È così che si uccide

È così che si uccide

L’estate volge al termine. Una donna non identificata viene ritrovata barbaramente uccisa in una zona poco frequentata di Roma. Un acquazzone ha compromesso in maniera irrimediabile gli indizi presenti sulla scena del crimine. L’elemento principale che però contraddistingue l’assassinio è che il killer a quanto pare ha molta esperienza, dato che ha colpito con una precisione chirurgica e strumenti da professionista. Niente è stato lasciato al caso, appare chiaro l’intento di mettere in scena una vera e propria rappresentazione di morte, in cui l’assassino ha lasciato la sua firma: “Ombra”. Raccoglie la sfida, dopo qualche titubanza iniziale, il commissario Enrico Mancini, esperto di serial killer con una specializzazione a Quantico. In seguito al secondo omicidio, e con la certezza di trovarsi di fronte a un serial killer con una strategia precisa, Mancini stila un profilo del potenziale colpevole, con l’aiuto del professore di criminologia Carlo Biga. Ombra è un uomo solo, sui trent’anni, molto intelligente e dalla forza spaventosa. Uccide con lo scopo di vendicare dei torti subiti, dato che ogni vittima ai suoi occhi ha una colpa ben precisa da espiare. Non si esclude perciò anche il movente a sfondo mistico-religioso. L’indagine però ha un peso quasi insopportabile per il commissario. L’ufficiale di polizia, infatti, non è più lo stesso da quando, pochi mesi prima, la moglie Marisa è morta per un male incurabile. La vista di quelle morti lo sconvolge e la plastica rappresentazione di quella violenza gli fa percepire “l’odore dell’inferno”…

Il romanzo di Mirko Zilahy è un thriller profondo e davvero ben scritto che susciterà nel lettore più di qualche riflessione a livello personale. Più ci si addentrerà nella vicenda e nelle indagini sui sette “morti di Dio”, maggiori dubbi sorgeranno nella mente del lettore riguardo al fatto se il killer abbia ragione o meno nel compiere il suo piano criminale. Con un precedente più unico che raro per questo tipo di romanzi, in È così che si uccide si arriva quasi a simpatizzare per lui o perlomeno a comprendere le sue motivazioni, facendoci toccare con mano il lato oscuro che alberga in ognuno di noi. Le analisi psicologiche dei personaggi si sprecano e infatti anche il commissario Mancini viene tratteggiato con tutte le sue debolezze e tutti suoi dubbi. Il finale catartico e quasi speranzoso rappresenta poi una chiusura del cerchio quasi perfetta e senza sbavature, dando al lettore un senso di soddisfazione. Le atmosfere descritte, complici anche i luoghi della Città Eterna, riportano alla mente i romanzi di Donato Carrisi, in cui, come in questo caso, il lettore fronteggia il male, guardandolo direttamente in faccia.



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