Édith Piaf e la canzone dell’amore

Édith Piaf e la canzone dell’amore
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In Francia nel periodo successivo al 25 agosto 1944, data della liberazione della nazione dall’occupazione tedesca, sono gli aderenti al partito comunista ad occupare le posizioni chiave nell’amministrazione delle più grandi città e ciò nonostante il manifesto disappunto del generale De Gaulle, capo del governo provvisorio. Il Paese attraversa un periodo di confusione ed al partito di sinistra nessuno può rinfacciare la collusione con il governo filofascista di Vichy. Così uomini giovani e senza esperienza si occupano al contempo di faccende delicate come gli interrogatori dei presunti colpevoli di collaborazionismo col nemico e di risolvere le beghe quotidiane dei cittadini in tempo di pace. Édith riflette sul fatto che gli uomini a volte compiono gesti orribili pur di conservare la propria immagine di duri. Nella sua gioventù a Pigalle ha assistito a tanti episodi di violenza contro donne indifese. Umiliare, rasare i capelli, strappare i vestiti, sputare addosso, picchiare e violentare sono strumenti di potere che gli uomini di ogni tempo utilizzano contro chi appare più debole di loro. Nei primi due giorni dopo la liberazione di Parigi la folla è scatenata e la paura porta gli individui ad attaccare le donne quasi peggio di quanto hanno fatto i giacobini durante la Rivoluzione Francese. Ma così sono gli uomini quando sono in preda al delirio, riflette Édith e, cercando lo sguardo del giovane ripete più volte con fermezza: “Mi chiamo Édith Giovanna Gassion”. Ma allora perché qui c’è scritto Madame Édith Piaf, si chiede l’uomo riflettendo a voce alta?...

Michelle Marly, giornalista di Amburgo, descrive nei minimi particolari la storia d’amore tra Édith Piaf ed Ives Montand al contempo approfondendo la nascita del genere canoro che la prima, con straordinario talento, contribuì a lanciare in Francia nel dopoguerra rendendolo un genere di successo mondiale. Nel libro sono tante famosissime canzoni, alcune scritte proprio dalla Piaf, a costituire la traccia che l’autrice segue per attribuire risalto a quella che fu un’avventura umana e artistica straordinaria. È la stessa Marly che dichiara, nella postfazione della biografia, di aver operato una precisa scelta narrativa nel rappresentare l’esistenza della cantante nel periodo del suo massimo fulgore, dai successi a Parigi sino alla tournee americana dell’ottobre 1949, data dell’incidente aereo in cui perse la vita l’ultimo grande amore della Piaf, Marcel Cerdan. In effetti al lettore viene restituita l’immagine di una donna tenace e generosa, inflessibile nella programmazione degli spettacoli, devota alla “chanson” come forma d’arte senza alcun tentennamento né verso sentimentalismi popolari né verso il successo visto come riscatto sociale rispetto all’infanzia particolarmente dura e dolorosa. Non si comprende dal testo della Marly se realmente fu così, perché volutamente sono omessi dalla narrazione alcuni dati biografici della cantante tristemente noti, né il lettore è posto in grado di verificare se la storia d’amore con il cantante di origini italiane Yves Montand ebbe l’intensità e l’epilogo individuato dall’autrice, quel che è certo che i testi della Piaf e soprattutto tra i tanti quello della intensissima canzone La vie en rose rappresentano il culmine di una ricerca espressiva tanto originale quanto autentica, frutto di intuizioni maturate nell’animo di una donna effettivamente fuori dal comune.



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