12 anni schiavo

12 anni schiavo
Solomon Northup  è un uomo libero. È sposato con Anne Hampton, madre dei suoi tre figli, Elizabeth, Margaret e Alonzo. Se si tratta di lavorare non si tira mai indietro: contadino, falegname…  non ha problemi a rimboccarsi le maniche per provvedere alle necessità della sua famiglia. Quando ha tempo e voglia di divertirsi un po’, imbraccia il violino e suona, allietando le serate degli avventori delle taverne. Due uomini, Merrill Brown e Abram Hamilton, apparentemente interessati al suo talento musicale, lo convincono ad accompagnarli a New York, dietro un onesto compenso. Solomon si trova bene in compagnia di quei due gentiluomini, tanto che decide di proseguire con loro fino a Washington. Girano per la città, bevendo qualcosa qua e là, ma Solomon non si sente affatto bene, gli gira la testa e preferisce tornare in albergo. Il mattino seguente si sveglia incatenato, pronto per essere consegnato a un mercante di schiavi. Ora non è più un uomo libero, non è più un uomo ma solo un “negro”, è lontano chilometri e chilometri dalla sua famiglia e nessuno sa che fine abbia fatto. È l’inizio di una prigionia che durerà dodici anni…
12 anni schiavo, autobiografia di Solomon Northup, uscita per la prima volta nel 1853, riscosse già all’epoca molto successo negli ambienti abolizionisti e torna in libreria in concomitanza con l’uscita dell’omonimo film di Steve McQueen. L’autore, con andamento cronachistico, racconta con dovizia di particolari la sua terribile esperienza come schiavo nelle piantagione di Bayou Boeuf, in Louisiana. Senza cedere mai al patetismo a buon mercato, Northup racconta non solo dei terribili supplizi ai quali venivano sottoposti gli schiavi ma indaga anche il funzionamento del sistema di produzione schiavista  nei suoi  aspetti più strettamente lavorativi. Ci parla anche dei suoi padroni, mostrandone tanto il lato sadico e cruento, quanto la loro componente umana, il che dà alla narrazione un taglio ancor più oggettivo e credibile.  Tralasciando i molteplici interrogativi circa lo schiavismo, che non ho intenzione di approfondire in questa sede, noto come ogni pagina di 12 anni schiavo trasudi coraggio e desiderio di libertà, una condizione intrinseca dell’essere umano che non potrà mai essere incatenata da pesanti ceppi o da artifici del diritto.  Questo Solomon Northup lo sa e, pur non riuscendo a capacitarsi della quotidiana barbarie alla quale assiste, non smette mai di credere di poter riabbracciare, da uomo libero, la sua famiglia. E il suo grido di libertà, testimoniato vigorosamente da quest’opera, risuona ancora potente tra gli spiritual delle piantagioni insanguinate.

 

 

 
 
 
 
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