Intervista a Nick Hornby

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Non c'è traccia di calcio nel romanzo di Nick Hornby "Tutto per una ragazza" e neanche di protagonisti trentenni con la sindrome di Peter Pan. Il libro affronta invece il difficile e delicato tema delle gravidanze adolescenziali, con ragazzi improvvisamente costretti a crescere e famiglie non sempre in grado di sostenerli. Nello spettacolare setting romano della casa delle culture lo scrittore inglese ci racconta come è riuscito ad abbandonare il mondo dei trentenni in crisi e a sopravvivere in quello forse ancor meno accogliente dei giovani skateboarder.
Quanto è stato difficile per te entrare nei panni e nei pensieri di un quindicenne e soprattutto di un quindicenne di oggi come hai fatto nel tuo Tutto per una ragazza?

Tra quando ero adolescente io e adesso sono certamente cambiate delle cose e ne sono perfettamente consapevole, ma a mio modo di vedere non ne sono cambiate abbastanza da condizionarmi nel momento in cui ho deciso di scrivere questo libro. Il mio puntodi partenza è stato quindi pensare al panico in cui sarei precipitato io se a quindici anni mi fossi trovano nell’imminenza di diventare padre. Non mi sono preoccupato di azzeccare lo slang e il linguaggio dei giovani, quello che per me è stato veramente importante nello scrivere questo libro sono stati i modelli emotivi, la logica e anche i sentimenti dei teenager moderni: è lì che mi sono maggiormente sforzato di capire. Però sono sempre partito da me stesso in quanto ritengo di essere stato un adolescente ragionevolmente medio, tipico. Poi però mi sono avvalso di appropriati 'consiglieri': mi sono accertato che i figli adolescenti dei miei amici, le mie nipoti e i miei nipoti leggessero il libro prima di mandarlo in stampa.

 

E quali sono stati i loro commenti? Hanno portato a sostanziali modifiche?

Mio nipote ha fatto dei commenti estremamente positivi, tanto positivi che sono troppo modesto da riferirli a terzi. Però devo dire che mi sono anche rivolto a dei veri skateboarder, gente 'esperta del ramo', i cui commenti mi hanno invece portato a fare importanti correzioni soprattutto per quanto riguarda il linguaggio, la nomenclatura specifica del loro sport, della quale io ero completamente digiuno, per evitare eventuali incongruenze che potevano derivare da questa mia ignoranza. Per quanto invece riguarda la sostanza del libro, ovvero la natura e la complessità dei rapporti umani, non ci sono stati problemi. Devo dire anzi che talvolta mi sono stati riconoscenti, ad esempio di non aver tentato di riportare e copiare il loro slang che spesso loro stessi trovano ridicolo e imbarazzante.

 

In Tutto per una ragazza sembra che tu abbia tenuto molto a raccontare il rapporto dei due adolescenti protagonisti con le rispettive famiglie. Come se poi la loro scelta di tenere il bambino affondasse le radici in questa relazione e rappresentasse l'ultimo disperato tentativo di provocare i genitori e pretendere la loro attenzione. Potrebbe essere questo quello che succede anche nella realtà?

Mi sembra che questo discorso sia senz'altro vero per quanto riguarda Alicia, la protagonista femminile del libro: con il suo desiderio di maternità lei cerca di concentrare l'attenzione su di sé, sulla sua vita. Altro discorso completamente per Sam, il protagonista maschile, che questa gravidanza assolutamente non l'ha voluta e non la vuole. Alicia ha questo problema: è una ragazza della middle-class che si sente completamente isolata e alienata rispetto ai suoi genitori forse perché non ne possiede le facoltà e i talent. Quindi in questo senso questa gravidanza è un atto molto forte, un atto autolesionista. Ripeto tutta un'altra questione per quanto riguarda Sam. Per quanto riguarda la società mi sembra che sia un modello di comportamento che si ripete di generazione in generazione, chi fa figli da molto giovane spesso ha figli che a loro volta fanno figli da molto giovani.

 

Nelle righe iniziali il protagonista del libro afferma che nella sua famiglia si fa sempre un errore iniziale e poi si passa la vita a cercare di porvi rimedio. Questo errore però lo commette anche lui, diventando padre così giovane. Come lo spieghi? Al giorno d’oggi succede ancora?

L’errore a cui fai cenno è attualmente un grandissimo problema in Gran Bretagna. Il mio paese è il primo in Europa per incidenza di gravidanze in ragazze al di sotto dei vent’anni. Una situazione che a me sembra piuttosto strana, in quanto mi pare che i giovani non abbiano particolari problemi di accesso sia ai contraccettivi sia alla possibilità di abortire.

 

Recentemente molti sono i ragazzi morti in Inghilterra per mano dei loro coetanei. Cosa succede, come si può spiegare questo fenomeno?

A me sembra chiara una cosa: che non si è investito e non si investe abbastanza nel Paese per i giovani e per il futuro dei giovani. Da questo punto di vista mi sembra che le gravidanze adolescenziali e le bande criminali giovanili siano due facce della stessa medaglia. Intendo dire che se a quindici anni non hai più nessuna aspirazione per te stesso, se non ti aspetti più nulla per la tua vita, che differenza fa restare incinta e quindi diventare madre o padre o finire in carcere per atti legati alla criminalità giovanile? È chiaro che sono due problemi fondamentali che vanno prontamente affrontati con la dovuta serietà.

 

Facendo un passo indietro al tuo libro Alta Fedeltà. Cosa pensi che sia cambiato tra la generazione di trentenni a cui apparteneva Rob, il protagonista del libro, e quella dei trentenni di oggi? Quale influenza ha eventualmente avuto la tecnologia?

La questione dei trentenni mi sembra ricalchi abbastanza quella degli adolescenti, cioè anche in questo caso mi sembra che siano cambiate le cose più accessorie, più periferiche, mentre siano rimasti gli stessi nodi fondamentali. Ovviamente oggi il mio Rob dovrebbe cercare altro, occuparsi di altro, perché oggi quei locali e quei negozi che descrivo in Alta fedeltà non esistono più. Inoltre, effettivamente gran parte della vita umana e delle relazioni umane si svolge nel cyberspazio: il confronto che si aveva in quei locali e in quei negozi oggi si svolge attraverso internet. Attraverso la Rete inoltre questo confronto avviene non solo tra persone che abitano nello stesso quartiere o nella stessa città, ma anche in diversi parti del Paese o in Paesi diversi. Si può dire che è più facile entrare a far parte di una comunità in questo modo, attraverso internet. Per quanto riguarda invece il mio rapporto con la tecnologia, è grosso modo uguale a quello di tutti: ho il mio computer e lo uso, ho il mio iPod e lo uso; però complessivamente non credo che la tecnologia faccia una gran differenza nella mia vita.

 

Da tre dei tuoi romanzi sono stati tratti dei film. Gli attori protagonisti di questi film ti hanno chiesto dei consigli per riuscire a interpretarli meglio? Anche da questo romanzo sarà tratto un film?

Colin Firth per Febbre a 90' sì, perché l'esperienza del protagonista era a lui abbastanza estranea. Era stato a un paio di partite ma quando era molto più giovane e finita lì. Quindi siamo andati qualche volta insieme allo stadio prima delle riprese e credo che questo sia stato importante per lui. John Cusak e Hugh Grant no, non mi hanno chiesto nulla, credo perché i loro personaggi erano in qualche modo una versione di loro stessi; entrambi avevano un'idea molto chiara di come interpretare i personaggi. Anche di questo libro sono stati acquistati i diritti cinematografici quindi probabilmente sì, ne sarà tratto un film. 

 

I libri di Nick Hornby
 

 

 

 
 
 
 
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