È molto semplice

È molto semplice

Oltre la pratica, o meglio dietro la pratica, esiste anche la teoria: esiste cioè la possibilità di ridurre le nostre azioni a delle regole. Accade anche per il calcio, lo sport più seguito nel mondo. 32 “regole” per capire il calcio, non solo come sport ma come stile di vita. Sono quelle che Massimiliano Allegri si è costruito in 40 anni di sport agonistico, prima da giocatore e poi da allenatore, per diventare un vincente. Giovani, talento, abnegazione, disciplina, genio e sregolatezza: esistono le tattiche, ma esistono anche le persone ed un buon allenatore deve saper leggere le persone, prima delle partite. Questa base della filosofia del Conte Max (nomignolo affibbiato dalla stampa sempre critica nei suoi confronti, per designarne la sua antipatica aristocraticità, tutta toscana), quella che non tiene conto degli schemi e dei numeri, ma dei giocatori, quella che fa del calcio non una scienza esatta bensì una scienza umana, è poi la vena di tante polemiche con i commentatori televisivi. Ecco quindi un elenco lungo anche se non propriamente esaustivo di princìpi condivisibili che sono il frutto di esperienze vissute direttamente sul campo e negli spogliatoi, davanti agli uomini, prima di una partita, al momento della formazione, dopo una sostituzione. Appunti di una vita trascorsa con i tacchetti ed il taccuino per annotare le virgole…

Più che un saggio sulle tattiche e sul calcio, è una chiacchierata al bar fra l’allenatore italiano più vincente dell’ultimo decennio, Massimiliano Allegri, ed un interlocutore immaginario. Infatti questo libro, come si legge nella premessa, non ha nulla del saggio, se non l’impostazione didascalica: manca una struttura argomentativa, tutto si regge su un disordinato (e a volte ripetitivo) blocchetto di post-it. Probabilmente dettato dalla pausa di riflessione, dal suo anno sabbatico, il libro è scritto in modo molto diretto e scarno, nello stile dell’allenatore, senza fronzoli, anche se con molte pretese di completezza: ogni capitolo parte dalla disamina di un modo di dire, un motto di spirito, un pensiero, che racchiude un’esperienza maturata nel tempo, cristallizzata nel bagaglio di conoscenze dell’uomo e del mister. Molto toscano, molto fuori da schemi, anche se spesso si sconfina nella banalità, su questioni dette, stradette, a volte perfino pleonastiche. Anche perché molti di quei pensieri e di quelle parabole le abbiamo già sentite quando sono andate in onda nelle brevi e lunghe interviste, negli articoli dei giornali, che riempiono le nostre settimane calcistiche. È un libro che possono leggere tutti, ma che non aggiunge nulla alla conoscenza del calcio: anche non leggendolo si può continuare a guardare una partita con la stessa ignoranza di prima. Diciamo che non ne avevamo bisogno, visto che anche il personaggio Massimiliano Allegri è ben delineato nel panorama calcistico. Non resta che catalogarlo come un’operazione pubblicitaria di marketing, che non credo derivi da un’esigenza diretta del Conte Max, come dimostra il tono sempre fra il pedante ed il paternalistico a nascondere verità che o non ci sono o non ci vogliono essere rivelate.



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