02.02.2020 – La notte che uscimmo dall’euro

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In pochi scommetterebbero sulla possibilità di formare un Governo. I due partiti che hanno indiscutibilmente vinto le elezioni politiche del 2018 – il partito populista, che ha preso circa un terzo dei voti, e il partito nordista, che ne ha presi poco più di un sesto – non fanno altro che dichiararsi disprezzo reciproco e rimarcare le differenze programmatiche tra loro: “Con loro non faremo nessuna alleanza. Sono culturalmente e geneticamente diversi da noi”, dicono gli uni. “Pigliano per il culo gli italiani. Con loro mai al governo, è un impegno solenne”, ribattono gli altri. Ma col passare dei giorni i due movimenti politici scoprono che in realtà una cosa in comune ce l’hanno, “un collante dalla forza poderosa”: è “l’avversione più totale, senza riserve né tentennamenti, per l’Unione Europea” e per l’euro. Questo collante permette di formare un governo di coalizione, e non solo: mese dopo mese gli ex nemici scoprono di essere più compatibili di quanto credessero, tanto che addirittura si fondono in un unico partito, il Partito Sovranista Italiano (PSI), guidato dal leader del movimento di minoranza, più aggressivo e capace di intercettare gli umori del Paese. “Fra i radi mugugni di qualche organizzazione imprenditoriale e le superficiali proteste di un’opposizione impalpabile”, le elezioni europee del 2019 segnano il trionfo del PSI, che vola oltre il 72%. Le relazioni con la UE peggiorano fino all’inverosimile. I porti italiani – nel consenso quasi unanime della popolazione – vengono chiusi alle navi delle ONG e viene disposto l’assoluto divieto di accesso alle nostre acque territoriali a qualsiasi natante che trasporti migranti. L’Italia viene denunciata alla Corte di Giustizia “per il mancato rispetto delle regole umanitarie e del diritto di navigazione” e la Francia, dopo infinite e polemiche tra i rispettivi governi, sospende le relazioni diplomatiche con il nostro Paese. Ma più lo scontro con l’Europa si fa duro, più il PSI vola nei sondaggi…

Sergio Rizzo, oggi vicedirettore de “la Repubblica” e fino a qualche tempo fa editorialista molto celebre assieme a Gian Antonio Stella per le inchieste contro corruzione e inefficienze della pubblica amministrazione, piomba in libreria come un fulmine a ciel sereno con un instant book non privo di originalità: invece del “solito” pamphlet politico più o meno virulento, un romanzo fantapolitico in piena regola che disegna uno scenario da incubo per il prossimo biennio. L’escalation disegnata da Rizzo parte da provvedimenti forse addirittura meno traumatici di quelli che il governo Lega-Movimento 5 Stelle (perché di questi partiti si parla, senza mai nominarli, e dei loro leader, assolutamente riconoscibili nei personaggi del romanzo) sta in effetti prendendo – il romanzo è uscito ai primi di settembre – ma nasconde un piano segreto di uscita dall’euro disegnato sul modello del famoso “Piano B” ideato dal Ministro degli Affari Europei Paolo Savona. Propaganda martellante sui social network, revisione dei manuali scolastici e dei programmi di Storia per approfondire maggiormente guerre puniche e conflitti tra Islam ed Europa, leggi anti-immigrazione, boicottaggio delle importazioni di generi alimentari dall’estero e sgravi fiscali ai produttori italiani, annullamento per decreto di tutte le cartelle Equitalia inferiori ai 100.000 euro, assunzioni di massa con spesa pubblica alle stelle, pensioni e reddito di cittadinanza: Rizzo non ha previsto che lo scontro con la UE per il rapporto tra deficit pubblico e PIL arrivasse già in questo 2018 (né, a dire il vero, che il governo sovranista trattasse con Bruxelles), ma immagina che nel 2019 l’Italia presenti in Finanziaria un 7,2% che la UE giudica ovviamente inaccettabile. A quel punto il governo sovranista usa lo scontro con la burocrazia europea come una leva per giustificare – forte di un consenso elettorale quasi plebiscitario – l’uscita dall’euro e il conio di una Lira Nuova (con banconote dedicate ad Alberto da Giussano e Gianroberto Casaleggio: forse la parte più debole e caricaturale del romanzo). Non raccontiamo le conseguenze di questa scelta politica e finanziaria per evitare spoiler, ma va da sé che l’autore immagina siano catastrofiche per il nostro Paese. In un’intervista a “Vanity Fair” Rizzo ha recentemente dichiarato: “Mi sono solo detto: se tutto quello che i politici al governo dicono fosse davvero seguito da azioni reali, che cosa succederebbe? Non saremmo molto distanti dallo scenario che invento”. Posto che immaginare il futuro in politica internazionale è uno sport estremo e facilmente si incorre in figuracce, il default paventato dall’autore è plausibile, spaventoso e soprattutto riesce a creare nel lettore la tensione giusta.



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