È arrivato l’arrotino

È arrivato l’arrotino

La prima donna di questa storia è nata per un caso, terzogenita non in programma. Eppure è amata fin dalla nascita, quella nascita che la catapulta in una famiglia particolare ma piena d’amore: un padre attento, una madre parsimoniosa che impone a marito e figli di utilizzare sempre gli stessi coltelli anche se sono completamente privi di affilatura perché si sa, bisogna risparmiare le ricchezze per imprevisti futuri, e altri due figli che hanno abitato l’utero materno prima di lei. Fino a quando una raccolta di punti Mira Lanza collegati alla spesa consente alla famiglia di ottenere un premio fortemente desiderato: un nuovo servizio di posate con coltelli affilati, che tagliano semplicemente sfiorandone la lama. Avere coltelli che tagliano al primo colpo è una grande novità capace di risollevare gli animi della famiglia e allietare pranzi e cene. La donna racconta a partire dal momento della nascita, dal dolore provato, o forse solo immaginato, al taglio di quel cordone ombelicale che l’ha ancorata al ventre di un’altra donna per nove mesi. Ma ancora prima ricorda i giorni in cui ha abitato l’utero materno, giorni di crescita e attento ascolto del susseguirsi di voci al di fuori del corpo che la ospita e che culminerà nell’improvviso grido “Donne, è arrivato l’arrotino”, prima esperienza del fluttuante e caotico mondo esterno. La seconda donna si chiama Maddalena, detta Lena, ed è un’orfana che viene sballottata fin da piccolissima tra una famiglia adottiva e l’altra finché non viene stabilmente abbandonata in un orfanotrofio. Vive un’infanzia di stenti, cresce piccola di statura e cagionevole di salute e avanza pressata da un’urgenza di amore che determina ogni sua decisione come quella di divenire sarta. La sua vita scorre monotona fino a quando un inaspettato incontro con un arrotino cambierà tutte le carte in tavola…

Nel romanzo postumo È arrivato l’arrotino, che fa seguito ad altre memorabili opere quali Il terrazzino dei gerani timidi, Di mercoledì e Moscerine, la compianta attrice e scrittrice Anna Marchesini torna a raccontare l’universo femminile con parole nuove e mai scontate, regalando ai propri lettori un libro emozionante, purtroppo rimasto incompiuto. Trattasi di un racconto intimo e commovente, dal ritmo incalzante e condito dalla giusta dose di ironia e comicità, tratto caratteristico della Marchesini attrice prima e scrittrice poi. Le parole sono misurate e studiate come in una lirica, incastrate perfettamente per creare una voce unica e coinvolgente che affascina, diverte e commuove nel suo indagare la storia di due donne fragili ma allo stesso tempo tenaci e capaci di resilienza. L’opera, che ruota attorno all’emblematica e misteriosa figura dell’arrotino, è arricchita da una lettera posta in apertura e scritta da Virginia, figlia dell’autrice e da una sezione finale dal titolo Fiori di fitolacca, contenente poesie della stessa Marchesini. Una nota dell’editore informa i lettori circa il particolare e strabiliante metodo di scrittura dell’autrice la quale, nell’epoca dei computer e della velocità, preferiva continuare a scrivere a mano utilizzando una penna e un quaderno. Per consentire una maggiore immedesimazione del lettore con questo ormai inusuale ma romantico metodo di scrittura viene riporta una foto in bianco e nero della pagina di quaderno manoscritta dalla stessa scrittrice, una pagina tormentata, lavorata, piena di cancellature e di riscritture a testimonianza del meticoloso lavoro compiuto e della grande, grandissima passione per la ricerca della parola perfetta. Un libro particolare, dunque, che testimonia come le parole prodotte in vita possano restare anche oltre la morte.



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