19 - I migliori racconti di Unonove

19 - I migliori racconti di Unonove
Il club ‘Questomondo’ sopravvive a tutto, tollera un numero sempre più elevato di cretini, farabutti, canaglie, e digerisce ogni sorta di ingiustizia… L’ultimo incontro con un’amante scomoda… Un sogno, una casa, un orsacchiotto… Gli ultimi rimpianti di una donna… Gli strascichi di un amore saffico... Un elenco telefonico e il futuro… Sedici ore: un ragionamento associativo… Una serie di immagini sbagliate… L’indifferenza di un rapporto… La febbre, un padre e il nervosismo… Un funerale e le sue conseguenze… Massimo, uno sfigato di trentotto anni, si mette a fare il veggente e diventa il mago Axel… Anna partecipa alla trasmissione “Avanti un altro di Paolo Bonolis… Una bambina e una cavalletta… Lo strano dirottamento di un aereo… Un uomo, una donna. E Milano… Una donna, Martina Limongi, suo figlio, le sue rose. Un uomo. Una scelta… Un buco su un centrotavola… Un uomo e le sue imamgini… Una bambina diventa donna… Una voce e una domanda: perché?... La ribellione alla vecchiaia di Alberto… La vita da provincia e la droga… La solitudine di un aborto… Un uomo e i primi capelli bianchi… Una scelta sconsiderata… Il rapporto tra un padre e una figlia… Quale prezzo può avere una barzelletta?... Uno strano modo di sentirsi vivo…
Il sito Unonove, “non luogo virtuale in cui s’incontrano scrittori e blogger, compositori e filosofi, fotografi professionisti e amato­riali accomunati dall’amore per l’arte e per la letteratura”, compie un anno e festeggia con un’antologia dei migliori racconti ospitati, affidata alle sapienti cure della caporedattrice Margi De Filpo. Racconti che spiccano per la loro eterogeneità strutturale e contenutistica ma che sono accomunati dall’intenzione di voler esplorare le sfumature che contraddistinguono l’umanità. Ad essere narrati sono i rapporti umani e la loro estrema fallibilità, le nevrosi, le pulsioni, le passioni, la frammentazione di una società che non offre punti di riferimento, istanti di vita quotidiana che si sfumano nell’inutilità. Alcuni dei racconti si strutturano attraverso una microtrama compiuta, altri stanno lì, in medias res, senza un’apparente svolgimento, come se la parola fosse ridotta al grado zero, annullata, annichilita. Il risultato è una sensazione di frammentazione estrema che si cristallizza, al contempo, in una polifonia organica e compiuta con protagonista l’uomo, le sue mille sfaccettature, i diversi colori di un medesimo prisma, i suoi fantasmi. Noi stessi, insomma. 

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