19

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E' l'estate del 2000. Roma è immersa in un'afa opprimente e schiacciata da una luce scintillante. Edoardo deve recarsi in quel di via Prenestina per contrattare la vendita di un piccolo locale ereditato dal padre ingegnere che ormai da qualche anno ha affittato a un giovane dentista che ora si è offerto di acquistarlo. Perciò si reca alla fermata del tram 19 e dopo una non breve attesa sale a bordo per iniziare un lungo viaggio attraverso Roma. Quella corsa sul 19 e tante altre che seguiranno sono l'occasione per riflettere sul proprio passato, sulla propria città, sui propri concittadini, sulla propria vita insomma: le cantine zeppe di oggetti appartenuti al padre, il concerto dei Mano Negra al Forte Prenestino, l'invasione dei pellegrini accorsi per il Giubileo dei Giovani, la strana processione di insegne commerciali che popola le strade della capitale, la variegata umanità che affolla il tram...
Il diario di viaggio di Edoardo Albinati, fine scrittore e insegnante nel carcere romano di Rebibbia, è il ritratto di una Roma guardata in lento movimento da finestrini sporchi, ma per niente sfocata: anzi filtrata, distillata, sottolineata coll'evidenziatore dell'innaturale disposizione al pensiero che il mezzo pubblico regala a chi lo abita in silenzio e per lunghi tratti (e infatti lo stesso Albinati si definisce "ricettivo come normalmente non sono, molto attento, sentimentale, acuminato" quando viaggia sul tram). Un percorso circolare (come il nome - rigorosamente al femminile - che i nostri nonni davano ai tram) che si avvolge su se stesso in spire di rotaie morbide come lacci di liquerizia, senza l'ossessione di evitare ritorni e ripetizioni, donando alla narrazione - più che altro un flusso di pensieri - una rilassatezza che non guasta. La lettura risulta per ovvie ragioni più agevole e più interessante per i romani di nascita o d'adozione, ma anche gli altri lettori troveranno spunti interessanti, tra ricordi malinconici e ritratti pieni di colori degli italiani in piena ibridazione dell'alba del XXI secolo.

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