Intervista a Patrick Graham

Patrick Graham
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...Ovvero come uno stimato consulente d'azienda francese ti sfodera così per passatempo uno dei romanzi horror più terrificanti degli ultimi anni e stravince fior di premi letterari. Roba da montarsi la testa, ma Patrick se ne guarda bene, e si rivela uno degli scrittori più umili e con la testa sulle spalle che io abbia mai incontrato. Bella prova, messieur!

Perché l’utilizzo di uno pseudonimo e come l’hai scelto?

Perché non volevo che il mio libro interferisse con altre attività professionali che svolgo. Perché proprio quello pseudonimo? Perché Patrick Graham come nome mi piaceva da matti, tutto qua...

 

Ti definiresti uno scrittore di genere? E se sì quale: horror, thriller, romanzo storico...

Non mi definisco uno scrittore di genere perché non mi definisco proprio uno scrittore! Sono piuttosto un lettore appassionato che è riuscito incredibilmente a passare dall’altra parte della barricata e a scrivere storie. Come un bambino che nella soffitta di casa trova un baule pieno di polvere che contiene un tesoro, e ancora si stupisce del miracolo che gli è successo.

 

Non trovi che dietro al grande successo dei libri che danno letture diciamo così ‘eretiche’ della vita di Gesù ci sia più che una moda letteraria il bisogno di mettere in discussione dogmi che per troppo tempo nessuno ha potuto discutere? In altre parole è in corso un cambiamento culturale o si tratta solo di marketing editoriale?

Tutte le volte che scrittori o editori provano a fare marketing editoriale fanno solo buchi nell’acqua. Non si progettano i libri a tavolino, sono le storie che decidono di essere scritte. Quanto ai dogmi religiosi, sono stati dati millenni, secoli fa, e sono lì per essere messi in discussione. Anche perché - paradossalmente – metterli in discussione li rende più forti.

 

Perché i profiler di letteratura e cinema tendono ad avere visioni? Cos’è, una malattia professionale?

No, direi di no (ride, ndr). E’ semplicemente un meccanismo narrativo, un trucco se vuoi. Per l’agente speciale Marie Parks avevo bisogno di uno stratagemma che le permettesse di riprendere in mano un’indagine istruita nel Medioevo da un inquisitore. Certo, poteva leggerlo su un libro, ma poter farle rivivere in prima persona il fatto mi ha reso possibile rendere la mia storia più viva ed emozionante per il lettore, no?

 

Che tipo di ricerche storiche e bibliografiche hai svolto per scrivere Il Vangelo secondo Satana?

Ho condotto circa un anno e mezzo di ricerche nelle bibloteche della cristianità, in conventi e monasteri, grazie all’intercessione di un mio amico che lavora in Vaticano che mi ha aperto alcune porte, sapendo che avrei avuto molto rispetto per il tema trattato, per la religione. E che non avrei fatto scherzi.

 

Il tuo prossimo romanzo sarà del tutto diverso dal primo oppure ormai c’è un ‘genere Patrick Graham’?

C’è un ‘genere Patrick Graham’, e io lo seguirò: il prossimo libro sarà un thriller, sempre con Marie Parks protagonista. Ma l’atmosfera sarà ancora più cupa e spaventosa, ve lo assicuro.

 

Come lettore quali sono i tuoi gusti?

Oddio, i miei gusti sono infiniti! Mi piace leggere tutto quello che fa paura e ha il profumo di altri mondi. Stephen King (anche le cose pubblicate con lo pseudonimo Richard Bachman) su tutti, ma anche Umberto Eco e Patrick Süskind mi hanno profondamente influenzato e appassionato. [foto di Matthieu Jaïs]

 

I libri di Patrick Graham
 

 
 
 
 
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