1913 - L’anno prima della tempesta

1913 - L’anno prima della tempesta
Nella notte del primo dell’anno si sente il rumore di un colpo di pistola. Accorre la polizia e arresta Louis Armstrong, che con quel gesto intendeva festeggiare l’arrivo del 1913. Lo spediscono al Colored Waifs’Home for Boys, un riformatorio: là Peter Davis gli mette una tromba in mano, mentre Oswald Spengler è già alle prese con il suo Il tramonto dell’Occidente… Febbraio 1913. In una vecchia armeria a New York ha inizio una delle mostre d’arte più importanti di sempre: si tratta dell’Armory Show. Marcel Duchamp con “Nudo che scende le scale” raccoglie lo stupore di critici e visitatori. Da quel momento parte la sua carriera e si spoglia anche Alma Mahler… Marzo 1913. Robert Musil pensa che un neurologo possa dirgli di cosa soffre. Sarà congedato dal lavoro per nevrastenia, al contrario di Camille Claudel che non uscirà da una clinica psichiatrica prima di trent’anni… Aprile 1913. In un quartiere operaio viennese Hitler compie ventiquattro anni e dipinge paesaggi con la tecnica dell’acquerello. Lo stesso mese il mondo scopre Machu Picchu, l’antica città inca e il National Geographic ne riporta la notizia, mentre Thomas Mann inizia a concepire La montagna incantata
Con 1913 - L’anno prima della tempesta Florian Illies, storico dell’arte ed editorialista della “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, fra i fondatori della rivista di arte e di cultura  “Monopol”, indagatore della famigerata “generazione x” in Generation Golf , sforna un saggio di storia culturale europea con un impianto narrativo ardito ma in realtà assai digeribile per il lettore medio. Merito di una sapienza espositiva che fa leva sulla ripresa di azioni e situazioni, riferite a personaggi storici particolari, che all’occorrenza sono rimodulate su altri protagonisti dell’epoca. Il risultato è un affresco storico che supera, disinnescandola, la frammentarietà del collage, restituendo così al lettore “lo spirito dell’epoca”, il “milieu” europeo dell’anno che ha preceduto la Prima guerra mondiale. L’effetto è davvero suggestivo: mostri sacri che magari non si sono mai incontrati danno vita ad una narrazione fluida, coerente, in definitiva, credibile. È dunque comprensibile l’entusiasmo che il libro ha suscitato in un palato difficile come Paolo Mieli. L’asciuttezza stilistica è garantita da una struttura diaristica: il 1913 è raccontato attraverso i mesi lo compongono, stuzzicando nel lettore la curiosità sull’identità dell’autore (il Tempo stesso?). Ad una prima lettura può valere quanto ribadisce la bandella del libro e anche quanto sostiene Giuseppe Talarico (che ha recensito il libro su “L’Opinione”): l’opera spiazzerebbe per il contrasto fra la presentazione di un turbine di personalità rilevantissime della cultura con l’avvento della catastrofe bellica, quando forse ci si sarebbe attesi un periodo di anonimato, se non proprio di decadenza. Invece, al giudizio di scrive, si è dell’avviso che probabilmente, con una finezza anche più alta della stessa tecnica letteraria impiegata, Illies abbia volutamente enfatizzato questa sovrabbondanza di talenti artistici per riproporci, con invisibile ironia, un dilemma: quando la cultura “fa il botto” è possibile che lo faccia anche la pace garantita?

 

 

 

 
 
 
 
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