Intervista a Tito Faraci

Tito Faraci
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Già apprezzatissimo sceneggiatore di fumetti, da Dylan Dog a Tex, dalla Disney alla Marvel (di disegnatori italiani alla Casa delle Idee ne bazzicano parecchi da molti anni, ma riuscire a sceneggiare in inglese Devil e Capitan America, fidatevi, è una roba un filino diversa), dalle riduzioni dei romanzi di Baricco a Lupo Alberto, Tito Faraci ha deciso nel 2009 di intraprendere anche la strada di scrittore per ragazzi.




Cosa ti ha fatto decidere di scrivere per i più piccoli?
Ho un percorso da fumettista che è stato determinante, con la soddisfazione più grande che mi è arrivata dalle storie disneyane. Io non scrivo solo per bambini, ma anche per bambini. Alcuni autori che scrivono per bambini è come se si mettessero in ginocchio, parlano un lessico non appropriato, diventano accondiscendenti. Nel mio Oltre la soglia si parla a qualcuno che è alla soglia dell’età adulta. È un pubblico disposto a seguirti su strade impervie. Bambini e ragazzi hanno meno cementificato schemi fissi di racconto, si fanno sorprendere, sono disposti a fare un lavoro su generi di narrativa che si discosta dai canoni.


È un vincolo essere un autore di genere? In Italia a volte sembra dispregiativo, a differenza di altri Paesi...
Non significa avere meno carte nel proprio mazzo, ma averne di più. Stephen King ha raccontato un’America vasta e il proprio tempo attraverso l’horror, come un Dickens dei nostri tempi. Si può fare un lavoro con il proprio lettore, il lettore apprezza e concepisce lo spostamento di binario, c’è grande reciprocità. Nell’horror, nel western, nella fantascienza il lettore entra subito nella storia perché ne conosce i binari. Io non mi sono mai sentito limitato, ho delle carte in più e soprattutto questo è quello che ho scelto. Fin da bambino leggevo Urania, Gialli Mondadori, fumetti, horror, guardavo i film di genere. Ho scelto affascinato da questa cosa e poi sono diventato scebeggiatore nei fumetti e ora nella narrativa. Ho la fama di scrittore che scrive tante cose diverse, in realtà scrivo tante cose sul genere accumunate dallo stesso canone. A volte mi discosto anche molto dal canone e questo mi piace molto.


Parliamo di questo libro che sta per uscire…
Uscirà a settembre 2013 ed è un horror, quindi un libro di genere, anche di sottogenere perché è uno slasher à la Venerdì 13. È una specie di versione gotica di Scooby-doo, ci sono un gruppo di ragazzi che fanno parte di un gruppo rock, partono dalla Puglia con un furgoncino e si perdono tra i boschi nebbiosi del Pavese dove i loro versi demoniaci vengono presi molto, anzi troppo, sul serio. Ci ho messo le mie paure, le mie passioni per la musica e per l’hard rock ed heavy metal, io stesso suonavo senza troppo successo in un gruppo. Il tema della fine dell’adolescenza mi affascina molto, dover affrontare l’età adulta in modo doloroso nei miei libri diventa incontrare degli adulti. Questa percezione degli adulti che ce l’hanno con te diventano nei miei libri dei personaggi anche molto duri che se la prendono eccessivamente con i ragazzi. E’ una metafora involontaria della difficoltà e della paura di diventare adulti che diventa paura degli adulti.


Cos’è che non ti chiedono mai e che invece ti farebbe piacere dire?
Un po’ una cosa che sta capitando e che temo è di spaccarmi in due, cioè che la mia professione di sceneggiatore di fumetti e quella di scrittore di narrativa prendano due sentieri diversi, un Tito Faraci che scrive che si pone su un livello e un Tito Faraci che si occupa di fumetti, che io ritengo un’arte maggiore, su un altro livello. Ho paura di diventare “due narratori”, due persone diverse, perché il mezzo condiziona il lavoro che fai. Ma le ossessioni, che sono le mie, sono sempre le stesse e non voglio dare questa impressione.

 

 

 

 
 
 
 
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