Intervista a Stefano Disegni

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Quando apri il sito ufficiale di Stefano Disegni, uno dei maestri del fumetto satirico italiano, vieni accolto da una casa colorata e rassicurante. Puoi farti un giro nelle varie stanze e scoprire immagini, illustrazioni, suoni, vita e opere. In alto a destra una piccola icona con su scritto “Scrivimi che rispondo”. Approfittiamo, allora. Aho, risponde davvero!




Lo spieghi nelle prime pagine del tuo Roba da fotoromanzi. Ma per chi non lo ha ancora letto ci spieghi perché hai resuscitato il genere fotoromanzo?
Di satira disegnata ce n’è molta, bella o brutta che sia. Di satira fotografica, anzi fotoromanzata, non ce n’è per nulla. M’è sembrato nuovo proporre un genere… vecchio, da anni ’60, così assurdo e surreale nelle espressioni dei protagonisti che devono esprimere tutto con la mimica. Inoltre la possibilità di avere special guest mi è sembrata molto interessante per noi e per il pubblico. E poi il fotoromanzo è contiguo al cinema, genere che amo.


La satira politica si serve da almeno un decennio degli stessi soggetti. Non correte il rischio di venire a noia?
I soggetti passano, la satira no. C’è dai tempi di Tito Maccio Plauto. E’ nella capacità dell’autore adeguarsi ai tempi e tenere le antenne dritte. La satira che viene a noia è quella mal fatta, approssimativa, gratuitamente volgare. Non ho nulla contro le parolacce, le uso anch’io, ma troppo spesso colleghi anche illustri ricorrono a ‘cazzo’ e ‘culo’ pensando che questo basti a far ridere. Per me la parolaccia è come il pepe, va messa con parsimonia su una pietanza buona di per sé, senno’ stomaca.


Ultimamente sembrano essersi un po’ spenti i fuochi della satira di un tempo recente, penso ai Guzzanti, a Luttazzi, alla Gialappa’s Band, a Neri Marcorè, ma se ne potrebbero citare tanti altri. Perché, secondo te?
Non so rispondere con esattezza, non ho un parere preciso. A parte Guzzanti, che è uno che appare poco perché lo vuole lui e quando appare è sempre grande, penso però una cosa: che quando arrivano i soldi, molti soldi (televisione, pubblicità, fama) il satiro tende a spuntare le armi e a rendersi accettabile da più gente possibile. Guarda la fine che ha fatto Benigni…


Quale futuro, dunque, per la satira?
Quello di sempre da un punto di vista artistico: nascono talenti in tutte le epoche, l’attitudine a sbeffeggiare è connaturato con l’uomo, penso che quando un mammuth ha schiacciato un paleolitico, ci sia stata gente che ha riso e magari l’abbia disegnato sulla parete della caverna, prendendosi una clavata in testa dai parenti dello spiaccicato. Da un punto di vista tecnologico, invece, trovo il futuro meraviglioso: avere sempre nuovi strumenti a disposizione (TV, web, pad chissà domani che altro) per pigliare per il culo il prossimo e in particolare i potenti è fantastico, magari tra cent’anni ci saranno caricature tridimensionali, chi lo sa.


Beppe Grillo viene dalla satira, ha collaborato anche con Cuore, periodico di successo che tu hai anche diretto. Che pensi di lui e del suo movimento?
Penso molto meglio del suo Movimento che di lui. E’ gente sincera, onesta, che vuole cambiare senza compromessi, che però si trova ad avere a che fare con un padre padrone che non li lascia esprimere. Politicamente però attribuisco al M5S una grave responsabilità: c’è stato un momento, quando il PD li implorava di fare il Governo insieme, confrontandosi punto per punto, in cui se la cosa riusciva, con la maggioranza si mandava definitivamente a casa, o in galera, Berlusconi. Il monolitico, arrogante rifiuto di Grillo ha risuscitato il vecchio maniaco sessuale e ora ce lo abbiamo ancora tra le palle, anche grazie alla politica suicida del PD.


E infine quale domanda migliore per te che sei anche musicista: ascolti musica mentre disegni e scrivi? Se sì, cosa? Raccontaci un po’ i tuoi gusti musicali.
Questa è difficile, mi piace talmente tanta roba. Partiamo con il blues, Muddy Waters, Howling Wolf e i grandi, poi i miei adorati Stones, forse ciò che alla fine amo di più. Ma in piena schizofrenia adoro Brian Eno e tutto quello che produce, dai Talking Heads ai vecchi grandi Devo. Se poi ci metto pure i Clash e i Pistols e tutta la musica di qualità che raccolgo ascoltando in giro, vedi che la risposta è quasi impossibile. Posso dirti quello che non ascolto: i cantautori impegnati, specie francesi, che mi fanno due palle così.

I libri di Stefano Disegni

 

 

 

 
 
 
 
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