Intervista a Paolo Gentiloni

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Ministro degli Esteri del Governo Renzi, Presidente del Consiglio fra il 2016 e il 2018 e da qualche mese Presidente del Partito Democratico, Paolo Gentiloni ha raccontato i suoi giorni di governo in un libro che ha voluto intitolare La sfida impopulista. Lo abbiamo incontrato a Gallipoli in occasione della presentazione inserita nel calendario del Salento Book Festival e abbiamo colto l’occasione per domandargli il motivo di questa scelta.




Come si fa a essere “impopulisti” senza diventare impopolari?
Impopulisti vuol dire semplicemente che noi dobbiamo vedere il pericolo rappresentato dal populismo nazionalista, che in Italia come in altri Paesi sta avendo un certo successo, ma dobbiamo toglierci dalla testa l’idea di poterli imitare, di poterli inseguire su quel terreno, perché la semplificazione dei problemi e la demonizzazione degli avversari non possono essere un terreno su cui i democratici, il centrosinistra, la sinistra inseguono il populismo. Per questo dobbiamo essere in un certo senso, anche se è un’espressione ovviamente un po’ originale, impopulisti.

Nel libro sono toccati una serie di momenti storici, vissuti in tutti questi anni da Ministro degli Esteri e poi da Presidente del Consiglio: l’isolamento della Russia, l’elezione di Trump, il terrorismo di matrice islamica, la nuova Via della Seta di Xi Jinping. Qual è oggi la sfida internazionale più interessante e più difficile?
La sfida più difficile in questo momento è di conservare tra i grandi Paesi democratici e tra le grandi democrazie liberali quel legame multilaterale che, attraverso l’Alleanza atlantica e attraverso l’Unione Europea, ci ha garantito settant’anni di pace. Non è mai stato così discusso come in questi anni, perché sta prevalendo in molti Paesi un’onda nazionalista pericolosa, perché anche nell’ambito dell’Unione Europea ci sono Paesi che teorizzano la democrazia illiberale e perché l’Alleanza atlantica da un’alleanza di valori rischia di diventare un’alleanza basata solo su interessi economici e competizione su interessi economici.

C’è un tema sempre attuale e che di solito sposta molti voti, ed è quello della sicurezza. L’ex Ministro dell’Interno Minniti, tra l’altro, ha pubblicato di recente Sicurezza è libertà, sempre per Rizzoli. Ma come si fa a parlare di sicurezza senza essere di destra, e come si sottrae all’egemonia delle destre?
Io credo che la sicurezza sia un tema assolutamente per la sinistra, anche perché molto spesso a sentirsi meno sicure sono le persone più deboli, più svantaggiate, nei confronti delle quali la sinistra rivolge il suo messaggio. Come si fa? Per esempio sui temi migratori si tratta di gestire i flussi, di trasformare quello che è irregolare, pericoloso per i migranti e destabilizzante per le comunità in cui arrivano in flussi regolari, utili per la nostra economia, basati su corridoi umanitari e quote di migranti economici. Non è affatto impossibile, questo governo ha ereditato una situazione in cui potrebbe farlo, la mia impressione è che non lo faccia più per ragioni di propaganda che non perché sia impossibile una politica di questo genere.

Il libro parla anche dell’11 gennaio, dell’infarto a un mese esatto dal giuramento come premier e della convalescenza-lampo per rimettersi subito al lavoro sui vari dossier. Siamo troppo abituati a vedere il politico come un privilegiato per renderci conto del sacrificio fisico che quest’attività comporta?
Certamente, soprattutto ad alti livelli di responsabilità, è un’attività molto stressante, ma lo è anche per un sindaco, però credo che non ci sia niente di più soddisfacente di fare un lavoro al servizio della tua comunità. L’importante è, come dice l’Articolo 54 della Costituzione, farlo con disciplina e onore.

I LIBRI DI PAOLO GENTILONI



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