’68 ‒ Ce n’est qu’un début…

’68 ‒ Ce n’est qu’un début…

Occidente, Cinquant’anni fa. Nell’estate del 1967 è in corso in Giappone la battaglia dei cocomeri a Sanrizuka, un villaggio nella spianata di Narita: la resistenza dei contadini contro la costruzione del nuovo grande aeroporto a est di Tokyo. Il regista militante Shinsuke Ogawa gira una decina di film documentari sulla vicenda, la scena clou è quella dell’assalto dei poliziotti ai cocomeri, fonte di sostentamento della comunità rurale, agricoltori sostenuti in autunno anche dal movimento studentesco radicale e organizzato della capitale, già intensamente mobilitato per contestare la guerra del Vietnam. Di tutto ciò si è sempre avuta scarsa e sbiadita eco nel nostro Occidente (l’aeroporto fu poi aperto nel 1978, ridotto a un quarto del progetto iniziale). Il fatto serve molto e bene a Paolo Brogi, bravo giornalista sessantottino pisano, per narrare vicende e conflitti avvenuti allora in tanti paesi del mondo, geograficamente locali per scintilla della protesta, presto unitari per temi e modalità, un sommovimento sincronico quasi globale, ampio e diffuso: la scelta compiuta da tanti giovani di rivoltarsi collettivamente contro l’ordine dato delle cose, vissuto e percepito come autoritario e gerarchico. La notizia successiva riguarda Torino, novembre 1967, una delle prime università occupate in Italia, poi si alternano Europa dell’Ovest (prima Nanterre) e Europa dell’Est, Stati Uniti e Messico, Brasile e Turchia, con ovvia particolare attenzione ai fatti italiani, da Milano (prima la Cattolica del Sacro Cuore) a Roma, da Trento a Querceta, da Pisa a Bologna, da Parma a Firenze, da Valdagno a Palermo, da Venezia a Genova, e così via, con tanti intrecci e ritorni. Emergono anche alcune personalità (non solo italiane) che avranno una forte rilevanza intellettuale e politica pure nei decenni successivi, quasi 250 donne e uomini che ritroviamo sinteticamente in un repertorio biografico di poche righe per ciascuno, subito prima della bibliografia finale sulla “rivoluzione incompiuta”…

Paolo Brogi era a Pisa nel 1967-68 ed è stato un protagonista di molte manifestazioni, a cominciare dall’occupazione con un sit-in del Ponte di Mezzo quando gli americani invasero la fascia vietnamita smilitarizzata a fine 1967 o dal Vietnam Kongress di Berlino a febbraio 1968 (presenti fra gli altri Peter Weiss, Johannes Agnoli, Ernest Mandel, Giangiacomo Feltrinelli, Rudi Dutschke, Daniel Cohn-Bendit). A un certo punto racconta della “Libreria internazionalista Frantz Fanon” che aprì insieme a Guelfo Guelfi a piazza Santa Caterina, di amici compagni “clienti” come Antonio Tabucchi, Adriano Sofri, Carla Melazzini. Tuttavia, gli spunti autobiografici sono davvero pochi e tutti funzionali a condensare (in quasi 40 brevi capitoli) dinamiche e figure di quell’anno di svolta, non necessariamente filtrate dal contatto personale. Non tutto vuole essere preciso e crono-logico; i cambi di luogo e contesto rendono bene l’idea di un periodo scarsamente ordinato e organico; aneddoti, episodi, passioni, adolescenze consentono efficacemente di capire una fase storica, evitando dotte riflessioni sociologiche o politiche, con il saggio arricchimento di molte belle foto di Uliano Lucas, Silvio Pasquarelli, Sergio Gattai. Anche nel ’68 “capro espiatorio è lo straniero. Sono gli stranieri a complottare contro gli Stati che troppo benignamente li hanno accolti. Perciò bisogna espellerli”. Viene ovviamente messa in risalto solo una parte, quella poco silenziosa, dei gruppi sociali, mancano quelli che anche allora stavano a casa e pensavano altrimenti. Il ’68 operaio ha meno spazio di quello studentesco, in parte per ragioni oggettive. E ci si concentra di più su persone che poi hanno fatto la storia di Lotta Continua. Gli eventi sono narrati in modo giornalistico, chiaro e godibile, cercando spesso di vederne gli antefatti dei primi anni Sessanta. In appendice anche un elenco delle “vittime” e una cronologia mese per mese del ‘68.



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