16 ottobre 1943

16 ottobre 1943
Roma, 15 ottobre 1943. Una povera donna vestita di nero, sciatta e fradicia di pioggia, arriva trafelata nell'ex ghetto ebraico della Capitale per raccontare una notizia appresa dalla moglie di un carabiniere amica della signora presso la quale va a servizio, ovvero che il carabiniere ha veduto un tedesco con in mano una lista di 200 capi-famiglia ebrei da deportare con tutte le loro famiglie. La donna non ebbe difficoltà a farsi ascoltare da parecchia gente, tuttavia nessuno volle prenderla sul serio. Anzi, in molti se ne andarono deridendola in quanto, oltre al fatto di essere una poveraccia, la cattiva fama di chiacchierona un po' tocca che l'accompagnava era giunta sino al ghetto. Tornando a casa quasi tutti pensarono che la notizia fosse frutto di un equivoco dovuto ad un ordine del Maggiore Kappler risalente a venti giorni prima: questi aveva infatti ordinato alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d'oro entro le 11 del giorno seguente, pena la deportazione in Germania di 200 ostaggi ebrei. Ma essendo stata soddisfatta la richiesta di Kappler ora non c'era più niente da temere, anche perché «i tedeschi saranno dei rascianím (cattivi), ma sono gente d'onore»...
Il 27 gennaio è la data in cui si celebra la Giornata della Memoria, per commemorare le vittime dell'Olocausto e del nazismo. Una data scelta dalla comunità internazionale in quanto corrispondente a quella dell'abbattimento dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz da parte delle truppe dell'Armata Rossa nel 1945. Purtroppo anche l'Italia fascista contribuì allo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento. Una fra le retate naziste tristemente celebri avvenute sul suolo italico fu quella effettuata nell'ex ghetto ebraico di Roma il 16 ottobre 1943, che portò alla deportazione di oltre mille ebrei romani. Una immane tragedia mirabilmente narrata da Giacomo Debenedetti - uno dei maggiori critici letterari italiani del '900 -  nel racconto che dà il titolo a questo volume riproposto da Einaudi, insieme al racconto "Otto ebrei", con l'aggiunta di una prefazione di Natalia Ginzburg. Un particolare e riuscitissimo ibrido tra saggio e racconto in cui Debenedetti, ad un solo anno di distanza dall'infausto evento, basandosi su testimonianze dirette rievoca quella tragica nottata (a cui lui stesso sfuggì rifugiandosi in casa della vicina) dando voce ai reali protagonisti, i quali, seppur anonimi (o identificati solo attraverso soprannomi), trasmettono al lettore tutta la gamma dei sentimenti vissuti nelle varie fasi dell'intera operazione pianificata dai tedeschi. Una lettura davvero fondamentale. Per non dimenticare. Mai.

 

 

 

 
 
 
 

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