Intervista a Paolo Villaggio

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Paolo Villaggio ormai è un guru della polemica, un santone dello sberleffo, un’icona dell’anticonformismo intellettuale. Provoca ed è provocato, difficile trovare argomenti dei quali parlare, almeno per me. Perché lui ti porta dove vuole lui per dire quello che vuole lui come vuole lui e contro chi vuole lui. Fortuna che è tutta roba buona, anzi ottima. Leggere per credere...




Più di 35 anni di carriera di scrittore, ben quindici libri pubblicati, spesso ospite dei salotti letterari romani... insomma sei diventato un'istituzione editoriale o cosa?
No, è che in vecchiaia son diventato maldicente, rancoroso e ora che non sono poi così tanto famoso vengo invitato solo per questo motivo. Una serata tipica romana funziona così: vengono invitati ladri e intellettuali, quando c’è qualcuno che viene presentato dicono "Com’è carino lui". In realtà lo dicono per stimolarmi e così io posso scatenarmi con una serie di storie incredibili.

A proposito di vecchiaia, cosa pensi dei giovani d’oggi?
I giovani hanno perso i valori della loro cultura: noi eravamo felici dei nostri valori. Oggi chi è che vuole diventare un funzionario di banca? E hanno perso molto, hanno abolito la conversazione, si riconoscono mediante dei segni, che non è vero linguaggio. In compenso però hanno abolito la rottura di palle delle lettere d’amore. Io scrivevo lettere d’amore di 39 pagine. Oggi l’sms sta cambiando l’italiano.

Scrittura, lettura: a cosa servono i libri?
La televisione ha cambiato a tal punto la nostra vita che oggi si leggono solo Bruno Vespa, Andrea Camilleri, che - diciamocelo - non sono scrittori. I libri sono un bene di consumo che costa un sacco di soldi, si comprano solo a Natale e non c’è un italiano che la sera si metta a leggere invece che guardare la tv. La vincitrice del Premio Campiello è una diciannovenne e si rivolge alla gente della sua età. Noi non leggiamo più, c’è una dittatura silenziosa, televisiva. Chi comprerà un libro fra cinquant'anni? Io nelle librerie ho visto che gli italiani entrano con timidezza, chiedono - rigorosamente solo sotto le feste - un consiglio su cosa regalare, ma non sanno che siamo in mano a librai che ti vendono i libri più cari.

Che libri possiamo salvare in questo panorama apocalittico che hai dipinto?
Ho già vissuto la paura dello straniero e della delinquenza in passato, ed è nato il qualunquismo fascista. Beppe Grillo dice delle cose, ma Guglielmo Giannini si è inventato il movimento de l’Uomo Qualunque nel 1944, quindi niente di nuovo. Non c’è niente da fare: noi italiani abbiamo la mentalità del subito, i politici non sono marziani, sono la nostra proiezione, la mondezza di Napoli è la cultura napoletana. Anche lo sbraitare di Grillo non ha senso: siamo noi che abbiamo una cultura disposta ad accettare una mazzetta. È la prima volta che la borghesia italiana fa fatica ad arrivare a fine mese. Oggi le vacanze si stringono, si pagano a rate, si fa fatica tutti. Io mi vergogno e quindi non posso consigliarvi libri che vogliono vendere i librai: bisognerebbe far leggere ai nipoti, imporre ai diciassettenni La metamorfosi del signor Franz Kafka ma anche Il processo, o anche Memorie del sottosuolo e Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij, che ogni 15-20 anni vanno fatti rileggere perché dicono cose diverse a seconda dell’età in cui vengono letti. Al cinema bisogna guardare Federico Fellini, Settimo potere di Bob Wynn, non andare a vedere La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ejzenštejn... a proposito della battuta fortunatissima che feci in Fantozzi, quella su La corazzata Potëmkin che è una cagata pazzesca, non avete idea di che cosa è successo al teatro Lenin di Mosca quando la sottotitolarono in una sala dove c’erano 12.000 persone, ci fu un’esplosione, un’ovazione. Bisogna saper scegliere, insomma: io invece ho subito tutto il subibile. Noi da ragazzi andavamo in cineteca a sorbirci rassegne in cecoslovacco con didascalie in tedesco: una volta ricordo dettero La madre di Vsevolod Ilarionovic Pudovkin ma ci fu un tragico errore: misero prima la seconda pizza, quando il protagonista ha novant’anni e viene fucilato…

Come vedi il futuro?
Penso che tutti faremo una buona fine anche se ci sono cedimenti, il mondo non può che andare avanti migliorando. Penso che saremo sempre più felici nonostante le previsioni catastrofiche.

Cosa hai voluto raccontare nel tuo libro Storia della libertà di pensiero?
Nella tradizione cattolica il malvagio è Giuda, mentre io ho cercato di rivalutare la sua e altre figure bistrattate dalla storia. Nel libro parlo anche di tutti i personaggi che hanno fatto parte della vita di Gesù, non solo di Giuda, lui lo cito per ultimo proprio per dargli maggior risalto perché è il personaggio più importante, secondo me. Gesù aveva bisogno di un traditore. Giuda era indubbiamente il suo delfino, parlava tante lingue. Questo gesto lo ha reso per me il più santo dei santi. Lo scopo del libro insomma è dare il giusto peso a diversi personaggi che sono passati alla storia. Garibaldi per esempio non era la brava persona che tutti pensano: svelo infatti come invece di andare a cercare un medico per la moglie Anita andò a Venezia per divertirsi con due uomini. Il titolo? Il titolo è forse un po’ presuntuoso così come la copertina. Sembra un libro serio e in effetti lo è: la foto mia è sul retro, a differenza dei libri dei comici, no?


I LIBRI DI PAOLO VILLAGGIO


 

 

 

 
 
 
 
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