Intervista a Pulsatilla

Pulsatilla
Articolo di: 

Ci piacerebbe pensare che tutto sia partito da un blog verde acido, ma non è così. Valeria Di Napoli e la scrittura hanno stretto amicizia molto prima, se nel 2001 questa ragazza di Foggia arriva in finale al Premio Campiello giovani. Poi, solo poi, arriva il blog e passeranno ancora un paio d’anni prima che qualcuno della scuderia Castelvecchi noti on-line questo piccolo fenomeno saltellante e decida di pubblicarla con La ballata delle prugne secche. Da qui il passaggio alla Bompiani è breve, e... Incontriamo Pulsatilla alla presentazione del suo ultimo libro. O forse primo, stando a quello che sostiene lei stessa...

Giulietta Squeenz è il tuo primo romanzo, ma ancor prima è il tuo primo personaggio di finzione: quando e come nasce Giulietta?

Sì, La Ballata delle Prugne Secche effettivamente è un libro di “ragionamenti”: prendendo spunto da alcuni episodi autobiografici ne ho approfittato per sviluppare alcuni temi a me cari, rapporto con la famiglia, con il sud Italia, con la mia città, con il mio corpo, ed è un libro sostanzialmente satirico. Nel passaggio da Castelvecchi a Bompiani mi è stato chiesto espressamente di cimentarmi in un romanzo. Un romanzo Bompiani! Ciò voleva dire che sarei finita nel catalogo con Marguerite Yourcenar e Umberto Eco… Ho raccolto la sfida e, ovviamente, all’inizio, mi sono disperata, accartocciando fogli su fogli e gettandoli nel cestino, come la più stereotipata immagine dello scrittore in crisi, perché pensavo di non aver niente da dire, nessuna “storia da raccontare”. Finché un giorno non mi è venuto in mente che in realtà qualcosa che avevo bisogno di raccontare ce l’avevo anche io, potevo parlare in prima persona delle venti lunghe estati passate in un posto assolutamente privo di qualsiasi attrattiva, sperduto, in provincia di Catanzaro, Cropani Marina… Naturalmente, per sviare il lettore dalla mia autobiografia il romanzo l’ho ambientato in Cilento, e al personaggio ho dato il nome di Giulietta… scelto forse perché ho sempre pensato che così ci avrei chiamato la mia prima figlia. Dato che ho quasi 27 anni e nessuno ancora mi ha impalmato, intanto così ci ho chiamato il mio primo romanzo. E’ un personaggio cinico, antipatico, saccente, arrogante, non crede nell’amore, non crede in niente. Antitesi perfetta della Giulietta shakespiriana, il suo è un amore assolutamente antiretorico.

 

Questo libro fa ridere, eppure quello che vi si racconta non è quasi mai direttamente allegro: un amore infelice, una quotidianità mediocre, nessun amico, tranne un criceto e il Mostro. Eppure Giulietta un talento ce l’ha… ha una grande capacità di osservare e catalogare il mondo, è curiosa, ed è questo, forse, che alla fine la salva. Quanto c’è di tuo del modo di guardare di Giulietta?

Per me la scrittura è sempre stata la forma dell’organizzazione dell’esperienza. Sono nata in un contesto familiare che definire turbolento è poco: a casa mia c’era la guerra. E gli amici immaginari io ce li ho avuti davvero. Quando poi ho cominciato a tenere la penna in mano queste cose qui, che immaginavo, ho cominciato a scriverle, oltre a scrivere quello che mi accadeva realmente. Sul mio blog ultimamente mi è capitato di dover definire cosa vuol dire per me essere scrittore. Per me è la capacità di vivere le cose, cose che poi diventano ricordi e che vanno a finire nel tritatutto. Quando scrivo è come se premessi il pulsante di questo tritatutto: le lame si affilano e “trasfigurano” i ricordi e le esperienze in racconto. Non so se sarei riuscita a campare senza un pulsante da premere. Giulietta ha molto del mio sguardo sul mondo, è molto giudicante, ma non si sottrae al rapporto con gli altri, ha bisogno del loro contatto.

 

Hai circondato Giulietta di una pletora di personaggi davvero ributtanti (tanto che lei, nonostante non sia un campione di simpatia, risulta comunque quello migliore), ce n’è solo uno di spiraglio di luce, una voce, una spalla: il Mostro. Vuoi parlarcene?

E’ l’unico personaggio che capisce e non ostacola Giulietta, un gay molto colto, fisicamente rivoltante, che vive in una catapecchia abusiva senza porte né finestre in mezzo alla campagna. Come nasce… gli scrittori solitamente dicono che i personaggi vanno per cavoli loro, e questa cosa è vera. Stavo facendo trotterellare la Giulietta bambina nei campi quando all’improvviso io ricordo e “vedo” (e quindi lo vede anche Giulietta) questo contadino totalmente analfabeta della mia infanzia… Don Carmine. Ovviamente per stringere un rapporto di amicizia con Giulietta Don Carmine non poteva rimanere quello che era. Per questo si trasforma in un personaggio colto e disincatato, solidale alla causa di Giulietta, ma nel contempo capace di riportarla con i piedi per terra, è questo il suo compito, di ridimensionare lei e i suoi drammi, di ricordarle, ad esempio, che la sua aspirazione estetica per il suicidio si scontra con le sue floride tette: decisamente troppe per suicidarsi, risulterebbe ridicola, appesa al cappio, con quel suo corpo da matrona. Dal cappio dovrebbe penzolare una figura smunta, emaciata, pallida.

 

Hai scritto un libro in cui l’amore, totalmente unilaterale, è una specie di dannazione, che dà inizio a una serie di catastrofi, un amore vissuto per la sua assenza… Perché?

Perché è più comune di quanto non si creda valutare una relazione nella sua dimensione ideale e non nella sua dimensione di felicità concreta, tangibile. Daniele, il personaggio di cui Giulietta è innamorata, in realtà è uno sfigato di proporzioni epiche. Lei non ci ha a che fare e passa la vita a struggersi per quello che non ha. Cosa che, per quanto mi riguarda, è la specialità della casa e che mi accomuna a tante altre donne.

 

Ma Pulsatilla si diverte a scrivere e le interessa che gli altri si divertano?

A me diverte enormemente scrivere. La Ballata ad esempio è stata scritta in pochi mesi, preferibilmente di notte, da ubriaca. Questo secondo libro è stato sicuramente più complicato, ma è comunque stata una gioia. Quando scrivo è come se si aprisse una scatola da cui le parole vengono fuori da sé, e da cui io attingo a piene mani. [foto di paolo soriani]

 

I libri di Pulsatilla

 

Premio Mangialibri 2007 (anche) a Pulsatilla, leggi qui

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER