Le nostre anime di notte

Le nostre anime di notte finora era un meraviglioso, brevissimo, lacerante, etereo e tenerissimo scritto scaturito dalla sopraffina penna di Kent Haruf, che ha fatto di Holt, in Colorado, città fittizia ma più vera del vero, un microcosmo dei sentimenti umani. Ora è anche una serie su Netflix per la regia di Ritesh Batra, con i due mostri sacri Jane Fonda e Robert Redford, di nuovo insieme sullo schermo. Lei e lui si conoscono da parecchio, anche se non approfonditamente. Sono compaesani. Sono vicini di casa. Sono soli. Lei un giorno propone a lui, ogni tanto, di venire a dormire nel suo letto. Niente di sconcio, solo la dolcezza della compagnia. Peccato che ci sia chi non la vede così (il solito figlio geloso ed egoista). Netflix, che ha rivoluzionato la serialità, la settima arte e la fruizione di tutto ciò che è a vario titolo assimilabile a un prodotto cinematografico, ne ha portato all’ultima mostra del cinema di Venezia la versione filmica, disponibile per tutti coloro che frequentino la piattaforma: purtroppo la resa è eccessivamente bidimensionale, per quanto fosse non si potesse trasporre meglio di così un testo che trae proprio dallo spazio della pagina, e dai suoi tempi più dilatati, la sua maggior forza. D’altro canto però va riconosciuto che gli immarcescibili Jane Fonda e Robert Redford forse non andranno più a piedi nudi nel parco, ma sono sempre bravi, e una coppia più che affiatata.



 

 

 

 
 
 
 
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