300 guerrieri

300 guerrieri

Grecia, agosto del 480 a.C.: Leonida, re di Sparta, sceglie tra gli spartiati (membri dell’aristocrazia e unici ad avere diritto a combattere) 300 opliti (soldati di fanteria pesante) che lo seguiranno alle Termopili, nella Grecia settentrionale, al fine di contrastare l’invasione da parte persiana. Ai 300 guerrieri se ne uniscono altri, provenienti dai contingenti delle poleis elleniche alleate, tutti insieme formano un esercito di circa 6700 uomini. Una minuzia, se paragonata ai 200.000 arcieri persiani guidati dal re Serse. E, infatti, la spedizione ha una valenza principalmente tattica. Nell’angusto passo delle Termopili, zona di difficile praticabilità per gli stessi greci – figurarsi per gli invasori stranieri –, Leonida e i suoi daranno inizio alla resistenza ellenica: provocheranno più perdite possibili alle truppe nemiche, così da fiaccarle e demotivarle, ritardandone l’avanzata quanto basta per consentire alle città greche della Lega peloponnesiaca di elaborare una valida strategia difensiva e organizzarsi in un esercito in grado di competere con l’oceanica massa di soldati persiani, inclusi quelli impegnati sulle navi. I 300, oltre ad essere guerrieri formidabili, sono stati scelti anche in quanto hanno già garantito la discendenza per Sparta, essendo tutti padri. Questo perché la spedizione alle Termopili è un’impresa disperata che può concludersi solo con la morte, e il primo a esserne conscio è Leonida. Tuttavia la posta in gioco è altissima: per coloro che muoiono in battaglia in difesa della patria, eterni saranno l’onore e la gloria, i massimi valori, specie per i cittadini spartani. Lungi dal sottrarsi al privilegio di una fine eroica, i 300 spartiati accolgono, quindi, con orgoglio la chiamata alle armi. Tutti tranne uno. Aristodemo, di fronte all’impresa che lo attende, è, al contrario, dilaniato dal dubbio. Perché non smette di desiderare di tornare vivo a Sparta? E perché prova un astio e una diffidenza implacabili verso Leonida, che, invece, viene considerato un sovrano carismatico dai suoi compagni? Chi o cosa è all’origine della sua estraneità verso quella che dovrebbe essere l’occasione della vita per un guerriero eccezionale come lui, tra i più abili dell’intera Grecia?
Il successo di un romanzo come 300 guerrieri – con oltre 40.000 copie vendute – è sintomatico di quanto ancora la dimensione epica incontri il gusto dei contemporanei e influisca sul loro immaginario. Nel libro, etica del bene comune, ossequio alla collettività, lealtà, amicizia rivivono con incredibile forza, rivelando in Frediani un ottimo interprete della mentalità dell’Ellade nonché un convincente entomologo dell’antica Grecia. Il maggior pregio di 300 guerrieri risiede nella straordinaria resa plastico-visiva delle scene di combattimento e degli addestramenti ginnici, scene ricchissime di dettagli ed estremamente accurate nella descrizione della sequenzialità dei movimenti della lotta, tra cui spiccano per particolare impatto quelle descrittive dell’avanzamento delle falangi greche. Pur proponendo un materiale facilmente circoscrivibile al gusto degli appassionati di storia militare, Frediani riesce ad avvicinare anche il lettore profano, in virtù del registro romanzesco adottato, attraendolo in un plot di suggestiva tradizionalità e irretendolo nella fascinazione estetizzante che emanano Leonida e i suoi 300 opliti.

Leggi l'intervista a Andrea Frediani

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