La lunga strada della Fantascienza italiana

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La nascita e l’evoluzione della Fantascienza in Letteratura, si sa, è strettamente connessa all’avanzata delle nuove scoperte e conoscenze tecnologico-scientifiche. Ma, se è chiaro il ruolo giocato dalle rivoluzioni industriali nel tessuto economico e sociale dei Paesi anglosassoni, la situazione non è altrettanto chiara per l’Italia. Politicamente e socialmente divisa fin oltre la seconda metà dell’Ottocento, l’Italia è stata interessata solo marginalmente dai profondi rivolgimenti della seconda rivoluzione industriale. Questo ha avuto anche pesanti ripercussioni in letteratura, dove le tematiche di Verne e Wells tardano a imporsi ai gusti del pubblico italiano.




Tuttavia, nelle grandi città industrializzate del centro-nord come Milano, Torino e Firenze si diffonde il gusto per una certa letteratura popolare orientata alla tecnologia e, soprattutto, ai viaggi impossibili. Seguendo l’onda della diffusione popolare della letteratura, il “romanzo scientifico” si conquista una bella fetta di pubblico all’inizio del Novecento. Autori sconosciuti alla storia della letteratura italiana, quali Paolo Mantegazza, Enrico de’ Conti Novelli da Bertinoro (Yambo), Luca Motta, Ercole Morselli, propongono ai lettori avventurosi viaggi verso altri pianeti o la scoperta di civiltà sconosciute. Fra tutti, spicca il nome illustre di Emilio Salgari, il primo grande autore di Fantascienza italiano. Peccato che all’epoca ancora non si parli di Science Fiction e, di conseguenza, non si possa ancora considerare Salgari e tutti gli altri veri autori di Fantascienza italiana. Ma già sono presenti le tematiche di quello che sarà più avanti, nel dopoguerra. Il viaggio, il gusto per la scoperta di nuovi mondi e di nuove civiltà, è un elemento forte in questi autori. Altrettanto forte è lo sguardo critico verso l’affermarsi della tecnologia. Proprio in Salgari, più che in Wells e Verne, possiamo scorgere una contrapposizione fra umanità e tecnologia. Il futuro di Salgari, infatti, contiene i sé i semi della nevrosi: l’instabilità mentale causata dall’abuso dell’elettricità (Le meraviglie del Duemila - 1907). Nonostante la diffusione di movimenti ideologici e artistici orientati allo sviluppo tecnologico come il Futurismo, in Italia il periodo d’oro del “romanzo scientifico” finisce presto.

Con l’avvento del fascismo si chiudono le frontiere alle correnti letterarie anglosassoni, si inibisce la diffusione dei classici letterari in lingua inglese. Proprio nel periodo d’oro della Fantascienza, il periodo che coincide con la sua nascita ufficiale, il regime chiude i ponti letterari ritardando di fatto la nascita e la diffusione della Fantascienza anche in Italia. Dovremo aspettare molto prima di riparlare di Fantascienza italiana. Con la nascita di “Urania” (1952) abbiamo l’atto di costituzione ufficiale anche nel nostro Paese. Molta acqua è passata sotto i ponti. In America è ormai finita l’età dell’oro, o si avvia a conclusione. La Fantascienza è ormai un genere maturo, che si pone nuove domande sul futuro. In Italia, invece, la devastazione della guerra ha portato nuove inquietudini, un rapporto problematico con la tecnologia e le macchine. La visione del futuro, così, spesso coincide con l’incubo. Così è nelle opere fantascientifiche in cui si cimentano grandi scrittori come Dino Buzzati (Il grande ritratto - 1960), Primo Levi (Storie naturali - 1966, Vizio di forma - 1970), Italo Calvino (Le cosmicomiche - 1965, Ti con zero - 1967, Le città invisibili - 1972).

L’elemento orrorifico è ancora più accentuato negli autori più vicini ai nostri giorni, quali Daniele Brolli (Segrete identità - 1996), Claudio Asciuti (La notte dei pitagorici - 1999). La propensione italiana per i temi noir, il cosiddetto lato oscuro della Fantascienza, diventa ancor più evidente con l’esplosione del movimento Cyberpunk fra gli anni Ottanta e Novanta. Qui la Fantascienza tende a mostrare come la tecnologia uccida l’umanità e amplifichi il disagio sociale. Esponente di punta di queste tematiche è Nicoletta Vallorani (Il cuore finto di DR - 1992, DReam box - 1997), ma anche Alessandro Vietti (Cyberworld - 1996). Nella fantascienza italiana attuale i toni noir si sono spesso associati a una sorta di romanzo tecno-poliziesco, come nel caso di Dario Tonani (L’algoritmo bianco - 2009), Piero Schiavo Campo (L’uomo a un grado kelvin - 2013) e Giovanni De Matteo (Post Mortem - 2007). La Fantascienza italiana si è occupata anche di viaggi nel tempo. Valerio Evangelisti, con il seguitissimo ciclo di romanzi sulla figura dell’inquisitore Nicolas Eymerich, e Lanfranco Fabriani, con il suo ciclo di romanzi sulla Firenze medicea, hanno dipanato i paradossi temporali accentuando i toni gotici e cupi. La Fantascienza italiana, insomma, sembra oggi in pieno fermento. Accanto alle tematiche ormai classiche (la tecnologia che distrugge, il futuro cupo e distopico, la satira del presente) si vanno ad associare le domande sulla condizione futura dell’uomo e sul suo rapporto con il diverso e l’alieno.



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