Intervista a Neal Shusterman

Neal Shusterman
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La fama di Neal Shusterman, newyorkese di Brooklyn trapiantato in California (noto per la trilogia di Skinjacker), di grande oratore e cantastorie non è usurpata. Richiestissimo dalle scuole e dagli organizzatori di conferenze, è capace come pochi di attirare e trattenere l'attenzione del pubblico che gli capita di fronte. E nei libri di Neal è facile rintracciare elementi riconducibili all'oralità, così come agli studi (seri) di psicologia e teatro. La sua narrativa è un mix di temi in grado di attirare l'attenzione sia degli adulti sia degli adolescenti, unito alla rara capacità di creare personaggi "psicologicamente attendibili": il tutto condito con quel caratteristico e coinvolgente senso umorismo che è un po' il suo marchio di fabbrica. Lo abbiano incontrato al festival La tribù dei lettori, a Roma, e gli abbiamo chiesto del suo lavoro, soffermandoci su Unwind, un recente (e riuscitissimo) romanzo che presto avrà anche una trasposizione cinematografica.
Cosa ti ha offerto l’ispirazione per Unwind?
Unwind nasce da tre vere storie diverse lette sui giornali e avvenute in tre diversi paesi. La prima riguarda dei gruppi di teppisti che stavano terrorizzando molte zone dell’Inghilterra: gli abitanti di questi quartieri erano così spaventati e frustrati che decisero di sbarazzarsi di questi ragazzi in qualunque modo. La seconda invece ha luogo negli Stati Uniti, dove ci fu un forte dibattito sull’aborto. Spesso una società si trova divisa su questi argomenti e si finisce coll'adottare la peggior soluzione – un po’ come nella Bibbia, quando Re Salomone decide di dividere in due un bambino conteso per accontentare entrambe le donne che se ne dichiaravano genitrici. Cosa sarebbe successo, quindi, se la società avesse deciso di salvaguardare la vita fino ai tredici anni per poi permettere l’aborto? Sarebbe stato sicuramente il peggior compromesso di sempre. Infine lessi un articolo su una donna francese che ha ricevuto il primo trapianto di viso: l’articolo chiariva che tutte le persone potevano essere usate per un trapianto di faccia e questo mi ha fatto pensare: se tutti possono essere usati per un trapianto andremo a confondere la linea che divide la vita e la morte e una società disperata potrebbe sicuramente convincersi che gli adolescenti possono essere divisi e per vivere in altri corpi. Unwind è tutto questo: una storia di una società andata a male e stavolta le vittime sono i giovani.

 


Vedremo un sequel di Unwind, magari con gli stessi protagonisti?
Sto già scrivendo un seguito: ci saranno gli stessi protagonisti e anche un’aggiunta fondamentale!


Presto Unwind diventerà un film. Hai seguito lo sviluppo? Hai avuto un ruolo attivo nella produzione?
Ho appena terminato di scrivere la sceneggiatura. Nessuno ti garantisce che gli studios la seguiranno precisamente, ma spero che riescano a velocizzarsi nella produzione.


Come e quando hai capito che saresti diventato uno scrittore?
Ero giovane quando mi appassionai alla scrittura, grazie ad un’insegnante che mi sfidò a scrivere una storia al mese. Al college, poi, decisi che la mia passione sarebbe diventata la mia carriera.


Oltre ai romanzi, ti dedichi anche ai racconti per bambini. Dove ti esprimi meglio?
I racconti sono come degli antipasti: puoi prendere un assaggio leggero diversamente da un piatto principale. A volte hai voglia di mangiare una grande, succosa bistecca, altre volte preferisci un antipasto. Voi di Mangialibri sicuramente potete capire la metafora meglio di chiunque altro!


Di recente hai completato la trilogia di Skinjacker con Everfound. Sei soddisfatto del lavoro? Speri di vederne presto una versione cinematografica?
Sono molto soddisfatto, sì, ma molto più importante è stato sapere che i lettori hanno apprezzato Everfound più dei precedenti. Quando leggi una trilogia di solito lo spessore tende a scemare, io avevo come obiettivo quello di mantenere alto il livello. Sto sviluppando la sceneggiatura e spero di poter presto vederne un film.


Hai un obiettivo nella tua carriera di scrittore?
La cosa bella degli obiettivi è che quando ne hai uno subito dopo te ne se presenta un altro davanti. È come un viaggio con tante mete. Io spero di diventare uno scrittore di buon livello in tutto ciò che scrivo: per fare questo mi sfido con vari generi di libri. È un’idea che mi spaventa, ma allo stesso tempo mi affascina: quando ti lanci in un nuovo ambiente creativo migliori sempre in quello che fai. Il mio obiettivo, quindi, è essere pronto per ogni sfida letteraria.

I libri di Neal Shusterman

 

 

 
 
 
 
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