2001: Odissea nello spazio

2001: Odissea nello spazio
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Pleistocene. In una piccola valle africana, ostile e arida, vive uno sparuto branco di uomini-scimmia, guidato dall’ominide Guarda-la-Luna: oppressi dalla fame, dalla sete e dagli agguati di un leopardo, conducono un’esistenza grama. Ma tutto inizia a cambiare con la comparsa di un misterioso monolite rettangolare trasparente simile a una scultura di ghiaccio: si tratta di una sorta di macchina aliena che comunicando per immagini con il primitivo cervello di Guarda-la-Luna gli suggerisce passo dopo passo di utilizzare i sassi come utensili e come armi, e poi via via altri trucchi per sopravvivere. La storia di quello che diventerà l’Homo sapiens comincia allora ad accelerare... 1999. Il dottor Heywood Floyd, veterano dello spazio, viene inviato dal Presidente Usa sulla Luna per una missione segreta. Per i mass media e l’URSS – la Guerra Fredda infuria ancora dopo quasi un secolo – è stata fatta filtrare la notizia che sulla base lunare Clavius impazza una epidemia sconosciuta e che il personale sia stato messo in quarantena, ma la realtà è ben diversa: scavi sulla faccia oscura della Luna hanno portato alla luce un misterioso monolite risalente a tre milioni di anni prima, evidentemente piazzato sul satellite della Terra da una razza aliena, per scopi ignoti... 2001. L’astronave Discovery, nata per portare l’uomo in orbita attorno a Giove, ha cambiato destinazione (ma perché? Monolite ci cova...) ed è diretta alle lune di Saturno: dopo due anni di viaggio rimarrà là altri cinque, in attesa dell’arrivo di una missione di salvataggio che riporterà - si spera - i coraggiosi astronauti a casa. L’equipaggio è costituito da tre uomini in animazione sospesa fino all’arrivo, due svegli - Frank Poole e David Bowman – e un avveniristico computer che governa la nave in tutti gli aspetti, Hal 9000. A turbare il tedio del viaggio, improvvisamente arrivano strane e ripetute segnalazioni di guasto da parte del computer di bordo: possibile che Hal 9000 sia fuori controllo?

Scritto negli anni 1964-1968 in contemporanea con la lavorazione dell’omonimo film di Stanley Kubrick e giunto sugli scaffali mentre la pellicola usciva nelle sale, 2001: Odissea nello spazio non è però – a questo punto occorre dire curiosamente – una mera novelization. Anzi, le differenze tra film e libro sono molte: nel primo per dire non v’è traccia del cambiamento di rotta da Giove a Saturno della Discovery perché il supervisore degli effetti speciali Douglas Trumbull non era riuscito a realizzare una versione credibile degli anelli di Saturno. Non si tratta di un particolare da poco, perché proprio la mutata destinazione (e il segreto da mantenere sui reali motivi della stessa) causano la “follia” di Hal 9000, che nell’opera di Kubrick è abbastanza arbitraria. Un esempio perfetto della dicotomia tra gli stili narrativi del geniale regista e di Clarke: il primo predilige i simbolismi e il procedere ellittico, il secondo ha la tipica impostazione dello scrittore di fantascienza classica, che sente il dovere di elaborare spiegazioni il più possibile plausibili per gli eventi che racconta. Il plot del romanzo (ergo del film) deriva da numerosi spunti disseminati in alcuni racconti di Arthur Clarke, soprattutto il celebre La sentinella, scritto nel 1948 per un concorso della BBC e pubblicato nel 1951. 2001: Odissea nello spazio è pieno zeppo di intuizioni geniali e previsioni scientifiche addirittura sbalorditive: non dimentichiamo che è stato scritto anni prima dell’allunaggio. E grazie al successo planetario (!?) del film, è successo più volte negli anni successivi che i veri protagonisti dell’esplorazione spaziale lo citassero o ne prendessero spunto più o meno ironicamente: vi ricordate gli astronauti dello Skylab che camminavano in tondo sulle pareti della loro stazione orbitante accompagnati dal meraviglioso valzer An der schönen blauen Donau di Johann Strauss figlio facendo ciao a Stanley Kubrick?



 

 

 

 
 
 
 

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