Intervista a Simone Regazzoni

Simone Regazzoni
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Finalmente l’estate è arrivata anche in Puglia dopo giorni di pioggia. Bari accoglie Simone Regazzoni con un bel sole caldissimo. Lo incontro in pieno centro, davanti alla libreria Laterza, centro culturale storico della città, dove tra un’ora presenterà il suo Pop Filosofia. Ci incamminiamo conversando verso Piazza Ferrarese, nella città vecchia, alla ricerca di un buon caffè.

Simone, sei nell’occhio del ciclone in questi giorni?
Sì, non me ne parlare. Non faccio altro che rilasciare interviste. All’improvviso tutti vogliono parlare con me, tutti in realtà vogliono sapere dei miei rapporti – che ad oggi sono inesistenti – con l’Università Cattolica. Non è cambiato nulla, se non che rilascio dieci interviste al giorno e questa notte sono stato in diretta per un’ora su Rai News 24.
 

Insomma, la decisione della Cattolica di non rinnovare il tuo contratto per il prossimo anno accademico ha sortito un vero e proprio effetto boomerang. Il tuo libro Pornosofia li ha davvero infastiditi. La pornografia è ancora un argomento tabù in Italia?
Evidentemente alla Cattolica non vogliono che se ne parli. Eppure io non faccio lezione su questo argomento. Scrivere Pornosofia non ha avuto alcun genere di influenza sulla vita accademica. Mi sono interessato dell’argomento, ne ho scritto un libro. Non possono controllare la mia libertà d’espressione. Io sono tranquillo. Sicuramente è un loro diritto non rinnovarmi il contratto. Interrompere i rapporti e non fornire spiegazioni non è però comportamento che si possa accettare. Ma andiamo oltre… non faccio che parlare di questo.
 

Torniamo solo un attimo a Pornosofia. Perché è importante parlare anche del porno?
Il mio obiettivo era analizzare filosoficamente il pop porno, il porno di massa, e contestare alcuni luoghi comuni, come quello che vede nel porno la reificazione della donna, che rischiano paradossalmente di riproporre un modello arcaico e quello sì oggettificante di donna. E, cosa più importante di tutte, difendere il porno è difendere la democrazia e la libertà di tutti.
 

In realtà quello che mi interessa è tutto il tuo percorso intellettuale e la tua ultima produzione saggistica. Hai cominciato con La filosofia del Dottor House, poi hai analizzato Harry Potter e sei giunto a La filosofia di Lost – che io ho adorato. Ora hai scritto con un collettivo molto trasversale di autori (penso a Wu Ming 1, Girolamo de Michele, Francesca R. Recchia Luciani, Peter Szendy) un vero e proprio manifesto della “Pop Filosofia”...
Ci tengo particolarmente a questo volume collettaneo. Non è stato semplice coordinare intellettuali con esperienze così diverse. Eppure credo che l’intento sia stato raggiunto. Quello che mi piace sia possibile è proprio il crossover l’incontro della filosofia e della cultura pop. Per cui nel volume riusciamo a parlare di “300” con Wu Ming 1, di “Sex and the City” con Francesca R. Recchia Luciani, di “Watchmen” con Girolamo de Michele. Passiamo dal cinema alle graphic novel, diamo una lettura filosofica di un anime (Neon genesis evangelion). La filosofia è essoterica per dirla come lo farebbe Aristotele: ciò che è fuori è inteso come ciò che è pubblico.
 

Quanto ti senti vicino al NIE (New italian epic) teorizzato da Wu Ming 1 nel suo saggio che tanto ha fatto discutere i teorici e gli storici della letteratura?
Moltissimo. Ne condivido appieno l’analisi e lo ritengo il testo teorico della letteratura più importante degli ultimi anni. La strategia della pop filosofia che abbiamo adottato è vicinissima a quella teorizzata nel NIE da Wu Ming 1. La pop filosofia è avanguardia sperimentale e popolare.
 

Se facciamo un giro tra gli scaffali delle librerie noterai con me che c’è tutto un fiorire dell’analisi filosofica delle serie tv. Con il tuo libro su Lost hai davvero lanciato un genere in Italia? Non si rischia una banale commercializzazione e divulgazione di qualunque cosa?
I lettori comprendono la qualità di un’analisi filosofica, sanno perfettamente cogliere le differenze. Non credo di aver lanciato una tendenza, non è questa l’intenzione che avevo quando ho cominciato a scrivere. Mi interessa che la filosofia cominci a non essere più relegata nelle aule delle Università, nei dibattiti – peraltro interessanti, per carità – degli accademici. Mi piace pensare che possa essere fruibile da quante più persone possibili, che, magari, non abbiano una formazione filosofica in senso stretto.
 

Simone che farai ora. Progetti per il futuro?
Con tutta la serenità possibile continuerò il mio lavoro. Sono un editor e dirigo una collana per una casa editrice, mi occupo di filosofia, scrivo. Continuerò a farlo con la passione di sempre.
 

…ma con tutto il polverone che s’è sollevato sei riuscito a guardare il finale di "Lost"?
No. Non ci sono ancora riuscito. E ne ho dovuto persino parlare… se stasera riesco a ritagliarmi del tempo è la prima cosa che farò. Non anticiparmi nulla che io, purtroppo, non sappia già.
 

I libri di Simone Regazzoni

 

 

 

 
 
 
 
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