Intervista a Valentina D’Urbano

Articolo di: 

Nel chiostro della Chiesa di Santa Maria del Carmine, a Pisa, Valentina D’Urbano presenta il suo nuovo libro a tante ragazze che sono venute ad ascoltarla ma anche a omaggiarla (qualcuna anche con un pensierino incartato con fiocchi colorati). La fila per il firmacopie va dal banco all’entrata del giardino e poi ci sono i selfie con i suoi lettori e le promesse di rimanere in contatto. Alla fine Valentina prende fiato, mi saluta e ci sediamo sulle antiche pietre del chiostro. Ho tante cose da chiederle sul suo ultimo libro e lei me le racconta come si parla ad una amica. È praticamente sera quando finiamo l’intervista e le foto vengono male, c’è poca luce… ma lei le vuole lo stesso. Valentina D’Urbano è una scrittrice tutta cuore, lo stesso che travasa in tutti i suoi lavori letterari che ogni volta, immancabilmente, sorprendono e deliziano. Questo è quanto ci siamo dette. [FOTO di Yuma Martellanz]




Valentina, da dove nasce la storia che racconti nel tuo Isola di neve? Ce l’avevi già, ti sei documentata o ti è semplicemente sgorgata dal cuore?
Tutte e tre le cose. Isola di neve ha in sé due storie parallele e per questo è un romanzo che avevo già in mente come soggetto ma a cui, poi, ho lavorato molto nel corso degli anni. Ho dovuto naturalmente documentarmi almeno per le parti che riguardano i due protagonisti di lingua tedesca, per i quali sarebbe stato inverosimile che parlassero solo in italiano e infine, certo, c’è sempre il cuore. Anzi il cuore è al primo posto perché è quello che mi spinge a desiderare di raccontare.

E anche la location dell’Arcipelago toscano è stata scelta per ragioni di cuore?
E tu sei proprio sicura che si tratti dell’Arcipelago toscano? Da da da da… mistero. A parte tutto, io in realtà avevo pensato a Ventotene ma il carcere di Santo Stefano era lontano dall’isola in sé e dalle abitazioni e quindi alla fine ho optato per isole di fantasia. E i lettori possono immaginarsele dove vogliono.

Parliamo del personaggio di Neve. Passionale, determinata, indipendente e sognatrice: non ti sembra un po’ troppo moderna per l’Italia degli anni Cinquanta?
È assolutamente così. Neve precorre i tempi ed è moderna come lo potrebbe essere una donna di oggi. Nell’Italia del suo tempo le donne erano soggette ai mariti e avevano come unico compito quello di sfornare figli e occuparsi della casa. Neve ha un lavoro proprio, è indipendente e non desidera affatto sposarsi. È una sorta di femminista ante litteram pur con la sensibilità e le passioni del tempo in cui vive.

Isola di neve è uno dei pochi esempi di narrativa al femminile dove i personaggi maschili non ne escono con le ossa rotte. Deduco che anche questo sia voluto…
Sì, a me i personaggi maschili piacciono molto. I miei uomini spesso sono anche fragili, gentili buoni e salvifici proprio come Andreas alla fine lo è per Neve.

Parliamo dello stile e linguaggio. Il tuo è uno stile sofisticato, classico, adatto a tutti e che piace a tutti, non ci sono mai volgarità o eccessi nel tuo linguaggio e tutto ricorda un po’ le grandi autrici italiane di metà Novecento. È questo il segreto del tuo successo?
Io non ho mai seguito nessun corso di scrittura e sono del tutto autodidatta, quindi scrivo come so farlo. Se questo piace e se arrivo ai lettori la considero una capacità che ho e che a questo punto mi tengo stretta. Una capacità che diventa il mio strumento per raccontare le mie storie.

Se dovessi scegliere una sola frase che rappresenta tutto il libro quale sceglieresti e perché?
“Se ami davvero qualcosa la ami al punto di farti del male”. E la scrittura per me è questo. A volte mi fa male, mi procura dolore ma non ne posso fare a meno. È la mia dipendenza, ma è anche la cosa più bella.

I LIBRI DI VALENTINA D’URBANO



 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER