Intervista a Thomas Glavinic

Thomas Glavinic
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Autista di taxi a Vienna, campione di scacchi juniores, scrittore di successo: questo austriaco cerebrale e taciturno ha un curriculum del tutto atipico nel panorama letterario europeo, e uno stile altrettanto personale, che i lettori italiani stanno cominciando a conoscere ora che i suoi libri raggiungono finalmente anche gli scaffali delle nostre librerie. Mangialibri potrà affermare con orgoglio che l'ha intervistato prima che diventasse una star anche da noi.

Quello dell'ultimo uomo sulla Terra è uno spunto classico dell'immaginario fantascientifico: si tratta di una parentela che ti imbarazza o ti lusinga?

Quando ho iniziato a scrivere Le invenzioni della notte non mi sono posto il problema se ero il primo ad aver avuto quella idea: poi ho scoperto di essere stato almeno il ventesimo, ma ciononostante si trattava di un tema che mi emozionava. Un tema anche spaventoso, del quale mi occuperei ancora molto volentieri. Quanto alle parentele, diciamo che come scrittore la narrativa di genere non mi ha mai interessato granché, ma come lettore invece sì. Mi piace scrivere letteratura in senso più ampio, senza confini e limiti. E poi se proprio devo etichettare il mio libro lo definirei 'esistenziale', per me scriverlo è stata un'esperienza molto intima, intensa, che diventava sempre più emozionante e profonda man mano che andavo avanti. E credo che il lettore se ne accorga.

 

Si dice spesso: chissà che faccia abbiamo quando dormiamo o comunque quando non possiamo vederci. Ma perché questa faccia è in qualche modo una visione spaventosa, come scopre a sue spese il protagonista de Le invenzioni della notte?

 La cosa spaventosa è che quando dorme Jonas diventa un altro, è un'altra persona pur rimanendo se stesso, è questo uno dei temi centrali del romanzo: il lato oscuro nascosto dentro ognuno di noi.

 

Un altro è la 'riscoperta' di oggetti e luoghi che vediamo ogni giorno ma non conosciamo davvero: esiste un volto segreto delle cose e delle città?

E' vero, la realtà ha due facce: se prendi - che ne so - la tua lampada preferita o un oggetto che conosci bene e ami molto e lo osservi intensamente per un quarto d'ora, resterai stupito di quello che avviene, di scoprirla diverso ogni minuto che passa. E' un'esperienza meditativa, le cose hanno un segreto da raccontare, eccome. Esiste questa stanza quando non la vedo? Dentro questo nodo è nascosto il senso del mio libro e il segreto dell'umanità.

 

A questo romanzo è dedicato un interessante esperimento web, un podcast con foto, file audio e commenti. Un'esperienza che ti interesserebbe ripetere?

L'idea del podcast è venuta al mio editore tedesco, che l'ha realizzata in colaborazione con la rivista web dedicata al mondo dei libri Literatur Cafè. Sul sito vengono mostrati i luoghi del romanzo, quelli visitati dal protagonista, e ci sono i file audio con le letture dei brani in questione. Ma questo è un approccio che non mi ha soddisfatto e non mi trova d'accordo, lo dico chiaramente: Vienna non è essenziale, è vero che parlo del Prater o dei monumenti ma davvero, dove si svolge la storia di Jonas non conta, non serve a nulla fissare un luogo preciso.

 

Vuoi parlarci della tua passione per gli scacchi? Secondo te si riflette sul tuo modo di fare letteratura?

Diciamo che l'influsso 'scacchistico' è stato probabilmente più forte a livello incoscio che conscio. Io sono uno di quelli che riflette molto prima di scrivere, che pianifica tutto, è vero, però la similitudine con le strategie del gioco degli scacchi hanno contato più nella mia gioventù che oggi. Allora si trattava di strategie che usavo per sopravvivere, oggi solo di un gioco. Che peraltro pratico ahimè sempre meno. 

 

I libri di Thomas Glavinic
 

 

 
 
 
 
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