Ässassinio all’Ikea

Ässassinio all’Ikea

L’ultima volta che Erminia aveva visto l’adultero vivo era stato alle esequie della povera Ida, la mamma di Anna Laura, quando gli aveva ricordato come la tinta del suo riporto presto gli avrebbe fatto cascare pure quei quattro peli che sapientemente si ostinava a tenere ancora ripiegati sull’ampia - e ingovernabile - chierica. Qualche giorno dopo infatti, esattamente il 21 dicembre, il mite Amilcare Borgomastro, contabile stimato di banca, era stato rinvenuto cadavere all’interno di un cassettone di un letto in esposizione nella centralissima Ikea di Padova, con un coltello infilzato nella schiena. L’Amilcare d’altronde Erminia lo aveva da sempre mal digerito. E non avrebbe potuto essere altrimenti. Erano oramai più di trent’anni che l’omino fungeva da amante ufficiale della sua amica Anna Laura, una relazione estenuante che aveva scandito inesorabilmente tutti i momenti lieti e meno lieti della loro inossidabile amicizia. E a nulla erano valse le nottate insonni, le discussioni, le liti per dissuadere Anna Laura dal frequentare quell’uomo sposato, con prole e nani da giardino al seguito. E così ora al buon commissario Loperfido, coadiuvato dalla bella partenopea Luana Esposito, non rimane che buttarsi a capofitto, spinto dall’assoluta piattezza criminale prodotta dalla città e incalzato da un’opinione pubblica che ha sposato in toto quel fattaccio – ormai divenuto carne da share delle tivvù scandalistiche – su quel delitto che pare non avere assolutamente né capo né coda...

Un romanzo assolutamente divertente e ironico, questo giallo a tinte rosa che l’autrice veneta Giovanna Zucca ha confezionato attorno alle due attrici protagoniste: Erminia (la perfettina umanista con marito, figlio e sistemazione DOC) e Anna Laura (la scapestrata commercialista capace di uscire dal tunnel della pluriennale relazione con l’adultero Amilcare solo grazie alla di lui morte), poli opposti ma con esistenze parallele che vivono praticamente in simbiosi, in una storia in cui l’amore, l’amicizia – anche quando viene duramente messa alla prova - e persino la morte divengono lievi grazie alla cifra narrativa e stilistica “leggiadra”. Un romanzo gustoso, capace di restituirci un teatrino ben rappresentato dalle maschere che la Zucca mette sapientemente in scena – mamme, amanti, mogli, figli, nani e commissari a fine corsa – le stesse maschere, alla fine, che popolano il nostro affannoso e un po’ isterico vivere quotidiano.



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