Intervista a Roberto Alajmo

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Guardando la tua carriera di scrittore dal di fuori - o perlomeno tentando di farlo - quanto pensi di aver ricevuto dalla tua Palermo e quanto di averle dato?
Ho ricevuto molto. Indubbiamente. In termini di ispirazione. Ma non la vedo come una partita di dare e avere. La città sa essere molto crudele, quando vuole. Ha gli artigli, come la Praga di Kafka. Eppure è capace anche di tenerezze repentine.

Esiste una 'sicilianità' in letteratura, una cifra che è comune a tutti i grandi narratori siciliani e solo a loro pur nelle loro differenze?
Certo: la Sicilia è una colossale metafora. Uno scrittore siciliano di talento non è mai provinciale, nemmeno quando parla del suo paesello. Perché quel paesello è una specie di Aleph, che contiene ogni altro paesello esistente al mondo. Difficile sfuggire al proprio destino siciliano, per uno scrittore.

Nel tuo romanzo La mossa del matto affogato vi è il ricorso all’utilizzo della metafora scacchistica. Ci puoi chiarire il motivo di questa scelta?
Il matto affogato che c’è nel titolo è lo scacco più umiliante per chi lo subisce. Credi di vincere, e improvvisamente hai perso, circondato dai tuoi stessi pezzi, impossibilitato a fare qualsiasi mossa per sottrarti allo scacco che l’avversario ti dà con l’ultimo pezzo che gli è rimasto. Ti devi arrendere proprio nel momento in cui la tua superiorità risulta schiacciante. È in una condizione del genere che si viene a trovare il protagonista, Giovanni Alagna.

Da dove nasce la storia di Alagna?
Ne ho conosciuti parecchi, nell’ambiente della cultura e non solo. È uno di quelli che dragano denaro pubblico e accantonano per uso personale. Uno di quelli che pensano di poter prendere in giro tutti e per sempre. Ma la realtà è che puoi prendere in giro qualcuno per sempre, o tutti per un breve perioso. Tutti, e per sempre, no.

Quanto sono importanti la cronaca, la denuncia sociale, l'irruzione del reale nella e per la tua scrittura?
C’è un’osmosi continua, fra cronaca e letteratura. Almeno nel mio modo di lavorare. Certo, poi la cronaca è sempre trasfigurata.

Scrivere per il Teatro, oltre che un'espressione artistica, è anche una sorta di 'utile allenamento' per uno scrittore?
Un utilissimo allenamento: così impari che è meglio tenertene alla larga.

Il blog è uno spazio che utilizzi con efficacia e costanza: che rapporto hai con internet in generale?
Lo adopero in maniera molto empirica, in realtà, e quando serve mi faccio aiutare. È una macchina di gran lusso, alla quale ho attaccato un asinello. E mi faccio tirare da lui. Però è utile per tenere i contatti col mondo.

A che progetto stai lavorando attualmente?
È un viaggio in Sicilia. Rivedo quello che conosco e cerco di spiegarlo, spiegandomelo.


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