Intervista a Russell Shorto

Russell Shorto
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Ti guarda di sottecchi, si vede che ti studia, che cerca di inquadrarti. Mentre con elegante nonchalance, con quel briciolo di snobistico sarcasmo che fa impazzire le donne, recita la sua parte di affabulatore. Giornalista investigativo free-lance nato in Pennsylvania e trapiantato ad Amsterdam, Russell scrive soprattutto per il New York Times, ma si ritaglia il tempo per scrivere saggi documentatissimi e brillanti capaci di avvicinare il grande pubblico a temi e personaggi erroneamente ritenuti troppo difficili o intellettualistici. Onore al merito, mr. Shorto.
In che senso Cartesio è il cardine di quella che noi chiamiamo 'modernità'? 
Oggi siamo abituati a pensare a Cartesio come a un matematico, l'inventore della Geometria analitica, o come il filosofo che ha formulato il concetto di dualismo, secondo il quale i pensieri afferiscono a un piano diverso rispetto a quello del mondo fisico. Ma per i contemporanei era colui che col suo 'metodo' (in soldoni il rifiuto delle asserzioni dogmatiche e la costruzione della comprensione dle mondo su osservazioni documentabili) aveva messo in crisi irreversibile il principio di autorità e la tradizione, oppure persino uno scienziato che lavorava sul problema di allungare la vita umana di decenni e decenni. Dopodiché, io non avevo nessuna intenzione in realtà di scrivere un saggio su Cartesio e sul suo ruolo nella cultura moderna, è solo che sono rimasto affascinato dalla misteriosa vicenda del furto delle sue ossa quando mi è capitata sotto gli occhi. Naturalmente è legittimo ritenerlo uno dei fondatori della modernità. 
 
In che modo hai proceduto con le ricerche per scrivere il saggio? 
Prima di tutto ho passato un mucchio di tempo senza procedere affatto, limitandomi a pensarci su. Continuava a ronzarmi in testa l'idea di un libro su Cartesio. Negli anni ho imparato a fidarmi del mio istinto, così ho capito che l'idea era buona, che non si trattava solo della strana storia di un furto di ossa, ma c'era una potente metafora. Poi via via ho cominciato a fare ricerche sui vari personaggi coinvolti nella vita di Cartesio, a partire naturalmente dall'ambasciatore Cuviet. 
 
Ossa trafugate come reliquie, cartesiani che si riuniscono come una setta segreta: ci sono anche un tocco di mistery e uno spruzzo di gotico nel libro, è un ingrediente cercato o è venuto per caso? 
Beh, è innegabile che ci sia qualcosa di macabro in una storia che ruota attorno a delle ossa umane, soprattutto se pensiamo all'usanza di quel tempo di usare le ossa come ornamento o materia prima - nel caso di Cartesio per gioielli: però non sono affatto cose inventate, bensì elementi storici. 
 
Della vita di Cartesio trovi anche modo di approfondire un aspetto quasi inedito: la tragica vicenda della figlia ... 
Cartesio era un uomo sgradevole, egocentrico, arrogante, privo di amicizie, che non ebbe mai una vita sentimentale, al punto che sappiamo che il 15 ottobre 1634 ebbe un rapporto sessuale perché addirittura ne prese nota, vista l’eccezionalità dell’evento. Sua partner in quell’occasione una tale Helena Jans, domestica del suo amico Thomas Sergeant. Da quell’amplesso nacque una bambina, Francine, e da allora Cartesio ebbe una sorta di famiglia: presentava Helena come sua domestica, ma riconobbe Francine come sua figlia e la fece battezzare. Fu l’unico grande amore della sua vita, ma finì in modo terribile solo cinque anni dopo per una banale scarlattina che portò la bambina nella tomba e con lei ogni residuo di affabilità e calore umano del filosofo misantropo. Ho collegato questa vicenda alla questione del dualismo mente-corpo che ha reso celebre Cartesio: proprio in quegli anni di emozioni violente Cartesio ha avuto l’idea che le passioni fossero un legame, un ponte, un’interfaccia tra mente e corpo, perché si avvertono in entrambi e in entrambi causano dolore. 
 
Ogni saggio scientifico, storico o filosofico che abbia un approccio divulgativo fatalmente si attira le critiche di chi teme la banalizzazione di argomenti complessi: come rispondi a queste accuse? 
Rispondo sottolineando che non ho affatto l’impressione di aver banalizzato alcunché, ovvio che c’è una differenza tra un manuale di Filosofia e un saggio divulgativo, ma la Filosofia deve essere radicata nella Storia e nella cultura generale. In fondo la ricerca di Cartesio è stata soprattutto epistemologica, quindi anche se può essere affrontata con un approccio accademico riguarda tutti noi che affrontiamo questi dilemmi ogni giorno della nostra vita. Siamo tutti filosofi, no?
 
I libri di Russell Shorto

 

 

 
 
 
 
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