Intervista a Ruth Ware

Incontriamo Ruth Ware, impegnatissima nel suo viaggio promozionale in Italia, per conoscerla meglio e sapere qualcosa in più del suo nuovo romanzo. Autrice di bestseller apprezzatissimi, è una donna sorridente e solare, al contrario delle sue storie buie e inquietanti. Disponibile e gentile, risponde divertita alle nostre curiosità.




Isa, Fatima, Kate e Thea ‒ le protagoniste del tuo Il gioco bugiardo ‒ formavano un gruppo molto chiuso, con le sue regole e i suoi segreti. È una modalità abbastanza diffusa tra le ragazze, da sempre. Trovi che le donne siano più affascinate dai segreti rispetto agli uomini?
Non so. E grazie per la domanda. Non so se le donne siano più affascinate dai segreti. Probabilmente le donne semplicemente sono condizionate a dire quello che la gente vuole sentirsi dire. Siamo tirate su da ragazzine in modo tale da essere educate, dobbiamo dire le cose che sono socialmente accettabili. Ci viene insegnato a non dire tutto quello che pensiamo ma piccole menzogne per compiacere gli altri. Forse per gli uomini è un pochino socialmente più accettabile l’essere diretti. Comunque poi, quando si tratta di questioni importanti, credo non ci siano grosse differenze tra uomini e donne.

Che ruolo ha Tide Mill nella tua storia? Non è una semplice ambientazione, ma quasi un'atmosfera, qualcosa che pesa sui personaggi, un po' come i castelli nei romanzi gotici dell'800. Nemmeno il nome sembra casuale, ma alludere piuttosto ai moti delle maree…
Mi fa piacere che ti sia piaciuto il mulino, piace anche a me. Mi è piaciuto tantissimo raccontare e scrivere di questi luoghi così pieni di atmosfera nei miei libri. In realtà la scelta di questo luogo è stata la prima cosa nella genesi di questo libro. Ero in vacanza in Francia, in un piccolo villaggio nel sud della Francia, e ho visto questo edificio; immediatamente ho sentito un grande trasporto verso questo mulino e ho pensato che un giorno lo avrei inserito il qualche libro. C’è voluto un po’ di tempo ma poi è successo. Perché proprio in questo romanzo? Forse perché simbolizza un po’ il castello di menzogne creato da queste ragazze. Il mulino è fragile, costruito su un terreno eroso dalle maree, sulle sabbie mobili che si muovono insieme alle maree. È un posto bellissimo ma al tempo stesso pericoloso. Per Kate è il simbolo del passato, del papà. Vorrebbe venderlo ma non può venderlo perché è pericoloso. È come lui legata a questo passato da cui non può scappare.

Trovi esatta la definizione di "thriller psicologici" per i tuoi libri? O ti pare riduttiva?
Mi piace sicuramente questa definizione, ne leggo tantissimi, è il mio genere preferito. Ma ho sempre pensato che non descriva perfettamente i miei libri. Infatti sul mio sito web, dove posso scegliere io come chiamarli, li definisco “psychological crime thrillers”, giallo thriller, giallo psicologico, perché nei miei libri c’è l’elemento del whodunit (ndr. contrazione dell’inglese “Who has done it?” che definisce il giallo deduttivo, ovvero il giallo classico ad enigma), che connota un genere letterario preciso e che ha come capostipite Agatha Christie. I miei libri sono un po’ a cavallo tra i due generi e per questo non sono facilissimi da classificare. Però thriller va bene al mio editore, va bene per gli scaffali dei miei libri, e quindi va bene anche a me.

Ne Il gioco bugiardo scavi molto nelle personalità di Isa, Fatima, Kate e Thea. Come crei un personaggio e la sua anima? Decidi tutto a tavolino prima oppure il personaggio si definisce man mano che scrivi il romanzo?
Non so rispondere esattamente a questa domanda. Quello che posso dirti è che io ho in mente i miei personaggi, penso a loro molto prima di cominciare a scrivere. Per contratto scrivo un libro all’anno e di solito completo la stesura intorno ai mesi di giugno/luglio. Poi nei sei mesi successivi mi dedico all’editing, alle correzioni, a queste cose. È in questa seconda metà dell’anno che comincio a pensare al mio libro successivo, in particolare ai personaggi. E diciamo che per quattro, sei mesi non faccio che comunicare con loro, scoprire le loro personalità. Quando ho cominciato a scrivere il mio ultimo libro sapevo già che avrei voluto quattro donne molto diverse l’una dall’altra, perché volevo esplorare come quattro persone che hanno più o meno la stesso la stessa età, lo stesso background, lo stesso livello economico possano reagire allo stesso evento. Volevo parlassero in maniera diversa, reagissero in maniera diversa.

I tuoi libri sono stati opzionati per il cinema e la tv. C’è un’attrice che ti piacerebbe da morire vedere interpretare una tua storia?
È una domanda divertente alla quale è difficilissimo rispondere. Di solito quando vedo un film mi concentro più sul personaggio che sull’attrice che c’è dietro. Ma soprattutto c’è il fatto che per me i miei personaggi sono così reali che è come se ti chiedessi chi vuoi che interpretasse tuo padre: non penseresti mai che Sean Connery possa interpretare il ruolo di tuo padre. Se poi hai suggerimenti da darmi, sarò ben lieta di ascoltarli, me li rivenderò come miei!

Sappiamo che hai figli piccoli. Qual è il segreto per scrivere un romanzo all'anno ed essere una mamma indaffarata nello stesso tempo? Avete anche in Inghilterra le chat WhatsApp dei genitori? Le mamme italiane ci scrivono centinaia di messaggi ogni giorno!
No, noi non abbiamo chat WhatsApp. Però quando ero incinta leggevo tanto un social media dove trovi consigli, suggerimenti su come fare la mamma, anche cose importanti. Trovi le informazioni che cerchi ma soprattutto capisci che le cose che stai passando le hanno passate anche altre persone. Quando i miei figli erano piccolini cercavo di scrivere durante i loro sonnellini. Adesso che vanno a scuola è più facile. Diciamo che ho tutta la mattinata per me, cinque ore senza interruzione durante le quali mi chiudo nel mio studio, chiudo la porta e comincio a lavorare, non faccio altro. Non mi occupo delle lavatrici, nient’altro. Poi alle tre del pomeriggio vado a prendere i bambini e faccio tutte quelle cose che non ho fatto in quelle cinque ore.

Oltre che una scrittrice di gialli sei anche una lettrice di questo genere oppure per rilassarti leggi libri completamente diversi?
Leggo tantissimi gialli e thriller, soprattutto perché il vantaggio di essere una scrittrice è che le case editrici ti mandano tantissimi libri, principalmente per posta, perché magari vogliono una citazione, un commento. Quindi ogni mattina mi arrivano un sacco di libri fantastici nella casella della posta. Però quando inizio a scrivere un nuovo soggetto cerco di evitare di leggere simili a quello che sto scrivendo io. Poi, quando ho le idee chiare, la voce del narratore, i personaggi, la trama, ricomincio. Quindi nei primi tre mesi della stesura di un nuovo libro cerco di leggere cose completamente diverse come non fiction o romanzi storici, qualcosa di completamente diverso.

Hai pubblicato anche cinque romanzi Young Adult. Ti piace scriverne?
Sì, mi piace tantissimo scrivere libri per teenager. Poi quando ho raccolto l’invito a scrivere un libro per adulti ho dato una specie di addio al celibato. Lì ho cambiato genere e cominciato a scrivere per adulti, l’editore ha cominciato ad insistere perché ne arrivassero altri. Però sì, mi piace moltissimo scrivere libri per i più giovani.

I LIBRI DI RUTH WARE



 

 
 
 
 
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