Intervista a Paola Guagliumi

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Durante l’edizione 2016 di Più Libri Più Liberi, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria di Roma, abbiamo incontrato la nota blogger Paola Guagliumi, che dopo il successo ottenuto con le sue lezioni di Storia dell’Arte in romanesco (http://lartespiegataaitruzzi.tumblr.com/) le ha recentemente raccolte in un volume. La simpatia e la cordialità dell’autrice hanno creato un clima immediatamente informale.




Quando ti è venuta l’idea di utilizzare il dialetto, il linguaggio popolare per antonomasia, per trattare una materia considerata alta, elitaria, se non addirittura inviolabile, come la Storia dell’Arte?
Scrivere in romanaccio mi è venuto spontaneo da subito. Il blog stesso è nato per gioco, senza troppo meditare. L’idea me l’hanno data degli studenti romani, che ho sentito commentare in modo annoiato i quadri della National Gallery di Londra: quel truzzo capitolino sbragato sui divanetti che “nun je la fa a capì Van Gogh” è in qualche modo il destinatario ideale delle mie parole. Ma naturalmente spero di arrivare un po’ a tutti.

Ora che sei conosciuta per le tue lezioni/divulgazioni in romanesco, riesci ancora a tenerne qualcuna in italiano dall’inizio alla fine?
Quando lavoro, come guida turistica, lo faccio principalmente in inglese, quindi il pericolo non c’è. Nelle mie spiegazioni uso comunque uno stile leggero, semplice, a volte umoristico, a volte anche un po’ “filosofico”, molto simile a quello del blog e del libro. Le poche volte in cui lavoro in italiano mantengo un contegno: il romanaccio lo uso solo qui e là, ad effetto, come i piatti nella batteria, insomma.

Che tipo di riscontro ha il tuo modo spiegare l’arte oltre i confini della Città Eterna? Mi spiego: che effetto je fa, a quelli che abiteno nell’artre città d’Italia, sentì e legge le descrizioni dell’opere d’arte famose naa la lingua de li pischelli daa Capitale?
Anvedi che ber romanaccio che hai tirato fora! Devo dire che il blog è seguito da tutti, anche dai non romani. Il canale Youtube collegato è nato proprio come aiuto per chi non ha avuto la fortuna di nascere a Roma. Anche nel libro abbiamo mantenuto la scelta dialettale, eppure sta vendendo ovunque, dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Anche perché, diciamolo, er romanaccio fa ride.

Davanti a quale tipo di arte noti un maggiore spaesamento e una maggiore difficoltà di comprensione da parte dei turisti che accompagni, nelle visite ai vari musei e luoghi della città?
Lavorando con gli stranieri e a Roma, visitiamo soprattutto siti archeologici, musei, o luoghi legati all’arte del passato, soprattutto rinascimentale o barocca. Chi viene a Roma, ad esempio da New York, non ha molto interesse per l’arte contemporanea locale, ma vuole vedere la Storia, il Colosseo, Michelangelo, la fontana di Trevi. Essendo popoli giovani a volte hanno difficoltà a collocare cronologicamente eventi e luoghi, e ti chiedono se quella chiesa “è V secolo prima o dopo Cristo?”; oppure perché non ricostruiamo il Colosseo visto che “è tutto rotto”. Invece nel blog, dove ho comunque l’interazione coi lettori (italiani), crea perplessità soprattutto l’arte contemporanea, che a volte sembra autoreferenziale, incomprensibile e senza senso. L’arte del passato, figurativa, sembra più immediata; ma anche lì, in realtà, se si va a scavare, quanti sanno poi decifrare le storie mitologiche o bibliche?

Hai avuto apprezzamenti o censure dalla dottrina ortodossa degli storici e critici d’arte?
Devo dire che, per quel che ho potuto constatare io, il mondo accademico non ha gridato allo scandalo, anzi, in molti casi mi ha espresso più o meno direttamente apprezzamento. Nun ce potevo crede! Istituzioni museali prestigiose mi hanno scritto per suggerirmi di parlare di opere delle loro collezioni, per poter poi inserire il link alla spiegazione sui loro siti ufficiali; insegnanti usano i miei video per i loro alunni; storici dell’arte e guide turistiche si divertono con le mie spiegazioni. Ciò mi conforta, vuol dire che l’operazione da me tentata non è senza senso.

Un’autrice romana che scrive in romanesco, pubblicata da un editore lombardo. Sembrerebbe una anomalia… Come sei approdata a Mimesis, l’editore de L’arte spiegata ai truzzi?
Mi hanno contattato loro dopo aver visto il blog. E non solo sono milanesi, ma anche molto seri. Normalmente pubblicano saggi di filosofia, politica, estetica, psicanalisi; insomma io sono un po’ un’anomalia nel loro catalogo. Evidentemente hanno capito che dietro il gergo, le battute, il divertimento, c’è anche della sostanza, per quanto dipanata in una trama leggera. E che l’umorismo può far arrivare un messaggio dove altri linguaggi falliscono. Sono stati coraggiosi, e li ringrazio per aver dato coronamento a questa mia esperienza con un vero libro di carta.

Pensi di lanciarti in altri progetti editoriali?
Questo non è il mio primo libro (adesso tutti a cercare su Google, vai!) e chissà, speriamo non sia l’ultimo. Scrivere e leggere sono attività che spero mi accompagneranno sempre, quindi direi “a risentirci presto!”

I LIBRI DI PAOLA GUAGLIUMI


 

 

 
 
 
 
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