Intervista a Sanda Pandža

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Scopro Sanda Pandža grazie al suo bellissimo esordio letterario. Guardando alcune sue interviste televisive e il suo sito (è un’affermata wedding planner) vengo colpito dal suo sorriso luminoso e dall’estrema eleganza, che avevo già incontrato tra le pagine del suo romanzo. Pensando a tutto ciò che ha vissuto nella natia Croazia mi vengono spontanee alcune domande che ho il piacere di farle via mail.




Leggendo il tuo romanzo Una ragazza con la valigia non ho potuto fare a meno di chiedermi quanto questo libro racconti di Sanda Pandža. Quanto, cioè, vi sia di autobiografico nella storia di Petra…
La storia di Petra mi appartiene molto, c’è un mondo intero ed intenso dietro di lei, un mondo che andava ricostruito in modo completamente nuovo e del tutto diverso. Inizia con Petra bambina per arrivare a Petra ragazza che vive una vita apparentemente normale nella mia meravigliosa Spalato, racconta la sua infanzia e l’adolescenza, il rapporto conflittuale con i genitori, la scoperta dell’amore e della sessualità e la sua profonda amicizia con l’amica Maja. Sullo sfondo c’è il comunismo di Tito ‒ quel comunismo che ha proposto l’uguaglianza materiale e ha negato la realtà più profonda dell’essere umano ‒ la sua morte e l’inevitabile crisi che ne deriva fino ad arrivare al conflitto tragico e disumano. Petra è il movimento, Petra non si ferma davanti ai silenzi, davanti alle mezze verità, Petra non accetta l’obbedienza ad una ragione fredda che la nega come essere umano e come donna. Petra smuove le acque stagne dell’inerzia secolare, scoglie i ghiacci dell’anaffettività, Petra è la rinascita. Il romanzo per la maggior parte è autobiografico: attraverso molti personaggi reali, nei suoi contenuti storici, nei racconti dei rapporti e nei conflitti che ne derivano. Ma il vero cuore del libro che lo fa pulsare, che fa vivere la storia è la voce narrante di Petra. La vitalità, il movimento, il rifiuto, la ricerca costante della libertà sono capacità di un identità di una donna che sono oggi e che ho trasferito a Petra. Una donna libera.

La Croazia è nella mentalità comune sinonimo di belle spiagge e mare cristallino. Molti, infatti, sembrano aver dimenticato i terribili fatti avvenuti quasi vent’anni fa. Quanto è rimasto, invece, nel popolo croato di quella terribile guerra?
Mi fa piacere che nell’immaginario la parola Croazia evochi la bellezza delle spiagge e del mare cristallino perché ne ha bisogno per riemergere del tutto! Tuttavia, c’è ancora molto da fare perché le cicatrici di una guerra terribile sono ancora visibili. Spesso sento dire che non bisogna dimenticare ma non basta, anzi: va ricercato e capito il motivo per cui tragedie simili accadono tra gli esseri umani, dove l’uguaglianza è alla base della nascita di ogni uomo. La guerra è l’atto finale di una tragedia nata e crescita molto tempo prima, in un pensiero che si è ammalato. Ed è proprio questo che va sottolineato: solo trasformando questo pensiero si riesce a ripartire, senza cadere più nella trappola mortale dell’unione tra ragione-religione o del nazionalismo che ancora oggi, purtroppo, in Croazia vengono proposti.

La guerra ha minato la vita degli abitanti della vecchia Jugoslavia in ogni suo aspetto, anche e soprattutto nei rapporti personali. Maja e Petra erano amiche del cuore prima della guerra, nonostante le loro diversità “etniche”. Mi domando: con il passare degli anni, i croati sono tornati ad essere amici e fidarsi dei “cugini” serbi?
Anche se da pochi anni, si assiste a un ritorno alla normalità: oltre ad uno scambio al livello politico ed economico, c’è anche quello culturale: tuttavia, in molte occasioni manca la spensieratezza e la diffidenza si sente ancora molto.

A proposito di questa bella amicizia: Petra ha mai riabbracciato Maja?
Il rapporto di amicizia tra Petra e Maja rappresenta quella bellezza limpida dei rapporti onesti e inossidabili che non conoscono ostacoli di nessun genere. Quando la tragedia piomba nelle loro vite e minaccia di trasformare il sentimento di Petra nei confronti della migliore amica in odio, Petra lo rifiuta categoricamente perché intuisce che avrebbe distrutto tutto il bello che c’è stato fino a quel momento. Maja è la costruzione dei due personaggi reali in uno. Purtroppo, “Petra” non ha mai più rivisto “Maja” ma sa che sta bene...

Da donna che ha lasciato il suo Paese per lo stesso motivo, qual è la prima cosa che ti viene in mente se pensi alla Croazia? E qual è la prima che ti manca?
La prima cosa a cui penso se penso alla Croazia: al mare. La prima cosa che mi manca è: il mare.


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