È così che si fa

È così che si fa

La mattina dell’otto maggio, poco dopo le 9 di mattina, il bidello della scuola chiama il professore Federico Gastaldi per rispondere a una telefonata dall’ospedale. La moglie ha avuto un malore mentre era al lavoro, niente di grave ma il dottor Ricucci vuole comunque parlare con lui. Federico raccoglie velocemente le sue cose, finge di non vedere Matilde nel corridoio, vicino ai bagni, chiede una sostituzione al volo a Giovanna e inforca la bicicletta rossa in stile retrò che le ha regalato proprio Vittoria e pedala veloce per raggiungerla. L’attesa per essere ricevuto dal medico gli sembra interminabile, ma quando il dottore gli dice che gli esami hanno valori normali e che tra poco la dimetteranno, tutta la tensione l’abbandona. Solo che la preoccupazione del dottor Ricucci è legata alla manifesta ossessione di Vittoria per il cibo e per il corpo, un comportamento patologico che è sicuramente il sintomo di un malessere psicologico profondo. Federico annuisce, solo sette mesi prima hanno perso un figlio, alla fine della gravidanza, entrambi hanno cercato un modo per gestire quel lutto. Vittoria si è allontanata da casa, da lui, buttandosi tutta nel lavoro, nella palestra, ma parlare di un disturbo alimentare gli sembra un po’ troppo…

È così che si fa è il romanzo di esordio di Giulia Rossi: lo spunto narrativo è la scoperta di un obsoleto oggetto, addirittura un biglietto scritto a mano, trovato nel liceo dove insegna il professor Gastaldi, il protagonista della storia. Sul foglietto, una confessione che sembra preannunciare un suicidio. Si scatena così una caccia all’autore di quelle annotazioni scritte in un momento di profonda angoscia, la ricerca viene amplificata dalle chat dei cellulari, da emittenti e giornali locali. “Tutti abbiamo qualcosa di cui poterci vergognare. Siamo stati solo più fortunati a non essere scoperti”, chiosa l’autrice, dopo pagine in cui piano piano sono emersi i segreti del professor Gastaldi. La Rossi è riuscita a definire con grande efficacia i personaggi del romanzo, differenziandone i gesti, i comportamenti e il linguaggio con grande realismo. Mentre sviluppa il racconto della ricerca affannosa dell’artefice della lettera, lascia emergere temi di attualità molto delicati, affrontati in maniera così efficace da suscitare emozioni e stimolare riflessioni nel lettore. Lo stile narrativo è fluido, a tratti poetico, le pagine scorrono veloci, la giovane autrice non si perde in analisi psicologiche, semplicemente racconta eventi, causa e effetto, mettendo in primo piano i personaggi, i veri protagonisti del romanzo. Nella fragilità del professore ci si può riconoscere tutti, non tanto nelle azioni più o meno giustificabili, ma proprio in quella fallibilità umana che ci ricorda che non è mai troppo tardi per cambiare rotta.



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