3000 modi per dire ti amo

3000 modi per dire ti amo
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Chloé, Bastien e Neville frequentano la seconda media. Sebbene diversi per temperamento, abitudini ed estrazione sociale, li accomuna il fatto di non aver mai assistito a uno spettacolo teatrale. Colma inconsapevolmente la lacuna la loro insegnante di francese, che prima accompagna l’intera classe a teatro, poi la coinvolge in un corso di recitazione. I tre ragazzi vivono l’esperienza piuttosto tiepidamente, mentre la passione per il palcoscenico li contagia senza che se ne rendano conto. La stessa passione che, molti anni dopo, li farà rincontrare, stupiti e agitatissimi, nella hall dell’Accademia d’arte drammatica della loro città, in attesa dell’esame di ammissione. Choé con la sua timidezza e la naturale eleganza, Bastien con il suo fare spavaldo e guascone, Neville con la sua aria da bello e dannato colpiscono la commissione, in particolare il componente più autorevole, il decano dell’istituto, il vecchio Jeanson, a cui bastano poche battute per ammetterli al proprio corso. L’insegnante, infatti, ha sentito del talento vibrare dietro quelle voci e quei visi ancora acerbi. Così, per cercare di far emergere le loro qualità attoriali ‒ anche al rischio di apparire assurdamente severo e insensibile ‒, li mette ogni giorno di fronte a sfide, ostacoli e provocazioni. Dall’altra parte, i tre ragazzi, tra liti con i genitori, copioni difficili e prove continue, diventano amici, sempre più amici…

Dunque: Chloé è una ragazza riservata e benestante; Bastien un simpatico scansafatiche, il cui unico obiettivo nella vita è riuscire a non lavorare; Neville un giovane tenebroso, bello quanto ambiguo con una spiccata propensione verso la cleptomania. Questo si apprende nelle pagine iniziali del libro. E questo dovrà farsi bastare il lettore fino alla fine della storia. È più che evidente che l’intenzione dell’autrice era quella di far esternare ai tre protagonisti i propri reciproci sentimenti di amicizia/amore attraverso le parole dei personaggi che si sarebbero trovati di volta in volta ad interpretare. Sentimenti che, senza quell’espediente, avrebbero faticato ad esprimere o lo avrebbero fatto probabilmente in modo diverso e più grossolano. Così procedendo, tuttavia, da lettori ci si ritrova a saltabeccare senza posa da un copione a un altro, da una citazione a un’altra, da una disquisizione sulla corretta intonazione a rimproveri sulla postura da tenere. Tra tutto questo provare e riprovare, il risultato è una lettura piuttosto faticosa e poco coinvolgente, in cui lo spazio lasciato all’approfondimento delle caratteristiche dei tre ragazzi e delle loro personalità ancora in formazione risulta davvero esiguo. Sebbene nella seconda metà del volume il ritmo della narrazione si faccia più incalzante e i fatti extra-palcoscenico s’intensifichino, arrivati all’ultima pagina, l’impressione prevalente è quella di aver assistito solo a una lunga ed estenuante prova teatrale.



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