La nostra storia

La storia di Mangialibri

Dal 2005 a oggi Mangialibri ha cambiato il modo in cui si parla di libri sul web .

Le tappe del nostro cammino

Mangialibri nasce nel dicembre 2005: inizialmente si tratta del blog personale del giornalista e copywriter David Frati, ma già da fine 2006 si apre alla preziosa collaborazione di altre persone, diventando un blog collettivo che oggi conta circa 80 collaboratori e che complessivamente negli anni ha coinvolto centinaia di persone. Il progetto sin da subito è quello di mettere su un grande magazine generalista dedicato al mondo dell’editoria. Con un approccio professionale ma puntando però su alcune sostanziali novità nel modo di occuparsi dei libri e di quello che ci gira intorno. Oggi Mangialibri è probabilmente il sito sui libri più seguito in Italia (in media 400.000 pagine viste ogni mese da 60.000 lettori, più di 15.000 fan su Facebook, più di 15.000 follower su Twitter, più di 20.000 libri recensiti, più di 1500 scrittori intervistati) e ha senz’altro contribuito a cambiare il modo in cui si parla di editoria sul web o sui social network. In sostanza lo spirito di Mangialibri è: in Italia esistono centinaia di migliaia di lettori ‘popolari’ lasciati in balia del marketing da una classe di giornalisti, recensori, critici letterari che con gelido razzismo non li ritengono degni di essere informati. Mangialibri vuole prendere per mano la signora che legge sull’autobus il bestseller del momento e guidarla in un Paese delle Meraviglie in cui ci sono migliaia di altri libri che potrebbero piacerle da morire ma che lei non conosce, un po’ per i problemi dell’editoria italiana (monopoli, distribuzione, organizzazione degli spazi vendita, etc) un po’ perché il linguaggio esoterico degli addetti ai lavori e lo snobismo dei cosiddetti intellettuali la respinge, idealmente e fattivamente, la tiene lontana, la spaventa. Non a caso il logo di Mangialibri è un panino. Ma non una baguette, bensì una di quelle che a Roma chiamiamo ‘rosette’, cioè un panino da muratore , da operaio, ripieno solo incidentalmente di pagine di libri anziché di sarciccia – ops, scusate, salsiccia – e cicoria.

 

 

 

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