Intervista a Pietro Ingrao

Articolo di: 

La fortuna e il privilegio di ascoltare i ricordi e le riflessioni di uno degli uomini che hanno costruito la sinistra italiana non hanno prezzo. Per tutto il resto - ahinoi - c'è Mastercard. Ma la rabbia sotterranea di chi ha visto con i suoi occhi (e non metaforicamente) soffocare la voglia di utopia nel sangue o nell'indifferenza della massificazione (resta da stabilire quale modalità sia la più crudele) che ho visto vibrare nello sguardo di Pietro Ingrao è una cosa che porterò per sempre con me.




Che senso ha per te fare il punto della tua vita, del tuo attraversare il '900 proprio ora con questo Volevo la luna?

Sono di quella generazione che ha sempre un po’ paura di non aver detto tutto, di non essersi spiegato abbastanza. E’ difficile dare una nozione chiara, direi sensibile della portata della vicenda che abbiamo attraversato, di un secolo che inizia con la I Guerra Mondiale, una mattanza vissuta nelle trincee, che passa attraverso devastazioni enormi e si tuffa poi nella tragedia della II Guerra Mondiale, che esplode nel cuore degli anni ’30. Una tragedia che mi tira per i capelli : io da giovane volevo fare il cinema, mi interessavo poco di politica, ma compagni come Amendola mi incalzavano. Io resistevo, ma loro organizzavano incontri, manifestazioni, e alla fine mi hanno coinvolto... E’ difficile spiegare cosa ha significato l’irruzione di Hitler sulla scena mondiale, una figura che ha portato ad Auschwitz, all’inaudito, al mai pensato. In quegli anni ’30 intravedevamo i primi segni della tempesta, si apriva per noi un periodo che avrebbe portato con sé la riflessione su domande come : chi sei ? cos’è un essere umano ? chi è un proletario ? chi tiene le redini del pane e del formaggio ? Da questo parte la nostra esperienza, e lì la politica diventa un’altra cosa, lì incontriamo il comunismo.

 

E qui siamo a una svolta che ti segnerà per sempre...

Una seconda fase nella quale cominciano grandi interrogativi, si insinua il dubbio. Via via scoprivamo i crimini contro la libertà del socialismo incarnato, del leninismo nostra guida., ci si comincia a domandare se solo col modello sovietico si riesce a reggere l’urto del capitalismo trionfante. Peccato che io non sappia scrivere bene, perché rappresentare fedelmente il salto di quegli anni sarebbe straordinario.

 

Quanto è importante trasmettere la memoria di ciò che è stato alle nuove generazioni e quanto è importante che la memoria sia una cosa viva?

Spero che in questo libro si senta la grande domanda : a che punto siamo ? dove andiamo ? Finita la guerra presto ne è cominciata un’altra, ampie zone del pianeta bruciano, zone dove si muore ogni giorno, dove la devastazione non è raccontabile, dove non sembra più in campo nemmeno la speranza della pace. Possibile che sia ancora la guerra l’unica strada da percorrere ? Queste sono le questioni sulle quali ho cercato e cercherò sempre di chiamare gli italiani a riflettere e discutere.

 

Colpisce la scelta di interrompere il flusso di memoria di Volevo la luna con la morte di Aldo Moro...

Finisco con il delitto Moro per questo senso di chiusura di un’epoca italiana. Mi pare che da lì parta un’era nuova, un’altra Italia. Un’Italia nella quale siamo alle prese con problemi politici come sempre, ma anche con problemi di etica umana.




 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER