima volta nella Storia "europei" e basta e non tedeschi, italiani, francesi, belgi e così via?
Oddio, non credo che sarebbe proprio la prima volta nella Storia tutto sommato. Noi creativi abbiamo molto più in comune di quanto non si pensi di solito. C'è un sacco di scambio culturale in tutte le direzioni: est, ovest, nord, sud. Un'impressionante melting pot di identità è il risultato e a poco a poco cambierà il modo in cui guardiamo all'arte e alle umanità. Diciamo che preferisco l'identità in perenne mutamento descritta da Michel Foucault, che sta diventando tipica nei turbolenti tempi nei quali viviamo.

  
Quali sono gli scrittori che preferisci come lettore?
Sono un grande fan della letteratura mittleuropea: quindi Franz Kafka, KarelČapek, Dominik Tatarka, Milan Kundera, Egon Bondy. E della narrativa postmoderna statunitense tipo William Gibson, Neal Stephenson. Poi graphic novel, pulp magazine e il seriosissimo scrittore tedesco W. G. Sebald.
 
Com'è la situazione letteraria in Slovacchia? Si sta attraversando un mutamento?
Solo dieci anni fa la Slovacchia era il fanalino di coda dell'Europa, sottostimata da tutti. Oggi ha la seconda economia per crescita nel Vecchio Continente, il tasso di disoccupazione più basso e stipendi tra i più elevati. I miei compatrioti vivono molto meglio che in passato e comprano anche più libri, solo pochi anni fa il mercato editoriale era praticamente morto. Anche l'identità della mia genta sta cambiando radicalmente, e questa è sempre una grossa fonte d'ispirazione per uno scrittore.
 
E' vero che la gente dell'Europa dell'est tende apercepire sè stessa sempre come ex-qualcosa? Ex-impero asburgico, ex-URSS, ex-comunista...
Io appartengo alla cultura e alla lingua slovacca, entrambe pressoché sconosciute nel mondo. E ci vuole molta ironia per affrontare questa realtà. Come spiego a ogni reading in Germani o Austria non vengo da Slovenia, Slovania o qualcosa di simile. Gli abitanti di Slovacchia e Repubblica Ceca non amano percepirsi come appartenenti all'Europa dell'est, ma come appartenenti all'Europa Centrale. E ne sono fieri. Perché è qualcosa che nessuno può toglierti, il destino di una vita. 
 
I libri di Michal Hvorecký

 

 

 
 
 
 
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