Intervista a Sebastian Faulks

Sebastian Faulks
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Un gigante. Buono, spero. Occhi profondi, chioma biondo-rossa, sembra un vichingo, a momenti non passa dalla porta, oddio siamo proprio sicuri che sia qui per l'intervista? Mi alzo, mamma mia: sorrido e ci accomodiamo. Coglie il mio imbarazzo e fa di tutto per farmi sentire a mio agio. Scopro in lui una persona molto affabile, sagace e divertente che non risparmia in diretta qualche parodia di suoi illustri colleghi... peccato non aver avuto una telecamera!


 

Ti consideri un autore romantico, un autore di romance?

Non mi considero un romanziere romantico, ma solo un romanziere che scrive romanzi seri, che riguardano la natura dell’essere umano. E nell’esaminare questi temi ho ambientato i libri nel XX secolo e in particolare nei momenti segnati dalle guerre perchè le circostanze estreme dicono molto di più della natura umana. Il mio libro più famoso forse è Il canto del cielo, ma gli ultimi libri hanno temi duri come la psichiatria per sondare quell’enigma che è la coscienza umana. Poi qualche anno fa venni contattato dalla famiglia Fleming, cercavano un autore per scrivere un libro su James Bond e sono stato molto contento di accettare, avevo bisogno di scrivere qualcosa di più divertente, ma non prevedo di scrivere ancora romanzi d’azione nonostante mi sia molto divertito a farlo.

 

Hai fatto anche parodie di scrittori famosi, un'attività insolita...

In Inghilterra c’è un programma radiofonico, un quiz letterario al quale io partecipo spesso: alla fine della trasmissione ci è richiesto di fare la parodia di alcuni scrittori famosi... la prossima settimana mi toccherà riscrivere la fine di Harry Potter in stile Rowlinghiano e considerando che non ho mai letto un libro della saga del popolare maghetto ho pochissimi giorni per farlo! Tra le parodie che ho fatto ce ne era anche una di James Bond che andava a fare la spesa e si calava dal soffitto ed aveva una pistola nascosta nel carrello e uccideva un paio di persone, ma non credo che la famiglia Fleming non l’abbia ascoltata, altrimenti non mi avrebbero chiamato.

 

Perché proprio Sebastian faulks per un romanzo di james Bond? Non è una scelta un po' assurda?

Immagino che i Flaming mi abbiano scelto per un voluto bizzarro accostamento o forse hanno letto un mio libro ambientato durante la guerra fredda che può averli convinti del fatto che sono in grado di muovermi in diversi ambiti. Ho cercato di fare in modo che il mio James Bond riprendesse le mosse del Bond letterario, quindi un po’ meno vicino al supereroe invincibile proprio dell’immagine cinematografica. Volevo mantenere il senso di vulnerabilità di un uomo esposto ai pericoli che ha una pistola piccola, che è spesso in pericolo. Nel libro sono presenti in misura minima i gadget sofisticati di Bond, al contrario ho messo in evidenza l’amore di Ian Fleming per i treni, gli aerei, i mezzi di trasporto strani come l’ecronoplano che mi ha veramente incuriosito. Non ho peraltro avuto limitazioni né pressioni nella stesura, tanto che io per primo ho chiesto se avessero preferito che il libro fosse ambientato negli anni immediatamente successivi alla morte di Fleming in modo da dare una certa continuità, gli unici limiti me li sono imposti da solo, così ho cercato di abitare lo stile del creatore di James Bond. Occasionalmente ho tentato di dare una sfumatura più intimista a Bond come faccio con i miei personaggi, ma presto mi sono reso conto che Bond non è così bravo a pensare e così ho lasciato perdere e mi sono concentrato sull’azione. Inizialmente ero dubbioso sull’accettare o meno l’incarico: non leggevo Fleming dall’adolescenza, allora ho ripreso in mano i suoi libri, li ho riletti e mi son reso conto che sono ancora convincenti, così ho accettato. Imitare il suo stile è stato semplice, e così capirne la struttura e lo stile narrativo, ma a parte lo stile era il tono la cosa più difficile da riprodurre perché riesce, grazie a parole messe qua e là, a trasmettere la sensazione di uno sguardo dall’alto in basso.

 

In Inghilterra ci sono comunità di scrittori molto chiuse ed elitarie come accade negli Stati Uniti?

Non mi sento parte di una sorta di società letteraria, ma certo conosco tanti scrittori. Ci sono molti festival letterari qui da noi e ci si incontra, ci si saluta. Molti autori sono timidi, riservati, strambi, gelosi, io preferisco infatti stare insieme ai giornalisti che conoscono un po’ di tutto, dalla politica allo sport dalla letteratura al resto.

 

Hai scritto anche per il cinema: che esperienza è stata?

Ho scritto una sceneggiatura per un film tratto da Il canto del cielo in elaborazione da 15 anni, ma è un processo lungo e difficoltoso. Scrivere sceneggiature è diverso dallo scrivere romanzi, bisogna pensare in immagini e c’è poco spazio per l’interiorità dei personaggi, poi attorno ad un tavolo ci sono sempre molte persone che discutono e si limitano a dire che così non va senza però spiegarti che cosa c’è che non va.

 

 

 

 
 
 
 
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