Intervista a Sandra Newman

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Incontro la bostoniana Sandra Newman in un bell’albergo del centro di Roma, a due passi dal Pantheon. È una signora dal sorriso aperto e dai riccioli bianchi, con la quale è davvero un piacere chiacchierare. Della sua scrittura, dei suoi personaggi, del mondo, dei social network, del Nobel per la Letteratura.




Il tema del confine tra sogno e realtà, di quello che c’è in mezzo, è un tema molto shakespeariano. È forse per questo – o anche per questo – che hai scelto di ambientare metà del romanzo nel periodo elisabettiano?
È chiaro che mentre scrivevo me ne sono resa conto sempre di più, però è stato soprattutto un colpo di fortuna, perché ho cominciato a scrivere I cieli raccontando la storia di una donna che viaggia indietro nel tempo e ha una relazione con William Shakespeare: l’espediente narrativo più facile e più congeniale per me è stato quella di farla viaggiare nel tempo durante i sogni, altri magari avrebbero scelto delle macchine – c’è un filone letterario nobilissimo al riguardo. Mi sono a quel punto trovata immersa nel tema della vita che in realtà è un sogno, che è senza dubbio molto shakespeariano.

Che donne sono Kate ed Emilia? Sono due facce della stessa donna o sono diverse? O forse una è il sogno dell’altra?
È molto interessante questa domanda e mi permette di spiegare in modo analitico il rapporto tra le mie protagoniste. Nel romanzo Emilia è il sogno di Kate, ma Kate è colei che la sogna. La donna del 2000 è una sognatrice, la donna del Cinquecento è molto più con i piedi per terra, pratica per non dire pragmatica, calata nel mondo. Inoltre come ben sai Kate è un personaggio di fantasia, mentre Emilia Bassano Lanier è realmente esistita. Per cui i rapporti tra le due donne sono più complicati di quanto sembri…

I cieli è un romanzo dalle molte facce, è tante cose insieme. Una di queste è per caso è una satira della borghesia liberal statunitense? Penso per esempio al circo di personaggi che frequenta l’appartamento di Sabine…
Lo è senza dubbio, ma non una satira cattiva, è anzi benevola tutto sommato. Prova ne è il fatto che i personaggi della cerchia di Sabine sono personaggi comici, persone che cercano di acquisire un’importanza, di cambiare il mondo in modo più buffo se vogliamo ma anche più leggiadro rispetto a come Kate cerca di modellare la Storia per salvare il mondo dalla distruzione, con gli esiti che i lettori scopriranno. Mi serviva anche ad alleggerire un po’ il clima del romanzo.

Fai un uso di Twitter molto creativo. Pensi che i social possano essere uno spazio utile per la poesia e la letteratura?
Twitter è l’unico social network che conosco bene e “frequentandolo” mi sono resa conto che spesso si leggono in giro vere e proprie piccole opere d’arte, è capitato anche a me di pubblicare tweet molto apprezzati ma ancora più spesso mi è capitato di notare veri talenti, gente che poi ha pubblicato anche libri. Mi ricordo un esempio davvero notevole, una persona che si lamentava su Twitter del fatto che i suoi amici si fossero completamente dimenticati il suo compleanno. Uno dei suoi amici gli ha scritto circa 200 tweet di scuse che messi tutti insieme compongono un poema intitolato Il compleanno di Daniel Parker che descrive un party tra il grandioso e lo spaventoso: questo poema è stato poi trasformato in un libro strano, brillante e divertente. Ma non basta: tutti i partecipanti alla festa nel poema poi hanno organizzato un party nella realtà vestendosi e comportandosi esattamente come descritto dal poeta! Ecco, ogni tanto su Twitter spuntano queste cose incredibili, poi la gente torna a twittare in modo ordinario.

Il 2000 con cui inizia I cieli è probabilmente il 2000 che avremmo tutti voluto. Più che un’utopia sembra un’occasione persa…
È vero. Aver ambientato l’incipit del romanzo in quel tipo di 2000 ha anche il senso di sottolineare quanto siamo andati vicino a realizzare quel sogno: sapevamo benissimo cosa fare e non lo abbiamo fatto. Ci arriveremo forse nel 2050. A patto che già dal 2025 si lavori per rendere quel sogno realtà. Non vedo segnali in questo senso, per il momento.

È arrivato il Nobel per la Letteratura 2019 e ancora una volta nessuno dei grandi scrittori statunitensi lo ha vinto. Credi che esista una sorta di pregiudizio dell’Accademia del Nobel?
Beh, abbiamo avuto Bob Dylan, a dire il vero. Comunque devo dire che personalmente più è sconosciuto al grande pubblico lo scrittore a cui viene assegnato il Nobel, più io sono soddisfatta. Credo che il pregiudizio ci sia davvero, o meglio credo che coloro che assegnano il Nobel per la Letteratura – e io li adoro per questo – utilizzino il palcoscenico che hanno a disposizione per “bilanciare” la realtà. Il mondo premia eccessivamente un Paese che non lo meriterebbe e loro vogliono sottolinearlo trascurandolo ostentatamente.

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