Intervista a Ricardo Menéndez Salmón

Ricardo Menéndez Salmón
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In Spagna è tra gli scrittori più acclamati della sua generazione, i suoi romanzi sono amati da un numero sempre crescente di lettori, e il suo L'offesa è stato più volte insignito di importanti premi e riconoscimenti (tra i quali il Premio Juan Rulfo). Di persona, Ricardo Menéndez Salmón si rivela un piacevole conversatore, fortunatamente senza la spocchia che ci si aspetterebbe da un giovane autore di successo.

Quello che colpisce il lettore del tuo romanzo L'offesa è la descrizione che fai del dolore e, soprattutto, della sua assenza. Nel determinato periodo storico in cui è ambientato il romanzo, quello del nazismo trionfante, non pensi che il "distacco" di Kurt possa essere una fortunata forma di atarassia?

Nel libro il termine "atarassia" non si trova mai ma mi piace molto l'uso di questa parola, legata alla tradizione filosofica, perché sottende esattamente al discorso che intendevo fare della mancanza di dolore.

 

Già nel tuo libro precedente, La noche feroz, hai parlato del male nel mondo. E' un caso o potremmo definirla la tua cifra stilistica?

Credo che questo sia un elemento cruciale delle mie opere. Il male è un problema cruciale nelle sue due componenti: quella terrena, umana, contingente e l'altra, più metafisica, che aleggia sopra gli esseri umani. Il male mi interessa molto perché credo che sia collegato al problema della libertà e del libero arbitrio.

 

In questo libro fai una vera e propria mappa dell'orrore in Europa durante la seconda guerra mondiale. C'è un motivo particolare per cui hai deciso di rappresentare proprio quella parte del continente europeo?

Lasciando di lato l'Unione Sovietica, questi tre paesi (Francia, Inghilterra, Germania) rappresentavano tre grandi assi della storia umana. Francia e Germania hanno sempre dimostrato due stili e visioni di vita totalmente diversi: l'una più liberale ed aperta, l'altra più rigorosa ed imperiale. In quel determinato periodo storico, l'Inghilterra si è sacrificata per un ideale: la sua battaglia è stata determinante per la sconfitta del potere di Hitler.

 

Quando ho finito di leggere il libro, mi sono domandato: chi subisce davvero l'offesa più grande?

Ho volutamente scelto di rappresentare degli individui che mostrassero senza ombra di dubbio chi sono i malvagi, chi é il boia, che fisicamente preme il bottone o prepara la corda. Ho usato cioè dei chiari elementi iconici. Credo, quindi, che sia un'offesa generale, che riguarda tutti.

 

In un'intervista del 2004 hai detto che lo scrittore vive con la sua opera, la porta addosso come un parassita...

Sono dell'opinione che lo scrittore viva con la propria opera costantemente, ventiquattro ore su ventiquattro, indipendentemente dalle attività fisiche che fa. Uno scrittore vive in pieno quello che crea e non può ragionare a compartimenti stagni, non è in grado quindi di separare la sua opera dalla vita di tutti i giorni.

 

Hai definito Onetti il più grande scrittore del ventesimo secolo in lingua spagnola. Pensi di dovere qualcosa al grande autore uruguayano?

Ritengo che Onetti sia uno scrittore atipico. Per prima cosa, con il suo libro Il pozzo del 1939 ha dimostrato di essere uno scrittore esistenzialista anti-litteram, in un'epoca in cui l'esistenzialismo ancora non era stato creato. Ma non credo di avere un legame particolare con Onetti. Mi ha sempre stupito la sua aggettivazione variegata, che riesce a descrivere il mondo in maniera estremamente esauriente. Un terzo motivo è il suo legame evidente con scrittori come Faulkner. [un ringraziamento particolare al Prof. Matteo Lefèvre che ha permesso di dialogare con lo scrittore]

 

I libri di Ricardo Menéndez Salmón
 

 

 
 
 
 
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