Intervista a Zerocalcare

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No, dico, ma davvero devo presentarvelo? Bah, certo che... comunque: in arte Zerocalcare, al secolo Sonocavolisuoi (dai, ve lo dico, Michele Rech), nuovo fenomeno del fumetto italiano. Come dite? Beh, sì, certo che esiste un “fumetto italiano”, siete impazziti? Insomma, è un trentenne bello incazzato (ma di una rabbia privata, ben amalgamata con l'inchiostro) che disegna pure, e dico “pure” perché il suo primo talento mi sembra il saper interpretare. Sul suo blog, un lunedi sì e uno no, apre il mondo in due come faceva Kenshiro co' quei tizi muscolosi che poi scoppiavano. Ecco, quei tizi, dopo il botto, tappezzavano di interiora tutti gli altri, 'sti maleducati. Con Zerocalcare e i suoi disegnetti – blog, libri, locandine poco importa – la sensazione è più o meno la stessa: tu stai lì a farti i cavoli suoi – perché le ripetizioni, le notti al pc, i plum cake, le scadenze, i fumetti e le serie tv, lagggente che non si regola e le voci interiori sono proprio i ca**i suoi – e improvvisamente sbom!, quel microuniverso ti esplode in faccia tipo i culturisti fomentati e giustiziati dalle stelle di Hokuto. Allora arriva un'epifania e realizzi che ne hai sempre fatto parte, di quella fetta di narrazione; è un po' anche la tua, con la differenza che la sai solo vivere e non raccontare. Per fortuna 'sto regazzo, invece, è riuscito a portare l'everyday life – direbbero gli ammmericani, per me vitadem*rda rende più l'idea – a livelli che oh, spaccano. Poi lo stile è riconoscibile e le storie uno spasso, improvvisamente “viva il fumetto!” e i pregiudizi sulla forma si dissolvono di fronte alla potente semplicità della sostanza. Tutti zitti? (Lo so, il paragone con Kenshiro...). Beh, rimaneteci, ché due chiacchiere ce le facciamo con lui... Eh? Come “Lui chi”? Irrecuperabili proprio. La foto è di Davide Franchini.




Il nostro logo come sai è una rosetta ripiena (di pagine), perciò iniziamo con il cibo: fenomenologia del plum cake, tanto presente nei tuoi fumetti. Perché? Cosa lo rende un must have e soprattutto, nel peggiore dei mondi possibili, un degno sostituto? (È una domanda serissima)
In realtà per me il plum cake è l'alimento della notte, nonché il pasto unico della giornata. Per pigrizia tendo a rimandare il pranzo all'infinito, "finisco questo e poi cucino", così tra una cosa e l'altra si fanno le sei del pomeriggio e a quel punto penso "ormai aspetto un'oretta e cucino direttamente la cena", e invece ricomincio a rimandare, finché non si fanno le due di notte e non mi va più di cucinare. A quel punto mi bevo mezzo litro di latte gelato con dieci plumcake e mi sembra di aver riequilibrato la giornata. I miei sostituti per i giorni di magra sono i kinder brioss. Ma è tutta un'altra cosa.

Il caffé è il migliore amico delle creature della notte: disegnatori, scrittori, grafici etc. Hai detto più volte di seguire un'etica straight edge, come funziona? Ha influito sulla tua formazione di "fumettaro"? Soprattutto: è possibile vivere e lavorare senza caffé? (questa è perfino più seria)
Lo straight edge è la branca bacchettona del punk, quella che prevede di non assumere sostanze che creano dipendenza o alterano la coscienza. In pratica non bevo, non fumo e non mi drogo. Non so quanto ha influito sulla mia formazione di fumettaro, di sicuro ha caratterizzato la mia identità da quando ho 17 anni, anche in contrasto con i luoghi in cui sono cresciuto e in cui ancora vivo: gli spazi occupati, i concerti punk, che apparentemente sono antitetici rispetto a questo stile di vita. Eppure abbiamo una radice comune, tipo come se fossimo cugini della stessa famiglia, il nostro background è lo stesso. Quindi è sempre stato naturale per me fare le locandine dei concerti o le copertine dei dischi della musica che ascoltavo, al di là che fosse straight edge o meno. Il caffé invece è materia dibattuta. Un mio amico straight edge se lo beve. Però non piglia medicine. Io così sarei morto. Senza caffé invece riesco a campare. Come uno zombie, da 13 anni, però campo.

Un film, un cartone animato, una serie tv, un libro, un fumetto, una band e una canzone senza i quali non saresti lo stesso?
Un film, L'Odio di Kassovitz. Un cartone animato, I cavalieri dello Zodiaco. Una serie tv (difficile questa), The Shield. Un libro, Il potere del cane, di Winslow. Un fumetto, Lo scontro quotidiano, di Larcenet. Una band, i Monkeys Factory. Una canzone, Tempi nuovi, dei Nabat.

Ho letto da qualche parte che “in caso di catastrofe solo due cose possono salvarti, una gran botta di culo e la disciplina. Delle due, la seconda non può venirti a mancare”. Tu come sei messo? Quanto è pesante questo “un lunedì sì e l’altro no”?
Dipende... Con l'autodisciplina ho un rapporto complicato, nell'ambito dello straight edge non mi ha mai abbandonato, in campo lavorativo talvolta è stata più latitante. Io poi ho un approccio bulimico al lavoro, tendo ad accettare tutto, salvo poi ritrovarmi con carichi di arretrati semplicemente impossibili da smaltire, anche con tutta la disciplina e l'abnegazione del mondo. Quindi sto cercando di lavorare più che altro sulla scrematura  a monte... Il lunedì sì e l'altro no è una catena che mi sono messo da solo, e che mi fa sentire in colpa tutte le volte che la salto.

In questo momento stai riscuotendo un grande successo, ma i “disegnetti” li fai da un bel po'. Come è cambiato, se è cambiato, il rapporto con loro, i disegnetti dico, con l'arrivo del professionismo e delle immancabili deadline? Succede qualcosa, anche a livello di tecniche usate, quando il piacere diventa (anche) dovere?
A livello tecnico, succede qualcosa in tutte le persone normali, che iniziano a dotarsi di strumenti per andare più veloci, tavolette professionali per eliminare il passaggio della carta, ecc. Invece per noi trogloditi non cambia niente, continuiamo a girare con la carta da fotocopia e le matite e gli inchiostri, alla ricerca di uno scanner A3, imprecando per il fatto di non riuscire a consegnare in tempo. Per il resto cerco di mantenere un equilibrio tra le cose fatte per lavoro e la produzione legata ai centri sociali, alle locandine ecc., proprio per evitare che l'aspetto "professionale" divori tutto quello che faccio.

Parliamo di fumetto italiano. Leggi di tutto, tranne Bonelli, sbaglio? Indubbiamente al bestseller bonelliano si deve molto, ma è forse un riferimento un po' datato e troppo statico? Ci sono autori che secondo te potrebbero essere modelli da seguire per le nuove generazioni di fumettari?
Non so dare un giudizio su Bonelli nel senso che io lo vedevo datato già 20 anni fa, ma credo che si tratti veramente di gusto personale e nulla più. Per me i modelli sono stati tantissimi ed eterogenei, e spesso mi vergogno pure a citarli per quanto io li consideri superiori a me, che mi sembra irrispettoso accostarmeli nella stessa frase. Ma I Kill Giants, Lo scontro quotidiano, La mia vita disegnata male, sono tra le cose più belle che ho letto negli ultimi anni, e hanno come comune denominatore il fatto di raccontare storie quotidiane. Ma anche cose più lontane, tipo le ultime produzioni di Millar, a partire da Kick Ass, o Saga di Brian Vaughan, riescono a raccontare storie molto classiche con dei linguaggi che sono modernissimi. Insomma c'è un sacco di roba da copiare in giro...

Grazie al web hai “sbancato”, conquistando anche chi un fumetto non l'aveva mai letto. Il tuo "caso" potrebbe diventare norma? I blog di aspiranti fumettisti in fondo si sprecano... se fossi un editore te lo faresti un giretto nella blogosfera illustrata? O forse è il caso di farsi le ossa anche in altri modi?
È vero che i blog di aspiranti fumettisti si sprecano, ma mi pare che siano pochi, in Italia, quelli che provano a partire da sé stessi e a raccontare la vita loro o della loro generazione. Questo secondo me è il buco narrativo che c'è in questo paese, ed è il motivo per cui quasi tutti i blog a fumetti che leggo sono francesi, dove invece questa è una tendenza diffusissima. Moltissimi dei miei autori preferiti (Boulet, Penelope Bagieu...) vengono da lì. Questa cosa non è che bisogna farla per forza nei blog eh, Gipi con La mia vita disegnata male ci è riuscito magistralmente senza bisogno di blogosfere.

Recentemente L'armadillo e Il polpo hanno dato il via alla digitalizzazione del catalogo di Bao Publishing. Che ne pensi di lettura ed editoria digitale? Hai un eReader o un tablet?
No, no, io sono un troglodita, davvero. Non guardo nemmeno i film su pc. Masterizzo su dvd riscrivibili e me li vado a vedere in televisione. Sono proprio old school.

Il tuo indirizzo di posta elettronica è pubblico. Senza fare nomi, l'email più assurda che hai ricevuto (e relativa risposta, ovviamente!)?
Eeeeeh, avoja a mail assurde. Stamattina uno mi chiedeva se potevo fare delle tavole da pubblicare nella sua rivista. E aggiungeva, per farmi stare tranquillo, che non mi avrebbe chiesto soldi in cambio, lui lo faceva perché credeva nel fumetto, e voleva mostrare che può essere uno strumento valido per comunicare. Grazie, bontà tua, ho risposto.

Ma tutti 'sti animali che popolano i tuoi fumetti (dall'armadillo alla mamma/Lady Cocca) non saranno un lascito disneyano neanche troppo inconscio? Quale il film d'animazione che se non l'hai visto, guarda, grazie, ma puoi accomodarti tra i mentecatti?
Io con la Disney ho un debito d'immaginario che non estinguerò mai. Posso avere mille obiezioni sull'azienda e su quello che rappresenta e su come divora tutto il panorama dell'entertainment, ma la verità è che la qualità della roba Disney, almeno per quanto riguarda l'animazione da cinema, per me è sempre stata altissima. A me i cartoni della Disney sono sempre piaciuti, da quelli di 20 anni fa a quelli moderni, per me Lilo e Stitch, Le follie dell'imperatore, ma anche Ratatouille o Brave, sono proprio filmoni. Pensa che io sono pure contento che si sia comprata la LucasArt e che obbliga Lucas a fare altri tre Star Wars.

L'armadillo, Il polpo... e poi? Stai lavorando su qualche altra bestiola?
Dovrebbe essere un mammifero...

Concludiamo à la Marzullo: una domanda che non ti hanno mai fatto e che, però, oh, se me l'avessero fatta avrei avuto un rispostone?
Io sono sempre risultato arido e vuoto con queste domande. All'esame di quinta elementare quasi mi sono messo a piangere quando mi hanno chiesto un argomento a piacere...


I FUMETTI DI ZEROCALCARE


 

 

 

 
 
 
 
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