Intervista a Patrick McGrath

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Squilla il telefono ed è Patrick McGrath. Impegnato in un tour promozionale in Italia per il lancio del suo ultimo romanzo, lo scrittore londinese trova il tempo per una chiacchierata affettuosa con noi di Mangialibri, da sempre attenti alla sua scrittura piena di ombre e sottotesti. Grazie, Patrick! La foto è di Basso Cannarsa.




Nei tuoi romanzi riesci a creare la suspense senza i soliti clichè, cadaveri in cui si inciampa per caso, lame che scintillano nel buio... Le tue storie tengono col fiato sospeso fin da subito, ma sembra che nascano praticamente dal nulla. Come fai?
Tutto emerge nel corso della scrittura, l’autore avverte come sta andando dipanandosi la storia e la sua esperienza gli dice quando rallentare o accelerare il ritmo. È in questo modo che si crea la suspense: senza premeditazione, insomma, e senza “effetti speciali”. Ma è difficile generalizzare, perché ogni scena richiede un certo tipo di organizzazione della scrittura tutto suo; altre volte invece è nella fase di editing che si realizza quando è il momento di alterare il ritmo, magari rallentando per inserire più dettagli, arricchendo l’atmosfera, cambiando l’illuminazione della scena, dove all’autore viene richiesta una capacità, per così dire, cinematografica.

Leggo che vivi tra Londra e New York. Come cambia la tua scrittura, fra i due continenti?
In realtà, non cambia. Quando scrivo, mi immergo nell’universo del romanzo appena mi siedo alla scrivania. Chiaramente, se il mio romanzo è ambientato a Londra e mi trovo a Londra, mi è più facile descrivere la città perché mi basta una passeggiata per fornire nuovo nutrimento alla mia fantasia, cosa che ovviamente è più difficile se mi trovo a New York. In quel caso, cioè se sono lontano, mi servo di altre fonti informative per creare l’atmosfera, l’ambiente e tutto il resto.

Se il tuo La guardarobiera potesse diventare un film, quale regista sceglieresti?
Visto che il romanzo è ambientato al teatro, mi piacerebbe che a dirigere la pellicola fosse un regista teatrale. Ci sono tanti ottimi registi che conoscono bene il teatro, di prima mano, mi piacerebbe che la scelta ricadesse su uno di loro.

In certi tuoi romanzi si parla tra l’altro di un disagio psichico che si manifesta con una patologia fisica. Tema molto caro a Cronenberg, con cui hai lavorato nel 2002 per Spider: non ti ha mai parlato di farci un film?
È un po’ che non incontro Cronenberg, sarebbe un grande piacere per me tornare a lavorare con lui.

Viceversa, in alcuni tuoi romanzi il disagio psichico del protagonista nasce da una condizione di invalidità. È il tema classico della deformità che si lega alla malvagità… o c’è dell’altro?
Io non tratto tanto di malvagità, perché sono convinto che già gli eventi della vita o la malasorte scatenino le crisi che segnano la nostra esistenza, tanto interiormente quanto esteriormente.

Nel tuo La guardarobiera tratti ancora del tema del paranormale, dei fantasmi, della reincarnazione: tutte ipotesi che nelle tue storie non trovano mai né una conferma, né una smentita. C’è davvero posto per queste cose nella psicologia moderna?
Penso che il disagio psichico venga spesso attribuito a cause paranormali o sovrannaturali, motivo per cui le persone si sentono poi perseguitate da entità spirituali o simili, come ad esempio nel caso di coloro che “sentono le voci” (che possono rivelarsi in seguito un mero frutto della fantasia). A tal proposito va precisato che proprio il fenomeno del sentire le voci è ancora molto diffuso, non solo fra coloro che hanno problemi mentali diagnosticati.

Henry James ha detto che “il romanzo è il punto di vista del personaggio”. Cosa ne pensi?
Certo, è un modo di vedere il romanzo. Ma James era anche interessato alla relazione tra il personaggio e l’evento, a quello stretto rapporto di reciproco condizionamento che fa in modo che l’evento contribuisca a definire il personaggio, proprio mentre il personaggio si pone in certa misura alla guida degli eventi che lo riguardano. Al punto che non si conosce veramente appieno un personaggio fino a che non lo si è visto in azione in occasione di un certo evento narrativo.

Stai già lavorando a un prossimo progetto? Cosa puoi rivelare in anteprima ai lettori di Mangialibri?
Sto lavorando a un romanzo in cui tratto della Guerra civile spagnola, in modo particolare delle ultime tre settimane della vita di Franco. La storia riguarda un padre e una figlia, la partecipazione di lui al combattimento contro il fascismo, pur essendo inglese, e il coinvolgimento di lei nel futuro della Spagna.

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